Dopo la pausa estiva, il dibattito sulle Indicazioni nazionali 2025 accende sempre più il mondo della scuola. Le azioni di contrasto alle Indicazioni si diffondono grazie al Tavolo Nazionale per una Scuola Democratica, costituito da oltre 25 associazioni, provenienti dal mondo della scuola e della ricerca, dalle realtà dei genitori, degli studenti e del Terzo Settore. Questo ampio fronte ha indetto una mobilitazione nazionale per sabato 18 ottobre, con l’obiettivo di contrastare l’impianto culturale e pedagogico delle Indicazioni Nazionali 2025.
Le critiche alle Indicazioni Nazionali, già ampiamente espresse all’indomani della pubblicazione della prima bozza, non hanno risparmiato il testo definitivo del 7 luglio 2025. Si è ritenuto, infatti, che le modifiche introdotte avessero solo in parte considerato le richieste del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, senza modificare l’impostazione culturale.
A tal proposito, ricordiamo che il CSPI con il Parere Prot. n. 28754 del 30.06.2025 aveva sottolineato la necessità di maggiore chiarezza su conoscenze e competenze e insistito su un ruolo più attivo e meno trasmissivo per la scuola e i docenti. Le critiche si erano concentrate sulla potenziale prescrittività delle conoscenze, la limitata attenzione all’autonomia scolastica e il rischio di un approccio eccessivamente centrato sull’insegnamento piuttosto che sull’apprendimento degli studenti. In sintesi, si invitava la Commissione a un’ulteriore riflessione e miglioramento del testo, per garantire una scuola più inclusiva, flessibile e incentrata sullo studente e sulla sua complessità.

Il parere sospeso del Consiglio di Stato
La successiva decisione del Consiglio di Stato (n. 829/2025 del 9 settembre 2025) ha sospeso il parere in attesa che il Ministero fornisca ulteriori chiarimenti. Il Consiglio di Stato ha evidenziato in primis la mancanza di una descrizione puntuale delle inadeguatezze delle vigenti Indicazioni e delle ragioni specifiche delle modifiche proposte. Ha chiesto, infatti, di motivare la necessità della riforma, specificando quali “cambiamenti epocali” in atto possano aver richiesto non tanto un aggiustamento, quanto una riformulazione così radicale. Si tratta di una domanda che il mondo della scuola si è posto fin da subito e che da più parti è stata così esplicitata: “le modifiche proposte sono animate da una reale esigenza pedagogica o sono dettate da un’impronta ideologica?”
Proseguendo nella lettura del documento, il Consiglio ha rilevato: la mancanza di dati sulla Scuola dell’Infanzia, definizioni poco chiare su concetti quali “dispersione digitale” o dimensione “glocale” e cittadinanza “storica”. Ha chiesto inoltre integrazioni per la compatibilità con il diritto europeo, oltre a diverse modifiche puntuali e formali. Sotto il profilo della coerenza delle nuove Indicazioni con l’ordinamento giuridico, il Consiglio ha osservato che alcune locuzioni presenti a pagina 12 devono essere rese coerenti con l’art. 34 della Costituzione, riferendo l’accesso all’istruzione obbligatoria a “tutti” e non solo ai “cittadini”. E qui bisogna ringraziare il Consiglio per la rigorosa analisi giuridica, che consente di riaffermare un diritto costituzionale fondamentale, che tocca l’articolo 34 della Costituzione, riguardo all’istruzione dei minori stranieri, pur se sprovvisti di cittadinanza.

Scuola bene comune
Forti dei rilievi mossi dal Consiglio di Stato, le Associazioni presenti, tra cui Cidi, Proteo Fare Sapere, Movimento di Cooperazione Educativa, Legambiente, Flc CGIL, Unione degli Studenti, Libera e altre, sono ancora più determinate a dare battaglia, con forti azioni di contrasto alle Indicazioni.
Secondo Italo Fiorin, tra i massimi esperti di pedagogia in Italia, nell’approccio governativo manca l’ascolto vero e la scuola viene trattata come un “terreno di battaglia”. Non si cerca la continuità migliorativa, ma si vuole prevalere con un cambiamento punto e a capo, azzerando così il lavoro già fatto. Un approccio controproducente, secondo Fiorin, che non riconosce il valore di quanto è stato costruito dalle scuole.
Per il Tavolo la revisione delle Indicazioni nazionali del primo ciclo “vuole cancellare la cornice culturale della scuola democratica fondata su progettazione, ricerca e autonomia, per promuovere un modello di scuola trasmissivo, gerarchico e selettivo”. E ancora, “si abbandona l’idea di una cittadinanza planetaria per ripiegare su un’educazione che esalta l’identità nazionale, i confini, l’ordine, l’obbedienza”. Contro tale visione, il Tavolo Nazionale per una Scuola Democratica ha espresso un dissenso radicale, affermando che “La scuola è molto più di un’istituzione: è il cuore pulsante della democrazia, lo spazio dove si costruisce uguaglianza, cittadinanza, coscienza critica. È un bene comune, non una proprietà di governi o partiti.”
Per difendere la scuola bene comune, sabato 18 ottobre 2025, migliaia di insegnanti e soci delle realtà coinvolte hanno partecipato alle iniziative di mobilitazione a difesa della scuola democratica. Sit in, flash mob, discussioni e dibattiti si sono svolti nelle sedi associative e in oltre 40 piazze italiane. A Roma si è tenuto un presidio di Associazioni e Sindacati davanti al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Da Milano a Napoli la risposta è stata unanime, per una scrittura condivisa delle Indicazioni nazionali, basata sul confronto tra scuola, cultura e politica. Una partecipazione a dir poco corale per una scuola inclusiva, partecipata, laica, pubblica e libera.


