Superata la consultazione referendaria è ora necessario ricostruire dalle macerie che i toni violenti dello scontro hanno prodotto. Come nei precedenti referendum confermativi, non si è evitato l’errore di rendere politica la consultazione, trasformando, così, il risultato in un voto pro o contro il Governo.
Anche i Magistrati, dimenticando ruolo che viene loro ricordato dalla etimologia della parola magis stratus, sono scesi in campo in modo virulento( con non pochi eccessi), ed hanno poi festeggiato in maniera sguaiata.
Come detto, ora è necessario ripartire, ricordando che, una volta recuperata la giusta distanza, i problemi della Giustizia non sono stati affatto risolti, né lo avrebbe potuto fare il referendum che aveva ad oggetto soltanto la corretta simmetria del processo penale per riportare l’equidistanza nel giudizio accusatorio voluto dalla riforma Vassalli nel 1988.
A ben vedere per fare ciò non era necessaria una legge costituzionale, ma sarebbe stata sufficiente una norma ordinaria.
I problemi legati alla Giustizia, che debbono essere risolti, con il dialogo costruttivo tra tutte le parti politiche e con l’apporto fattivo dello stesso potere giudiziario, sono altri , molti meno noti, come quelli del processo civile e di quello tributario, che non fanno notizia ( come i casi di Garlasco e della cosiddetta famiglia del bosco) ma incidono rilevantemente sulla economia e nelle tasche dei cittadini.
Bisogna dotare la Giustizia di strutture funzionali, ripensare la collocazione degli Uffici giudiziari sul territorio, dotare i giudici di adeguati supporti tecnici e di validi ausiliari, vanno colmati i vuoti di organico.
Inoltre, deve essere data una tutela alle nuove esigenze, che sono nate nel terzo millennio, quali, ad esempio, la privacy, la tutela dei consumatori, la difesa delle opere dell’ingegno gravemente aggredite dall’avvento della intelligenza artificiale.
Anche il sistema processuale tributario deve essere ripensato dando a quel giudizio una effettiva terzietà del giudice ed una maggiore omogeneità ad una giurisprudenza troppo ondivaga che non consente alcuna valutazione circa la tutela da esercitare.
Infine, va seriamente ripensata la giustizia cosiddetta bagattellare, affidata ad avventizi spesso al di sotto del ruolo che sono chiamati a ricoprire. Invero, pur essendo definita giustizia minore essa gestisce interessi economici e materie assai rilevanti per le famiglie. Su di essa sarà necessario riflettere seriamente, non potendo e dovendo essere considerata il tappeto sotto cui nascondere la polvere degli arretrati, come ha fatto il PNNR.
Per fare ciò è necessario il recupero del ruolo propositivo del Parlamento che deve tornare a recitare la parte ad esso assegnata dalla tripartizione dei poteri, che da troppi anni ha abbandonato, sopraffatto dagli altri due poteri: l’esecutivo ed il giudiziario.
È auspicabile che i partiti abbiano ben compreso la dura lezione assegnata loro dai Cittadini, con il referendum, riprendendo a dialogare con proposte concrete e propositive, perché gli elettori hanno chiaramente detto che sono stufi di essere presi in giro.
Speriamo che, per il futuro, non si debbano più vedere abusi di potere e comportamenti offensivi per gli elettori!
E opportuno elevare il livello della nostra classe politica che, per reazione ai governi tecnici, ha scelto la strada degli impreparati!
Auguriamoci che il voto referendario segni una inversione di tendenza e da domani si ritorni a privilegiare la concretezza e la competenza al chiacchiericcio da cortile ed alla arroganza della incapacità alla “marchese del Grillo”!
