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    Home»Società»Un Giubileo con più ombre che luci
    Società

    Un Giubileo con più ombre che luci

    Daniele PotoDi Daniele PotoGennaio 19, 20262 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    Giubileo
    Giubileo
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    Giubileo 2025, bilanci
    Giubileo 2025, bilanci

    Si sprecano lusinghieri bilanci per il Giubileo. Per Roma nel corso dell’anno speciale 33 milioni di presenze che eguagliano in carta carbone quelle dei passaggi all’Aeroporto di Fiumicino, inserito di diritto tra i migliori scali del mondo. Nutriamo riserve sui due record. Alla prima voce perché le rilevazioni mutano da edizione a edizione e sul piano assoluto il Giubileo del 2000 sembra non essere stato da meno. Quanto all’efficienza dello scalo romano la nostra ultima esperienza ci documenta un’attesa di un’ora e un quarto dall’orario effettivo dell’aereo di riferimento per il prelievo di bagagli, alcuni dei quali puntualmente trafugati dal solito personale anonimo o, meglio, sin troppo noto. Ma veniamo al rendiconto di Roma Capitale. L’analisi prodotta dal sindaco Gualtieri è naturalmente di parte e pone l’enfasi sull’unica opera maggiore portata a termine ovvero il sottopasso di Piazza Pia, quello sì realizzato in tempi di ottica giapponese. Ma come si può dimenticare che sui 332 progetti cantieristici ipotizzati in tempi non sospetti solo 121 sono stati portati a termine. Si è ripetuto il solito vizio nostrano. Di approfittare di afflussi economici straordinari (pro Giubileo o PNRR) per rimediare all’ordinaria amministrazione. Il problema che ci si limita solo a quello e non si va oltre.

    La riflessione potrebbe essere adottata in chiave anche allo scapato pericolo dell’organizzazione dei Giochi Olimpici 2024, nonostante che circolino alcuni molti pentiti in circolazione.  La città al momento è tutto un cantiere e molti dei 200 progetti abbandonati o lasciati a metà, nella convinzione realistica di non riuscire a fare in tempo, saranno dirottati sul Giubileo del 2033. Chi vivrà vedrà. Ma naturalmente sul’ipotesi del trionfante successo Gualtieri punta le fiche per la propria rielezione prima di passare la mano all’astro nascente Onorato, uomo d’immagine, giovane d’avvenire, per chi crede alla sua ascesa. Del resto, il piano per la rielezione è ampiamente resistibile visto che gli altri due capisaldi sono la balneabilità del Tevere (sic!) e il termovalorizzatore che è misura di rimedio che appartiene a epoche passate. Al momento, reali competitor sul versante centro-destra per il laureato in storia che è stato Ministro dell’Economia non si intravedono. È stato comunque un Giubileo atipico, progettato da un Papa e gestito dall’altro, un trapasso di discontinuità. Con il grande successo per quello settoriale dei giovani. Con la novità del Giubileo dei detenuti, con la marginalità di quello riservato ai gay. Per quanto riguarda il Giubileo ormai in archivio la formula dei due Papi era già stata sperimentata per altri versi con la cogestione Ratzinger/Bergoglio. La scadenza del prossimo appuntamento del 2033 tra l’altro evoca la falsa data della nascita di Gesù.

    Gli storici l’antepongono di 4-5 anni (e di questo anche il Vaticano è ben conscio) mettendola in relazione con la data della morte di Erode e relative vicende storiche della strage dei bambini innocenti dal cui genocidio Gesù si salvò. Dunque, si obbedirà a una convenzione ma del resto questa osservazione vale per tutte le date ufficiali del culto. Il Giubileo ci lascia una città migliore? È un giudizio che deve passare per i romani e non per la descrizione fantastica che ne fanno alcuni quotidiani embedded. Notazioni che il turista straniero non può cogliere essendo vacanziero fugace e provvisorio. La città è ancora tutto un cantiere con irreversibili problemi di traffico. Soggetta alle bizze del cambiamento climatico e va in crisi quando si scatenano le bombe d’acqua. L’illuminazione pubblica è carente e tocca il tema di una sicurezza carente, di cui ora anche la sinistra tardivamente inizia a farsi carico. Persino una capitale come Bucarest è più illuminata di Roma.

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    Daniele Poto

    Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

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