20 Maggio 2026 - mercoledì

Si pensava che con Landini il più grande e forte sindacato italiano uscisse dalla rigidità un po’ immobile delle ultime gestioni e andasse incontro in tutti i sensi alla modernità e a un’ansia di rinnovamento che pervade un po’ tutto il Paese. Landini invece somiglia a Camusso, colpa del potere? I segnali non sono incoraggianti. Ci riferiamo in particolare al Concertone del 1° maggio di Piazza San Giovanni che nel corso degli anni è diventata la stanca cover di sé stessa, di quello che fu il brillante regalo ai lavoratori nel giorno della loro storica festa. Anzitutto l’impressione è che in questa Italia sempre più anziana (età media del cittadino secondo le ultime statistiche, 49,1 anni), in cui gli stessi lavoratori vanno in pensione sempre più tardi e possono intascare la pensione sul crinale dei 70 anni se dipendenti pubblici, le scelte musicali privilegino i più giovani e addirittura quelli che un lavoro non ce l’hanno. Un auspicio, una forzatura, una strizzatina d’occhio demagogica ai possibili nuovi iscritti, ai futuri lavoratori? Sta di fatto che la selezione è la copia conforme del mainstream, di quello che propongono i discussi programmi musicali nazional-popolare delle tivù, riempiti con meteore, con profeti dell’auto-tune, con cantanti di dubbio futuro. Nell’edizione del 1992 c’erano Guccini, Fossati, Vecchioni.

Chi si ricorderà della macedonia mista propinata dai sindacati nel 2026? L’evanescenza delle scelte (e dei contenuti delle canzoni) si riflette sul riverbero mediatico che ha avuto la kermesse sui giornali il 3 maggio, ritardo dovuto alla mancata uscita dei quotidiani. I motivi d’interesse (e di polemica) sono stati due e non proprio di eccelsa qualità dialettica. La sostituzione del testo di Bella Ciao operato da tale Delia. Dove il partigiano è stato sostituito dall’essere umano nell’intento (a suo dire) di conferire un’universalità più vasta al messaggio. Certo Delia non aveva intenti dissacratori né tanto meno restaurativi ma è chiaro che questa modifica le ha regalato una facile quanto futile pubblicità. Da quel momento sappiamo chi è Delia anche se rimangono un quiz i suoi meriti canori per essere promossa nel cast del Concertone. L’altra svolta mediatica è talmente banale che un po’ ci vergogniamo a scriverla.

Ma i video più diffusi e commentati di dieci ore di diretta tv e di spettacolo live hanno riguardano l’esibizione di Madame perché la Signora si è esibita con una camicetta che lasciava ampio margine per il balenare del seno. E ovviamente tiktoker, fotografi e social media non si sono lasciati sfuggire l’occasione per immortalare il belvedere. Può ridursi a questo il Concerto del 1° maggio la cui impronta politica e personale è sempre più evanescente? Peraltro l’assemblaggio del programma ha costi rilevanti quanto misteriosi. Non varrebbe la pena di spenderli meglio i soldi e con un’utilità politica più stringente? La rassegna, di certo non deve diventare un comizio ma anche la qualità musicale può avere un valore politico se ben spesa. Ci sono parole, eventi, raduni che passano di moda. Il senso critico deve far avvertire quando è il momento di svoltare. Pensate a esempio in ambito sindacale quanto sia diventata obsoleto il consociativismo nel regno della Meloni. Impediamo che il Concertone celebri ogni anno un rituale funerale di un’idea smarrita.

Autore

  • Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

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