
Dopo 6 mesi di Presidenza Trump l’Europa come gli altri partner internazionali dovra’ abituarsi a convivere con una realtà diversa da quella che avevamo conosciuto dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi. Nello scenario internazionale il principio del rispetto dello Stato di diritto e delle norme internazionali sembra essere sostituito dalla legge del più forte e dalla suddivisione dell’intero pianeta in zone di influenza tra le maggiori potenze,indipendentemente dal tipo di regime da esse incarnato Assistiamo alle spericolate evoluzioni della posizione americana sulla guerra in Ucraina che in qualche modo ha finito per legittimare come interlocutore privilegiato Vladimir Putin,giungendo fino ad omettere la parola aggressore nel comunicato del G7. Trump passa con disinvoltura da una posizione all’altra ,utilizzando blandizie e minacce.
Tra le trovate immaginative dell’imprevedibile presidente americano si potrà annoverare anche l’ultimatum a scoppio ritardato,come nuovo strumento di coercizione nella politica estera.Trump infatti concede a Putin 50 giorni di tempo per sedersi al tavolo del negoziato altrimenti scatteranno sanzioni pari al 100% ,se non oltre ,per colpire gli scambi secondari attraverso i quali molti Paesi continuano a commerciare con la Russia.Intanto non appare chiaro se verranno riattivate le forniture militari di Patriot e di missili capaci di colpire in profondità il territorio russo.Tutto questo comunque a spese degli alleati della NATO. Un buon business per lo zio Sam che potra’ lucrare sui costi della guerra in corso. Allo stesso tempo lascia interdetto il sostegno incondizionato all’azione criminale condotta dal Governo Netanyahu nei confronti della popolazione di Gaza,oggetto di una vera e propria operazione di pulizia etnica e di un progetto di deportazione in piena regola.
In questo contesto hanno perso il loro peso e la loro influenza le organizzazioni internazionali e il sistema multilaterale degli scambi.La guerra sui dazi scatenata da Trump ha posto fine alle regole del WTO aprendo la strada a pericolose pulsioni protezioniste delle principali aree produttive del pianeta. A questo si aggiunge il ricatto securitario dell’impegno americano nella NATO che ha condotto gli europei a sostenere il gravoso impegno dell’aumento della spesa militare del 5% senza avere un progetto comune di investimenti destinati a porre le basi di una difesa comune europea.
L’Europa di fronte a questa situazione sembra smarrita e non in grado di svolgere un’azione di contenimento alla prepotenza trumpiana o immaginare soluzioni alternative per le sue relazioni commerciali e diplomatiche. La Commissione europea, affidata al sistema accentratore creato dalla Presidente Von der Leyen e’ in perdita di lucidità e autorevolezza. La reductio ad unum di quello che dovrebbe essere il frutto di un lavoro collegiale sta determinando all’interno delle famiglie politiche europee sgomento e perplessità. La politica dei due forni inaugurata da Manfred Weber e seguita pedissequamente da Von der Leyen sta provocando forti fibrillazioni nella maggioranza di socialisti,popolari, liberali e verdi che ne avevano sostenuto l’elezione.
Dopo essere scampata alla mozione di sfiducia proposta da un parlamentare dell’ECR grazie solo al principio della fedeltà dei parlamentari ai rispettivi schieramenti politici(nonostante le defezioni e le spaccature registrate nei vari partiti),si prepara per Ursula von der Leyen la resa dei conti. Il banco di prova sarà la proposta del nuovo quadro finanziario pluriennale, le cui avvisaglie hanno messo in agitazione vaste aree del Parlamento europeo soprattutto per quanto riguarda alcune scelte come la rinazionalizzazione delle politiche di coesione o la mancanza di coraggio nel proporre un aumento del bilancio con nuove risorse proprie o il ricorso al debito comune per investimenti coordinati nel campo dell’industria, del digitale e della difesa.
Altrettanto fiacca appare l’azione di contrasto alle piratesche minacce trumpiane di imporre dazi assurdi sulle esportazioni europee con il rischio di incrinare la coesione dell’Unione in un negoziato che richiede fermezza e capacità di reazione adeguata. Lo sconvolgimento del quadro internazionale, sia dal punto di vista geopolitico che economico-commerciale, pone l’Unione europea di fronte a scelte di fondo ineludibili che postulato l’esigenza di una maggiore integrazione e la delega di maggiore sovranità alle istituzioni sovranazionali. E’ il momento di un nuovo salto di qualità nel processo di integrazione. Lo impone la situazione internazionale che si è venuta a creare e che vede nell’Unione europea l’ultimo baluardo del rispetto delle norme internazionali dei principi dello stato di diritto della libera concorrenza e del libero commercio.
Pochi giorni fa abbiamo ricordato come Movimento europeo i quarant’anni della nascita del club del Coccodrillo guidato da Altiero Spinelli, la cui energica azione condusse all’approvazione dell’omonimo Trattato per l’Unione europea e alle importanti riforme che ne derivarono a partire dall’Atto Unico per arrivare al Trattato di Lisbona passando per Maastricht ,Amsterdam e Nizza, dopo il fallimento del Trattato Costituzionale.
Il metodo del club del Coccodrillo deve essere ripreso come modello per rilanciare il ruolo dell’Europa del mondo,la cui piena realizzazione diviene sempre di più un imperativo ineludibile per assicurare nel mondo pace stabilità e prosperità nel quadro del rispetto dello Stato di diritto ,delle norme e delle istituzioni internazionali.


