Negli Stati di diritto, il principio di libertà di stampa implica che tutte le persone debbano avere il diritto di esprimersi tramite lo scritto o qualsiasi altro modo di espressione delle opinioni personali. La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo lo afferma chiaramente:
«Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo informativo indipendentemente dal fatto che esso attraversi le frontiere»
(Dichiarazione universale dei diritti umani)
Questo stesso principio è stato accolto dalla nostra Costituzione dopo anni di negazione del regime fascista.
Ma da anni ormai la stampa è attaccata se non gradita a questa maggioranza e il problema è vasto e delicato. Spesso i giornalisti sono sotto pressione o addirittura sotto ricatto quando non citano una autocensura, pensiamo ai giornalisti meno importanti e a giornali locali.
In questo periodo il tema è assurto alle cronache per l’attentato a Sigfrido Ranucci o alle conferenze di Trump a cui non sono ammessi giornalisti “scomodi”.
C’è poi un aspetto di natura giudiziaria e cioè l’uso sempre più frequente di c.d., liti temerarie, cioè di azioni giudiziarie intentate da chi si ritiene vittima di calunnie e diffamazioni, spesso totalmente infondate, allo scopo di intimorire o minacciare il giornalista.
È una prassi inaccettabile che rischia di ledere il principio di libertà di stampa e di libera informazione.
Secondo la Corte di cassazione il danno risarcibile per lite temeraria può comprendere sia componenti patrimoniali — come le spese sostenute per difendersi, non integralmente coperte dalla liquidazione delle spese processuali — sia danni non patrimoniali derivanti dal turbamento e dal disagio provocati dalla lite ingiustificata. Ha quindi una funzione compensativa e funziona come deterrente. l’eventuale risarcimento viene valutato in via equitativa e a un criterio di proporzionalità, in sostanza parliamo di somme esigue e questo non scoraggia gli attori di iniziative temerarie.
Si dovrebbe “copiare” da altre legislazioni, come quella anglosassone, dove la misura del risarcimento può essere ingente.
Ciò aiuterebbe non solo a scoraggiare azioni temerarie ma anche a consentire una effettiva libertà di stampa dei giornalisti “scomodi”.
Temiamo però che ciò non avverrà, almeno nell’immediato futuro poiché’ la destra è storicamente poco incline, quando non nemica, alla critica e alla libertà di stampa. Il tema della libertà di informazione sarà sempre più rilevante alla luce della invadenza dei social media e della comunicazione politica che tende sempre più a prescindere dalla “verità”. Oggi basta cominciare, essendo ormai la verità un elemento superfluo.
Ma, vorrei dire ai nostri giovani, vale la pena combattere per i nostri valori che rendono salda la nostra democrazia e allora scrolliamoci di dosso la patina di cinismo, di real politic e schieriamoci a favore della verità, di una diffusa comunicazione che è diventata il campo di battaglia della politica.


