Siamo alla follia più totale, è di questi giorni la notizia che nelle carceri italiane, con sezioni regime alta sicurezza sta girando una nuova circolare del Dap dove non basteranno più il parere del Direttore e l’autorizzazione del Magistrato di Sorveglianza per svolgere attività ricreative e culturali da parte della comunità esterna. Con la nuova circolare sarà il Dap a decidere da Roma.
Questo provvedimento è la fine della partecipazione della comunità esterna alle iniziative culturali e ricreative promosse nelle carceri. Dalle celle chiuse alle carceri chiuse, è un attimo. Un balzo all’indietro di più di quarant’anni.
Fino a prima della circolare, così come stabilisce l’art. 17 della legge 354/1975, la domanda per portare dall’esterno una attività in carcere andava presentata al direttore dell’istituto penitenziario in cui si sarebbe voluto operare il quale esprimeva parere sull’istanza e la trasmetteva al magistrato di sorveglianza per l’autorizzazione. Adesso questo non è più possibile, grazie alla fantasiosa intuizione del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria questa circolare firmata da Ernesto Napolillo, capo della direzione generale dei detenuti e del trattamento, va a modificare l’iter delle richieste di provvedimenti di carattere educativo, culturale e ricreativo che si intenda realizzare presso gli istituti penitenziari.
Inoltre, la richiesta dovrà pervenire “con congruo anticipo”, certo con la grande mole di lavoro che devo smaltire serve più tempo, e in più deve contenere necessariamente i seguenti dati: spazi utilizzati, durata dell’iniziativa, lista dei detenuti da coinvolgere, elenco dei nomi e dei titoli dei partecipanti della comunità esterna, parere della direzione.
Questa la circolare rischia di mettere una pietra tombale sulle iniziative di inclusione sociale negli istituti, in particolare per il circuito di Alta Sicurezza. Inoltre dà anche certezza di una scarsa conoscenza dei contesti carcerari, trasforma le autorizzazioni della magistratura di sorveglianza in atti inutili.
Ci sono iniziative trattamentali di cooperative, associazioni, enti locali e non si comprende la gestione diretta della Direzione generale degli istituti con i circuiti di Alta Sicurezza. Ma allora i direttori delle Carceri i responsabili del Prap sono semplici amministratori di condominio?



