Roberto Vannacci all’assalto di Meloni e Salvini. L’ex generale della Folgore punta a sfondare a destra nelle elezioni politiche del 2027. Lascia la Lega e mette in campo Futuro Nazionale, il suo nuovo partito. «La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte» dice.
Dà battaglia prima di tutto al segretario del Carroccio. Non è lui il “traditore” ma Salvini perché il fondatore di Futuro Nazionale è l’alfiere della “vera” destra. Egli non rinuncia all’identità «per un compromesso o un inciucio» come quello di votare gli invii di armi all’Ucraina o di mantenere la legge Fornero sulle pensioni invece di smantellarla.

Matteo Salvini e Roberto Vannacci
Su quali siano le radici della “vera destra” Vannacci non fa mistero: esalta la Decima Mas, il corpo militare scelto della Repubblica di Salò e svela la sua stima per Benito Mussolini definito «uno statista» due anni fa.
Incita: «Chi mi ama, mi segua». Dove? Verso le elezioni, soprattutto quelle politiche del 2027. La scommessa è di battere la “destra moderata”. Spera di convincere il deluso di destra rifugiatosi nell’astensione. Spera che «torni a votare» ovviamente per Futuro Nazionale.
La concorrenza di Vannacci fa paura a Matteo Salvini, che ha corteggiato l’ex generale dei paracadutisti fino a farlo eleggere eurodeputato e vice segretario della Lega. Tuttavia l’operazione non è stata fortunata perché il Carroccio ha continuato a perdere voti ed è stato superato perfino da Forza Italia, alleata centrista di governo. Non solo. La Lega è in rivolta contro la fallimentare operazione vannacciana finita con una mini scissione. Luca Zaia, da sempre critico, contrappone la Lega, “destra liberale”, a Futuro Nazionale, “destra liberticida”.

Meloni stringe la mano di un carabiniere
La concorrenza elettorale di Vannacci fa paura a Giorgia Meloni, oltre che a Salvini. La presidente del Consiglio evita di parlare della scissione dell’ex generale dalla Lega che potrebbe rompere anche l’unità della coalizione meloniana di destra-centro. Fratelli d’Italia, il partito di Meloni, è una forza post fascista convertita alla destra democratica ma al suo interno restano forti grumi nostalgici.
Lo stesso discorso vale per l’elettorato di destra, in testa quello astensionista. Giorgia Meloni non vuole passare per moderata e regalare la patente di “vera destra” a Vannacci. Così opera sul campo, sui contenuti, cominciando con l’enfatizzare il tema della sicurezza pubblica cara alla destra. Vara l’ennesimo pacchetto sicurezza, il terzo decreto sicurezza del suo governo, dopo le manifestazioni e gli scontri di Torino. Il decreto sulla sicurezza è «un approccio più duro» per difendere i cittadini dalle violenze, sostiene. Si dice «indignata» per la scarcerazione di alcuni dei responsabili degli scontri di Torino. Non si tratta di «ragazzini che vogliono fare un po’ casino» ma persone «organizzate» che «agiscono contro lo Stato».

Giorgia Meloni alla Camera
La storia si ripete con gli scontri durante le Olimpiadi Invernali Milano Cortina. Attacca «i nemici dell’Italia e degli italiani, che manifestano contro le Olimpiadi». Dà la sua solidarietà alle forze dell’ordine e ai cittadini di Milano per le violenze «di queste bande di delinquenti».
È un linguaggio durissimo. È aperta la contesa sulla “vera destra”, ossia l’estrema destra autoritaria che finora non ha avuto fortuna elettorale. Si saprà nelle elezioni politiche dell’anno prossimo come si concluderà e chi sarà il vincitore. Per ora Vannacci si barcamena: alla Camera i suoi tre deputati dicono sì alla fiducia al governo Meloni e no al decreto per inviare armi all’Ucraina. Se nelle urne dovesse imporsi Futuro Nazionale cambierebbe non solo il volto della destra ma potrebbe mutare l’intero quadro politico. Sarebbe difficile per i centristi di Forza Italia accettare una presenza nella coalizione della “vera destra” di Vannacci. Come contraccolpo sarebbe possibile perfino un rimescolamento di carte tra Pd e Forza Italia.
Già, ma quanto peserà Futuro Nazionale? I sondaggi ora gli danno circa il 3% dei voti, altri prevedono un lusinghiero 4%. Vannacci ci spera ma è cauto. Subito dopo la mini scissione getta acqua sul fuoco: «Strano dare percentuali per qualcosa che ancora non esiste».
