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    Home»Mondo»In Iran cambio di regime?
    Mondo

    In Iran cambio di regime?

    Cosimo RisiDi Cosimo RisiGennaio 19, 202617 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    La rivolta in Iran porterà al régime change? Questa è la domanda fondamentale che si pongono gli strateghi e gli analisti. La soluzione radicale fu ipotizzata all’epoca degli attacchi israeliani e americani agli impianti nucleari. Ambedue le parti, in maniera netta l’americano, in maniera ambigua l’israeliano, risposero che il cambio di regime era auspicabile, non sarebbe venuto sulla scorta dei bombardamenti, con la nefasta impronta del “colonialismo americano-sionista”.

    In realtà a Gerusalemme l’ipotesi era più che una esercitazione di scuola. La prova di efficienza mostrata da quel Governo – gli attacchi aerei, praticamente senza reazione da parte della contraerea, l’eliminazione mirata del leader di Hamas ospitato nel complesso presidenziale – costituiva il viatico ad un’azione più energica: il cambio di regime, ovvero il suo ammorbidimento riguardo alla sicurezza regionale prima ancora che alla democratizzazione interna.

    Sui processi democratici in Medio Oriente Israele è tradizionalmente scettico. Sarebbero delle aperture di credito alla crescita delle società civili che si trasformano nell’irrigidimento integralista dei regimi. Emblematico fu il caso dell’Egitto con il Presidente eletto Mohammed al-Morsi, emblematico è il caso della Siria. Il Presidente provvisorio viene dalle fila di al-Qaeda, non certo l’espressione della vita democratica del paese, è ancora incerto sul futuro. Il presente a Damasco è funestato dall’instabilità, il che dà motivo a Israele di controllare il confine aldilà del confine: attestandosi in territorio siriano con la logica che è meglio prevenire che ribattere.

    La penetrazione in seno alla società iraniana di elementi critici è un dato di fatto. Meno certo è il peso che tali elementi possano esercitare sulla transizione. Il precedente del Venezuela insegna agli Stati Uniti che non bisogna azzerare il vecchio regime, basta eliminare il vertice e mettersi d’accordo con quanti vogliano seguire le indicazioni americane. Vale, a contrario, la lezione dell’Iraq. Eliminato Saddam Hussein, si pretese di eliminare il Partito Baath, con le conseguenze note, la più grave fu l’avvio del fenomeno Isis-Daesh.

    L’Iran è un paese troppo grande e troppo strategicamente importante per giocare agli esperimenti politico-istituzionali. L’attivismo dell’erede dello Scià è seguito a Washington con circospezione. Bisogna capire quali siano le effettive possibilità del ritorno ad una monarchia, nel caso aggiornata agli stilemi democratici.

    La reazione del regime è feroce, nel misto di richiami alla religione e di minaccia della pena capitale. I rivoltosi sono nemici di Dio, vanno trattati come tali. A dichiararlo è un’autorità giudiziaria, a riprova della commistione fra potere clericale e potere civile. Internet è bloccato, funziona Starlink, il sistema del riabilitato Elon Musk. Del resto, si era visto Musk alla festa di fine anno a Mar-a-Lago, assieme ad altri illustri ospiti come Benjamin Netanyahu.

    La protesta ha vari soggetti e varie motivazioni. Che le donne iraniane siano molto attive, lo sappiamo dai fulgidi esempi di quelle insignite del Nobel per la pace e di quelle che sono cadute per mano della polizia religiosa. Ci sono i giovani in cerca di una futura identità meno ingessata dell’attuale. Ci sono i mercanti del bazar falcidiati dall’inflazione. C’è una cittadinanza che vorrebbe costumi più aperti e soprattutto un’economia più aperta. Le sanzioni fanno male. Come fa male la scelta strategica del regime di legarsi a partner internazionali screditati: Hamas, Hezbollah, Houthi. Tutti finiti nel mirino degli Occidentali e dell’asse americano-sionista, per stare al linguaggio della propaganda.

    La scarsità delle informazioni rende difficile valutare l’estensione delle proteste, se cioè riguardino principalmente i centri urbani o interessino anche le periferie rurali, e la loro idoneità a divenire movimento di massa tale da travolgere l’assetto politico. Si profilano le figure di compromesso, secondo il modello “venezolano”. Un certo Ayatollah predica la moderazione e critica gli eccessi di decenni di rivoluzione khomeinista.

    Donald Trump minaccia di intervenire a protezione dei rivoltosi, se il regime risponderà con la repressione brutale. La repressione è già brutale, è probabile che il Presidente prenda tempo nella speranza che la minaccia sia una remora per il potere. Ma è pure probabile che lanci un messaggio di proposito fuorviante per nascondere la decisione dell’attacco immediato. Adoperò la tattica alla vigilia delle incursioni aeree sui siti nucleari.

    Gerusalemme innalza il livello interno di attenzione. Per preparare un attacco o per prepararsi alla difesa da un attacco? Il dubbio sulle intenzioni israeliane è doveroso. La propensione a modificare la mappa mediorientale è forte. Con le monarchie sunnite dentro gli Accordi Abramo e con l’Iran normalizzato la via del cotone potrebbe davvero aprirsi.

    Autore

    • Cosimo Risi
      Cosimo Risi

      Cosimo Risi nasce a Salerno e risiede a Roma. Si laurea in Scienze Politiche
      all’Università di Napoli Federico II, votazione finale 110/110 e lode. Perfeziona gli studi internazionalistici alla SIOI di Roma ed all’Accademia di Diritto Internazionale dell’Aia.
      Entra per concorso nella carriera diplomatica della Repubblica italiana.
      Ricopre vari incarichi in Italia e all’estero. Gli ultimi: Ambasciatore e Rappresentante permanente presso la Conferenza del Disarmo a Ginevra, Ambasciatore presso la Confederazione svizzera ed il Principato del Liechtenstein a Berna. Si specializza in affari europei e relazioni euro-mediterranee.
      Svolge una intensa attività accademica presso varie Università italiane ed
      estere, fra cui le Università di Brescia e Bergamo dove co-dirige il Centro Ricerche on European Affairs, la Federico II di Napoli, la Luiss di Roma, l’USI di Lugano, il Collegio europeo di Parma. Dal 2024, per chiara fama, è nominato docente di Diritto internazionale al Dipartimento di Scienze Politiche presso l’Università di Salerno.
      Scrive di affari esteri per varie testate. È autore di centinaia di pubblicazioni a
      carattere internazionalistico, relatore in innumerevoli convegni della stessa natura.
      Nel 2023 esordisce nella narrativa con il thriller internazionale Are You Going
      to Al-Quds? – Intrigo in Terra Santa. Il suo ultimo saggio s’intitola Dal mare al fiume, cronache mediorientali 2023-26.

    Donald Trump Iran Khamenei protesta in Iran
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