Il potere non ama il controllo da parte della stampa. Quella libera si difende e continua a svolgere il proprio ruolo tra mille difficoltà. I cronisti sanno che c’è sempre qualcuno pronto a querelarli. Nel nostro Paese il terreno di gioco s’è fatto scivoloso. Molto. La Direttiva europea 2024/1069 contro le querele temerarie, note anche come querele bavaglio, non è entrata nel sistema legislativo italiano. Il Parlamento europeo le ha definite SLAPP – Strategic Lawsuits Against Public Participation- azioni legali che un politico, una qualsiasi persona impegnata in attività pubbliche, intenta per bloccare il lavoro dei giornalisti. Si chiedono risarcimenti milionari. L’Italia ha il primato di queste querele, se ne è parlato molto nei giorni dell’attentato al giornalista Rai Sigfrido Ranucci poi chiude gli occhi e avanti così.
Giornalisti minacciati
Secondo l’Ordine dei Giornalisti, centinaia di giornalisti ogni anno devono rispondere in tribunale accusati di aver scritto articoli, realizzato inchieste e servizi che danneggiano la reputazione del querelante. Molte querele vengono poi ritirate prima del dibattimento in aula, dato che nel frattempo il giornalista non ha più trattato questioni che toccavano l’autore della querela. L’intimidazione aveva raggiunto il suo obiettivo. Pace da una parte depressione dall’altra. Al tema, questa testata dedica grande attenzione. Più volte il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è espresso contro le querele temerarie, sostenendo che minacciano la libertà di stampa e il diritto dei cittadini “. Il giornalismo e la libertà di stampa, il giornalismo di inchiesta, qualunque forma di giornalismo è un presidio ineliminabile della nostra vita democratica” ha detto due settimane fa.
L’intervento dell’Ue
Dopo anni di mobilitazione, l’Ue ha approvato la direttiva e chiesto ai governi di recepirla nei loro ordinamenti nazionali. L’Italia avrebbe dovuto essere il Paese più lesto, ma non è andata così. I vertici dell’Ordine dei giornalisti e della Federazione Nazionale della Stampa hanno chiesto a più riprese che la direttiva fosse recepita dalla legislazione nazionale nella legge comunitaria. Il presidente dell’Ordine Carlo Bartoli ha ricordato che nel Rapporto 2025 sullo Stato di diritto della Commissione europea c’è “un preoccupante declino delle condizioni dei media”. Il governo italiano non ha accolto le sollecitazioni, avallando così la tesi secondo cui , vietare le querele temerarie vuol dire impedire al personaggio pubblico di difendersi in tribunale. Il fortino del potere si è protetto così. Ma “le querele bavaglio sono quelle che per le modalità e la richiesta di risarcimento eccedono la riparazione di una reputazione eventualmente violata e si configurano come minaccia preventiva verso il cronista” dice Giuseppe Giulietti, coordinatore di Articolo 21. Eppure, la categoria ha un Codice deontologico e strumenti per difendere il prestigio e la qualità dell’informazione. Sia chiaro che i cronisti non sono Santi con il taccuino.
Un problema politico
Il governo Meloni non crede nella libertà di stampa? La ostacola con i suoi comportamenti? Bloccare il lavoro dei giornalisti con azioni giudiziarie non contrasta con l’Articolo 21 della Costituzione? Il Presidente Mattarella è a conoscenza della decisione difesa soprattutto dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio e potrebbe far sentire la propria voce. Dopo tutto il rifiuto di recepire la Direttiva anti-SLAPP europea è un messaggio politico. Un’ occasione mancata per difendere un principio fondamentale dello Stato di diritto. Ma basta la mobilitazione dei soli giornalisti a cambiare lo scenario o non si avverte il silenzio di tanta parte della società civile nel difendere un presidio democratico? Domanda aperta a risposta unica.


