Studi recenti registrano a livello internazionale la crescita del disagio giovanile. Secondo la Società italiana di pediatria cresce anche il disagio mentale tra i giovani: un adolescente su 4 ha i sintomi clinici di depressione e uno su 5 mostra segni di un disturbo d’ansia. In Italia, negli ultimi 10 anni, il numero di utenti dei servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale (NPIA) è raddoppiato, coinvolgendo circa due milioni di bambini e ragazzi. Molti sono stati gli effetti innescati o acutizzati dalla pandemia di COVID-19. La chiusura delle scuole e l’isolamento hanno penalizzato le relazioni sociali con effetti devastanti e ampiamente sottovalutati.
Il report Life in Lockdown (2021) evidenzia come la pandemia abbia inciso profondamente sulla salute mentale dei più giovani, portando a un aumento di alcune sindromi neuropsichiatriche. Ovviamente distinguiamo tra il semplice disagio che può essere episodico e disturbi psichiatrici conclamati. Anche l’età in cui il disagio o i sintomi vengono intercettati dai servizi clinici o si manifestano in modo evidente si sta abbassando. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità il 50% per cento dei disturbi psichici, in particolare depressione, ansia e disturbi comportamentali, viene diagnosticato prima dei 14 anni, con un incremento del 25% (OMS, 2022). Ciò potrebbe riflettere anche un incremento delle capacità diagnostiche e un aumento dell’attenzione sociale verso questi temi, senza per questo indicare una reale crescita dei casi gravi.
I sintomi dei disturbi negli adolescenti sono diversi rispetto agli adulti: includono non solo tristezza e isolamento, ma anche irritabilità, rabbia e comportamenti autolesionisti. Da una recente indagine condotta in collaborazione con il portale studentesco Skuola.net “la ridotta capacità di relazionarsi ‘vis a vis’ si riflette in una crescente assenza di amici in carne ed ossa: il 26,8% non ha legami significativi coltivati regolarmente con incontri al di fuori delle piattaforme digitali. E nella riduzione della capacità di uscire di casa: il 14,4% spesso se non sempre fa fatica a incontrare i propri amici dal vivo”. Una delle manifestazioni massime dell’isolamento giovanile è il fenomeno degli hikikomori, termine giapponese che significa “isolarsi”, stare in disparte. Episodi di isolamento volontario riguardano oltre 60.000 adolescenti italiani.
Il disagio giovanile si dispiega anche nell’aumento dell’aggressività, con episodi di violenza più frequenti e diffusi, nell’incremento dei disturbi alimentari come anoressia e bulimia, nella dipendenza da droghe e alcool nonché da social e videogiochi. Si tratta di comportamenti a rischio, espressione di un malessere che sfocia talvolta nell’autolesionismo e nel suicidio, richiedendo sempre più attenzione da parte delle istituzioni e della società.
Come aiutare le ragazze e i ragazzi ? Il ruolo di famiglia, scuola e servizi sanitari
L’adolescenza e la gioventù sono periodi della vita caratterizzati da profondi cambiamenti fisici e psicologici. Ogni adolescente ha la sua vita, la sua storia con speranze e aspettative. I giovani si preparano ad affrontare la vita e le sfide future, incontrando difficoltà individuali, familiari e sociali. Sono periodi di trasformazione e di turbamenti, in cui le ragazze e i ragazzi si chiudono in loro stessi e tendono a nascondere ciò che avvertono, non sanno capirsi e non esprimono richieste d’aiuto perché spesso non riescono a formularle; dietro l’apparente serenità si celano talvolta angosce profonde.
È compito della famiglia supportare i giovani nella ricerca dell’identità, aiutandoli a guardare con fiducia al domani, tra rischi e incertezze. Però, non è facile. Spesso i genitori sono oberati dai ritmi di lavoro quotidiani e dalle proprie aspettative di vita adulta e, con l’alibi di una pretesa educazione all’autonomia, non sono presenti proprio quando è più necessario. Inoltre, spesso si propongono come “adulti giovani“, perdendo in credibilità genitoriale e ostacolando lo scontro generazionale, la contrapposizione tra genitori e figli necessaria per diventare adulti. Si determina così l’ assenza dei “maestri adulti“ e si afferma una tendenza che Massimo Recalcati ha definito come un “processo di evaporazione“delle figure maestre di vita. I giovani rischiano di non trovare più dei punti di riferimento, scoprendo il vuoto, un vuoto che può creare angoscia e portare al disagio mentale.
