
La prima fase si costituisce nell’ Avviare il processo, con l’individuazione dei registi del progetto, dei promotori e guide dei procedimenti, di coloro che si assumeranno anche le responsabilità delle azioni che verranno intraprese. È auspicabile in genere che questo ruolo venga assunto dalle amministrazioni pubbliche, e che la leadership del Piano abbia una struttura garantita da un livello politico autorevole. Tale amministrazione avrà l’autorità per controllare e garantire il rispetto delle norme, per verificare i perimetri del mandato, per garantire le risorse necessarie. Ma i soggetti politici dovranno necessariamente interagire con i soggetti tecnici e con altre figure autorevoli e legittimate, per garantire obiettività al progetto e lavorare in una governance partecipativa e relazionata anche con i soggetti privati. Un comitato scientifico interdisciplinare sarà indispensabile per le valutazioni metodologiche, e l’affiancamento e il supporto di una segreteria tecnica garantirà le necessarie azioni di convocazione, comunicazione e tutti i dispositivi organizzativi relativi alle varie operazioni. Gli obiettivi previsti dal Piano dovranno essere chiari: deve essere messo in evidenza quali sono le previsioni, a chi è diretto, con quali strumenti e in quali tempi verrà attuato, cosa vuole essere ottenuto. Il tutto possibilmente fissato in un documento programmatico e metodologico. Un capitolo importante riguarderà la previsione dei costi, considerando la stesura del Piano, le spese tecniche, gli elaborati, la comunicazione e la diffusione degli stessi, oltre alla pratica attuativa. La copertura delle spese, a carico in genere soprattutto dell’amministrazione pubblica, dovrebbe auspicabilmente essere supportata anche da contributi privati che concorrano attivamente al progetto, nell’interesse di un buon ritorno economico della gestione dello stesso.
Si individua con maggior precisione ogni obiettivo, nel vero significato del termine (dal latino ob iactum, il risultato finale dell’azione). Drucker (già nel 1954) aveva creato un acronimo efficacissimo, SMART: gli obiettivi devono essere S (specific, specifici) M (measurable, misurabili) A (achievable, raggiungibili) R (realistic, realistici) T (timetable, pianificati nel tempo). Quindi si devono stabilire obiettivi che devono risultare fattibili, attuabili con scelte che risultino ottimali anche riguardo ai tempi di attuazione e ai costi da sostenere, e che portino a sicuri vantaggi nei diversi ambiti considerati.
In questo stadio del lavoro saranno necessariamente attivati incontri di negoziazione, di allineamento e di adattamento, per verificare la validità degli obiettivi stessi e precisare le responsabilità degli attori coinvolti direttamente o indirettamente, stabilire le tempistiche, trovare definitivamente le fonti indispensabili di finanziamento. La fase di Attuazione del Piano prevede la realizzazione pratica delle azioni previste. Comporta in primo piano l’assunzione delle responsabilità relative ad ogni attore, la costituzione di atti formali (protocolli, lettere d’intenti, incarichi, accordi che certifichino gli incarichi assunti) e di seguito l’impegno a trasformare le decisioni prese in realtà concrete. In questa fase il pericolo da evitare è costituito dal rischio di perdere la visione d’insieme o dall’impantanarsi nei meandri della burocrazia. Il processo di Valutare gli effetti implica la formulazione di un giudizio che stimi e verifichi quanto positivo sia il risultato finale delle operazioni realizzate per migliorare le situazioni sul territorio secondo le previsioni, accertando l’impatto sul contesto urbano delle strategie attuate, i cambiamenti positivi e la sostenibilità dei progetti realizzati. La valutazione ha quindi una funzione di trasparenza sul successo e la qualità delle realizzazioni e sulla rispondenza alle previsioni del piano, constatando la soddisfazione della collettività e decretando anche la credibilità degli esecutori. Permetterà inoltre di poter avviare le successive politiche per le azioni future.
