Partecipare al voto referendario non è solo un diritto, ma un atto di responsabilità civile. I referendum rappresentano uno degli strumenti più diretti con cui i cittadini possono incidere sulle scelte politiche e legislative del Paese. Votare SÌ ai prossimi referendum significa scegliere il cambiamento, dimostrare che la società è viva, consapevole e pronta a migliorare.
Ogni “SÌ” è una dichiarazione chiara: vogliamo leggi più giuste, istituzioni più trasparenti e un sistema che metta al centro i cittadini e i lavoratori. Spesso, chi invita all’astensione lo fa per mantenere lo status quo, per evitare un confronto aperto sui problemi reali. Ma rifiutarsi di votare non cambia nulla: lascia semplicemente che siano altri a decidere per noi.
Votare SÌ significa anche credere nella democrazia partecipata. Non basta lamentarsi o criticare: è necessario agire. Il referendum è una chiamata all’impegno, un’opportunità per incidere direttamente sul futuro del nostro Paese.
Per questo, è fondamentale informarsi, comprendere il contenuto dei quesiti e poi andare a votare. Il tuo voto conta. Il tuo SÌ può fare la differenza.
Dopo l’ammissione dei quesiti referendari da parte della Corte Costituzionale che hanno visto la raccolta di più di 5 milioni di firme, nei giorni 8 e 9 giugno saranno i cittadini a decidere se cambiare alcune norme contenute nei quesiti , ricordando che gli oltre 5,5 milioni di cittadini residenti all’estero per tale data avranno già votato visto il sistema di voto per posta.
Il merito dei quesiti è molto chiaro e contribuisce a costruire una società più giusta e sicura nel mondo del lavoro, oltre che un segnale di civiltà sul quesito della cittadinanza.
- Ripristinare il diritto al reintegro nei licenziamenti illegittimi
Il primo quesito che riguarda circa 3,5 milioni di lavoratori e lavoratrici, propone l’abrogazione del decreto legislativo n. 23/2015, che ha introdotto il contratto a tutele crescenti, limitando il reintegro per i lavoratori licenziati senza giusta causa. Con il “SÌ”, si tornerebbe alla normativa precedente, garantendo a tutti i lavoratori il diritto al reintegro in caso di licenziamento ingiustificato, indipendentemente dalla data di assunzione.
- Maggiore equità nelle piccole imprese
Il secondo quesito che coinvolge circa 3,7 milioni di lavoratori e lavoratrici, riguarda l’abrogazione di una norma che limita l’indennizzo per i lavoratori licenziati ingiustamente nelle aziende con meno di 16 dipendenti a un massimo di 6 mensilità. Il “SÌ” permetterebbe ai giudici di determinare l’indennizzo in modo più equo, tenendo conto della gravità dell’ingiustizia e delle circostanze individuali.
- Combattere la precarietà lavorativa
Il terzo quesito dove ad oggi coinvolge 2,3 milioni di persone, propone l’abrogazione di norme che consentono contratti a termine senza giusta causa per periodi fino a 12 mesi. Con il “SÌ”, si ripristinerebbe l’obbligo di motivare ogni contratto a termine, riducendo la precarietà e favorendo la stabilità occupazionale.
- Maggiore sicurezza sul lavoro
Il quarto quesito che ad oggi vedi circa 1000 morti all’anno e oltre 500 mila infortunei, mira a estendere la responsabilità delle imprese negli appalti, contrastando l’uso di imprese prive di solidità finanziaria e non in regola con le norme antinfortunistiche. Il “SÌ” contribuirebbe a ridurre gli infortuni sul lavoro e a garantire ambienti di lavoro più sicuri.
- Maggiore integrazione per gli stranieri
Il quinto quesito darebbe risposte a 2,5 milioni di cittadini e propone di ridurre da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale necessario per richiedere la cittadinanza italiana. Il “SÌ” favorirebbe l’integrazione degli stranieri che vivono, studiano e lavorano in Italia, riconoscendo loro diritti e tutele.
La partecipazione al referendum è fondamentale per influenzare positivamente il futuro del lavoro e della società italiana. Ogni voto conta per costruire un Paese più giusto e inclusivo.
#VotaSi
Filippo Ciavaglia
Cgil Nazionale – Dipartimento politiche Europee e Internazionali