A ciò si aggiungano le profonde trasformazioni della famiglia, indagate da Chiara Saraceno. Una famiglia spesso monogenitoriale, poco sostenuta in Italia dalle politiche sociali, sempre più marginali e frammentarie, che puntano sui cosiddetti bonus più che sui servizi.
Le ragazze e i ragazzi vanno accompagnati nel loro cammino di crescita e la scuola deve fare la sua parte. L’impegno dell’educazione va però potenziato e riqualificato, offrendo tempi e spazi adeguati alle esigenze dei giovani. Secondo Cesare Moreno, maestro di strada nelle periferie di Napoli, in una recente intervista: “dobbiamo vedere i ragazzi, tenere conto di quello che a loro piace. La scuola dovrebbe essere un luogo dove la dimensione sociale del vivere viene esaltata, non sminuita. Se guardiamo alle competenze trasversali, la prima è la cooperazione e la seconda è la solidarietà umana, cioè la capacità di empatizzare con l’altro, la capacità di sentire il dolore dell’altro.” Moreno prosegue sottolineando la necessità di un’educazione dei sentimenti, per far sì che possano essere espressi nel migliore dei modi e conclude dicendo: “Tutte le infinite teorie, i consigli e le istituzioni pedagogiche, possono essere riassunte in una sola parola: “cura”. Se io ti curo, anche tu ti curi.”
A fronte di una maggiore consapevolezza della salute mentale come tema di rilevanza sociale, con conseguente incremento delle richieste di aiuto, si riscontrano gravi carenze nei servizi di assistenza e cura, con un numero insufficiente di operatori e risorse dedicate al settore.
La scarsa disponibilità dei servizi fa sì che solo un terzo delle persone con disagio mentale ed emotivo riceva un trattamento adeguato. I tagli imposti al bonus psicologo introdotto dal governo Draghi – dai 25 milioni di euro stanziati nel 2022 ai 10 milioni nel 2024 – non hanno fatto che aumentare le difficoltà, dimostrando che in Italia occorrano maggiori investimenti nella sanità pubblica, con particolare riguardo al settore della salute mentale. Secondo il World Mental Health Day Report condotto da Ipsos (2024) mentre il 77% degli italiani ritiene che salute mentale e fisica abbiano la stessa rilevanza, solo nel 32% riscontra che esse siano trattate allo stesso modo dal sistema sanitario. Si sottolinea quindi l’urgenza di porre la salute mentale sullo stesso piano di quella fisica, garantendo le giuste risorse per contrastare il disagio crescente.
I giovani chiedono di essere visti
Considerata la vera e propria emergenza nazionale, il 14 maggio scorso la presidente del Consiglio Meloni ha annunciato le misure contro il disagio giovanile, elencando i principali interventi messi in campo dal Governo, come il potenziamento dei servizi sociali territoriali, il rafforzamento del supporto psicologico nelle scuole, l’impegno nella lotta contro droga e dipendenze, la creazione di comunità per adolescenti e l’iniziativa “Sport illumina” per promuovere l’attività sportiva tra i giovani.
In merito si è espressa Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale Ordine degli psicologi, auspicando che vengano coinvolti specialisti che abbiano la competenza in materia di disagio, in particolare di disagio psicologico. L’auspicio è condiviso da Anna Maria Giannini, professore ordinario di Psicologia generale alla Sapienza Università di Roma, che sottolinea come riconoscere un problema sia il primo passo per risolverlo.
A tal proposito, concludiamo citando la lettera di una studentessa di 17 anni, divenuto un vero e proprio manifesto del disagio giovanile “Perché insegnate? Quando ci guardate cosa vedete?“, che evidenzia come mancanza di dialogo e distanza emotiva connotino ormai un sistema che misura il successo solo attraverso voti e verifiche, tralasciando il benessere emotivo. È una richiesta d’aiuto a cui dobbiamo rispondere.
