Primo Maggio 2026, continueremo a piangere i morti sul lavoro come anche quest’anno? Patrizio Spasiano, operaio, si è spento sul lavoro appena è cominciato il 2025. Aveva solo 19 anni. È stato la prima vittima in Campania, una delle regioni con il più alto numero di morti sul lavoro.

Muratori su un ponte mobile

La strage di lavoratori continua da anni in Italia: in media ben 3 “morti bianche” al giorno, sono colpiti ragazzi entusiasti ma la fascia di età più bersagliata è quella tra i 55 e i 64 anni. Sono molto esposti quelli con più di 65 anni adibiti a mansioni rischiose, persone con la necessità di avere un salario per sopravvivere. Nel 2024 c’è un’altra strage; 1.090 vittime, quasi 600.000 infortuni con feriti gravi e lievi.
Il 2025 comincia malissimo: 138 morti solo nei primi due mesi dell’anno, più 16%. Il numero dei decessi sale nelle fabbriche, in edilizia, nei servizi, in agricoltura. Alle volte si muore per paghe bassissime, per misure di sicurezza insufficienti, perché la ricerca del profitto punta su una valanga di appalti e sub appalti a costi sempre inferiori.

Bassi salari, contratti precari, morti sul lavoro sono la sintesi del quadro devastato del mercato del lavoro in Italia. I lavoratori immigrati pagano il prezzo più alto ma gli italiani non stanno molto meglio. Non a caso emigrano 100.000 persone ogni anno: ragazzi e persone mature, personale molto e poco qualificato, tutti vanno a cercare una occupazione dignitosa e meglio retribuita in altri paesi europei.
Il Primo Maggio, festa dei lavoratori, tutti hanno detto di voler voltare pagina. Giorgia Meloni tenta di rassicurare: l’occupazione ha superato quota 24.000.000. La presidente del Consiglio annuncia nuovi stanziamenti e misure per la sicurezza del lavoro. Vuole dialogare con i sindacati e le aziende.

Giorgia Meloni

Cgil, Cisl, Uil parlano in parte lingue diverse. Maurizio Landini contesta la presidente del Consiglio. Il segretario della Cgil chiede di fermare «la strage» finendo «di mettere al centro il profitto. Al centro deve tornare la persona». Chiede al governo un vero negoziato, non finto. Non esclude la mobilitazione dei lavoratori. Daniela Fumarola dice «mai più morti sul lavoro». La segretaria della Cisl apprezza invece «l’annuncio di Meloni di mettere in campo una grande alleanza tra le parti e il governo». Pierpaolo Bombardieri ricorda la tragedia di Luana D’Orazio stritolata da un macchinario in una azienda tessile. Il segretario della Uil dice: «Chi ha modificato i dispositivi di protezione per non far fermare le macchine non ha provocato un incidente: ha commesso un omicidio e così deve essere trattato». Vuole dialogare con il governo sulla sicurezza del lavoro ma per «intervenire su appalti a cascata e massimo ribasso, aumentando le ispezioni».
Elly Schlein insiste sull’introduzione del salario minimo da parte del governo. La segretaria del Pd contesta la presidente del Consiglio: «Meloni ha voltato le spalle a 3 milioni e mezzo di lavoratori poveri», cioè con retribuzioni molto basse. Landini e Schlein sono in sintonia: indicano il passaggio importante dei referendum dell’8 e 9 giugno. Invitano a votare “per la sicurezza del lavoro” e “contro la precarietà”.

Maurizio Landini e Elly Schlein

«Il problema è politico», come si diceva una volta. La considerazione verso il valore e la dignità del lavoro da tempo è scesa a livelli molto bassi. Perfino nella giornata del Primo Maggio i giornali e le televisioni molte volte dedicano più spazio al “Concertone” (e alle connesse polemiche dei cantanti e tra i cantanti) che alle manifestazioni sindacali. È un segno della perdita della centralità dei sindacati e del lavoro.
Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori, la festa della libertà e dell’emancipazione. Lo sfruttamento e la precarietà tolgono dignità al lavoro e intaccano la credibilità della stessa democrazia. I populismi autoritari mietono consensi quando i salari si inabissano e le disuguaglianze sociali s’impennano.
Tutti già sanno cosa fare. Al centro vanno messi dignità e uguaglianza. Ad esempio. Non servono altre severissime leggi, “grida manzoniane” senza risultati, basterebbe far rispettare le regole che già ci sono sulla sicurezza del lavoro. Vanno tagliate le tasse ai lavoratori e ai pensionati, sui quali grava quasi tutto il peso delle imposte, mentre molti evadono o eludono il loro dovere di contribuenti rifugiandosi nei “paradisi fiscali”. Solo con una vera riforma fiscale e con l’aumento della produttività si possono aumentare stipendi e pensioni. Se non si farà nulla il Primo Maggio 2026 torneremo a piangere i morti sul lavoro, i bassi salari, la fuga dei giovani dall’Italia. Lo scontento continuerà a far volare i consensi delle destre populiste, in Italia e nel mondo, mentre non si sente la voce delle sinistre perché troppo debole o inesistente.

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Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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