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    Home»Attualità»Scuola: perché Valditara vuole cambiare le Indicazioni Nazionali? Quali rischi per il futuro dell’educazione
    Attualità

    Scuola: perché Valditara vuole cambiare le Indicazioni Nazionali? Quali rischi per il futuro dell’educazione

    Rosaria CetroDi Rosaria CetroAprile 18, 20250 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Le Indicazioni Nazionali sono le linee guida che definiscono gli obiettivi e i traguardi che gli studenti devono raggiungere in ogni ciclo scolastico. Esse sono un riferimento per tutte le scuole del sistema scolastico nazionale.      Si chiamano Indicazioni e non più Programmi perché, con il Regolamento dell’Autonomia (D.P.R. 275 /99),  ogni scuola  programma cosa e come insegnare, sulla base dei bisogni dei propri studenti e della realtà territoriale in cui si trova ad operare; ovviamente si deve assicurare il  raggiungimento dei  traguardi di conoscenza e competenza previsti dal ciclo di studi .

    Le Indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione sono state redatte nel 2007 e sono entrate  in vigore nel 2012, dopo un periodo di sperimentazione,  per essere  poi aggiornate  nel 2018, in concomitanza con la pubblicazione di alcuni documenti  di rilievo internazionale. Con l’Agenda 2030 verranno così contemplati, oltre ai  temi della sostenibilità ambientale, i nuovi scenari del mondo: cambiamenti sociali, culturali ed economici e corretta convivenza democratica.  Inoltre,  nell’ottica delle otto competenze chiave europee, saranno potenziati  gli strumenti cognitivi, le competenze linguistiche e   valorizzate alcune discipline come la geografia, la statistica e il coding.

    Va detto che le Indicazioni  2012 erano state ispirate dal sociologo Edgar Morin, che aveva  teorizzato  in “La testa ben fatta” e  nei “Sette saperi necessari all’educazione del futuro” la necessità di sviluppare negli alunni le competenze per poter affrontare le sfide di una società planetaria.

    La Commissione,  composta da accademici e autorevoli studiosi della pedagogia di differente orientamento politico e culturale, aveva prodotto un primo documento sul quale erano stati chiamati ad esprimersi, per una valutazione critica, docenti e dirigenti scolastici, oltre alle associazioni professionali  e culturali .

    Anche in base alle  valutazioni e ai suggerimenti era stato poi redatto il testo, rimasto sperimentale fino al 2012, affinché fosse accolto e implementato nella pratica didattica. Varie azioni di formazione avevano nel contempo accompagnato i docenti, che avevano accolto le Indicazioni apprezzandone la portata innovativa.

    Perché allora tanta fretta di cambiare un testo ancora attuale e in linea con gli orizzonti del sapere? 

    Indubbiamente c’è la volontà di un cambiamento  che corrisponda  all’idea di scuola e di cultura governativa a cui avevano contribuito Ernesto Galli della Loggia e Loredana Perla, con la pubblicazione di “ Insegnare l’Italia ”.

    La bozza delle Nuove Indicazioni 2025,  pubblicata  dal Ministero dell’Istruzione e del Merito lo scorso 11 marzo, è stata però accolta dalle proteste del mondo accademico e della scuola, che  hanno mostrato dissenso e preoccupazione. In particolare, le Associazioni professionali dei docenti hanno espresso fin da subito una forte contrarietà,  dichiarando  di essere  state  escluse dal  processo di ascolto e partecipazione alla stesura del documento ministeriale. Hanno   denunciato la farsa del questionario di consultazione inviato  alle scuole, al quale è possibile rispondere solo  di essere d’accordo o parzialmente d’accordo. E ritengono tali indicazioni non emendabili perché portatrici di una visione autoritaria della scuola. Le Nuove Indicazioni, infatti,  non si presentano come indicazioni, ma come programmi scolastici che elencano i contenuti da insegnare. Ciò viene visto come un’indebita ingerenza nelle scelte didattiche dei docenti, in quanto si mettono in discussione i principi democratici della  libertà di insegnamento sancita dall’art. 33 della nostra Costituzione.

    Secondo il prof. Italo Fiorin, tra i massimi esperti di pedagogia in Italia, la lettura della bozza ministeriale rivela una visione anacronistica, dove il tema dell’intercultura  è pressocché assente, che guarda più al passato che al futuro. L’enfasi sulla cultura dell’occidente e sulla costruzione di un’identità italiana, percorrendo la via dell’assimilazione e non del dialogo tra i popoli,  nasconde una visione nazionalistica estremamente  pericolosa.

    Per Silvana Loiero, autorevole esponente del GISCEL (Gruppo intervento e studio nel campo della educazione linguistica), siamo di fronte ad una concezione del tutto diversa della lingua:  “scompare la visione della lingua come relazione tra lingua e cittadinanza, c’è il primato della  correttezza formale, la morfologia, l’ortografia, la sintassi. La lingua viene vista solo come un insieme di regole da applicare piuttosto che come un mezzo di espressione personale sociale e culturale.”

    In tale visione, come si può ben immaginare,  la disciplina più controversa è la storia e il suo insegnamento. Con l’incipit “ solo l’occidente conosce la storia”, il capitolo dedicato propone non una storia critica ma una storia racconto, utile solo a  formare l’identità nazionale degli studenti. Si preclude ai bambini l’esperienza di accedere alle fonti per interpretarle e valutarle perché, secondo la Commissione che ha redatto le Indicazioni, l’obiettivo sarebbe del tutto  irrealistico. Per la Società italiana di didattica della storia, “ le Indicazioni 2025 adottano una concezione pedagogica e politica della Storia che appare fortemente nostalgica del Novecento, sicuramente anacronistica rispetto alla realtà della disciplina, e non tiene in alcun conto il dibattito decennale sulla didattica della storia.”

    Il mondo della scuola, dell’Università e della Ricerca rifiuta le Nuove Indicazioni 2025

    Per queste e tante altre ragioni, le varie  Associazioni si sono riunite lo scorso 2 aprile  presso l’Università Roma 3 per un ampio dibattito con i rappresentanti del mondo della politica, del sindacato e della società civile, oltre a quello della scuola e dell’Università. La mobilitazione oggi continua. Con un documento sottoscritto da circa venti tra le più importanti associazioni  tra cui  Cidi, Proteo Fare Sapere,  Movimento di Cooperazione Educativa, Legambiente, Flc CGIL, Unione degli Studenti e altre ancora,  è stato chiesto  il ritiro delle Nuove Indicazioni.

    Nella conferenza stampa che si è tenuta il 17 aprile alla Camera dei Deputati, è stato confermato l’intento di  volere mantenere le Indicazioni Nazionali oggi vigenti. Questa la posizione pressoché unanime delle forze politiche, sindacali e delle associazioni di insegnanti, dirigenti, studenti e genitori, che hanno denunciato la pericolosa operazione di revisione della Scuola,  attraverso un processo unidirezionale, ideologico, identitario e fuori dal tempo.  Nel rivendicare il loro ruolo attivo nei cambiamenti che si vogliono realizzare nella scuola, tutte le forze prima menzionate hanno ribadito il rifiuto delle Nuove Indicazioni 2025 in favore di una riscrittura condivisa e partecipata.

     

    Giuseppe Valditara Governo Indicazioni Scuola
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    Rosaria Cetro

    Dirigente scolastica con esperienza nella scuola primaria e dell'infanzia, si è dedicata alla ricerca pedagogica e sociologica. Attualmente è componente della redazione della collana Narrare la scuola del Movimento di Cooperazione Educativa. Email: rosaria.cetro@gmail.com

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