Dal 1° ottobre Rai Scuola lascerà il posto a Italiana, un canale che, secondo quanto riportato dalla stessa sala stampa della Rai, servirà a raccontare l’Italia nelle sue caratteristiche paesaggistiche, antropiche e sicuramente anche culturali, ma facendolo, a suo dire, in maniera più “moderna”. Mettendo insieme informazioni folkloristiche, ma anche cultura, nello stesso palinsesto. Ma perché cambiare Rai Scuola?
Dal maestro Manzi a Rai Scuola: cos’è cambiato?
Erano gli anni Sessanta. La fine, degli anni Sessanta. Il maestro Alberto Manzi conduceva per la prima volta nel novembre del 1960 la trasmissione “Non è mai troppo tardi”, per molti famosa, per molti – giovani e giovanissimi – forse sconosciuta, per molti ancora invece un ricordo addirittura vivo e caro alla memoria. Il maestro Manzi usava un metodo spontaneo e divulgativo, utilizzando semplici fogli di carta appesa al muro e gessetti neri per disegnare immagini che dovevano aiutare gli adulti non ancora alfabetizzati ad associare i segni alle lettere. Era la divulgazione della scrittura, della lettura. E da lì, della cultura, piano piano, a piccoli passi. Ma con amore.
Ne è passata, come si dice, di “acqua sotto i ponti”, da quei tempi lontani, dove la Rai sceglieva di occupare encomiabilmente una parte del suo palinsesto per la divulgazione culturale. Di quell’idea, di quell’attenzione, di quel sentimento di attenzione alla cultura, ne era erede il canale tematico Da Rai Scuola a Italiana: forse la parola “scuola” fa paura?
Rai Scuola, lo abbiamo detto, lascia il posto a Italiana. Eppure, il canale stava andando bene. O quasi. Nel senso che, purtroppo, canali tematici dedicati alla cultura per forza di cose non hanno mai, come si dice in gergo, uno “share” troppo alto, eppure, secondo i dati raccolti dalla stessa Rai, negli ultimi tempi aveva raggiunto i risultati migliori della sua storia. Ma questi risultati, intorno alla media dello 0,10 o poco più, rimanevano comunque confinati evidentemente, in un indice molto basso, e la tv, lo sappiamo, ha i suoi indici di fattibilità: ascolti e feedback degli utenti. Ma perché non provare a migliorare il prodotto, invece di sostituirlo?
Silvia Bencivelli: “chiudere Rai Scuola è un danno incalcolabile”
Silvia Bencivelli, uno dei volti storici di Rai Scuola, divulgatrice scientifica e persona attentissima alle esigenze educative del nostro momento sociale, intervistata dall’editoriale “Domani”, ha parlato del suo post sui social scritto per dire addio a Rai Scuola, diventato vero e proprio “caso culturale”, con una conseguente raccolta di firme che ha raggiunto cifre importantissime: cosa che in effetti l’ha lasciata beatamente sorpresa. Ha sottolineato come gli ascolti molto modesti degli ultimi tempi siano stati dovuti anche e soprattutto ad una mancanza di nuovi contenuti, ad un mancato rinnovo di produzioni, e come, in base a questo, in realtà anche quella piccolissima base di ascolti rimasta fosse comunque una sorta di “miracolo”.
In risposta poi al fatto che la Rai abbia provato a spiegare la questione sul dato di fatto che “i ragazzi non usano la tv” e che quindi la divulgazione dovesse traslocare su RaiPlay, lascia il tempo che trova: infatti i giovanissimi non usano nemmeno la piattaforma di RaiPlay, ma piuttosto se fosse rivolgono ad altri canali vivi sul web. Rai Scuola, piuttosto, avrebbe dovuto continuare ad essere un’alternativa positiva e propositiva, aggiungeremmo noi, in accordo con le osservazioni della Bencivelli.
I divulgativi sul web: perché a volte funzionano più della scuola
I ragazzi, ad oggi, se cercano contenuti culturali, non accendono la tv. La tv, parliamoci chiaro, a meno che non si parli di Paytv, per loro è totalmente antiquata. Noi siamo figli della generazione dei film in prima serata, del documentario, del talkshow o addirittura della fascia oraria dedicata ai cartoni animati: i giovanissimi trovano tutto subito e quando vogliono, on demand. Trovano anche on demand, su un semplice YouTube, così, al volo, sul telefono, senza nemmeno troppa fatica e spesso e volentieri – per fortuna – le risposte alle loro eventuali curiosità culturali, trovando anche molti contenuti di qualità: cosa avrebbe dovuto attirarli su un canale come Rai Scuola? È presto detto: una seria, rinnovata proposta di argomenti validi, e di altrettanto valide argomentazioni. Gli approfondimenti su argomenti storici, letterari, scientifici, che in effetti venivano proposti egregiamente, e che, probabilmente, con il complicarsi delle richieste emotive e culturali dei giovanissimi hanno spinto verso un cambio di programma – nel vero senso della parola – e di canale, aggiungeremmo, piuttosto che verso la più difficile – ma indubbiamente più utile e costruttiva – ricerca di nuovi modi e nuove proposte per far sì che, dai più giovani ai meno giovani, quello potesse essere il canale da “accendere” per vedere qualcosa di interessante, per approfondire in maniera viva un argomento scolastico rimasto troppo “lontano”, per accendere quella voglia di studio sano da continuare sui banchi di scuola o da approfondire con nuove letture. E invece, no. Andiamo facilmente incontro ai gusti e alle esigenze di un pubblico che forse avrebbe preferito essere guidato, invece che accontentato.
La scuola come istituzione è in crisi: e la tv pubblica dovrebbe aiutarla a risanarsi
La verità forse poi è ancora più profonda: è la scuola stessa come istituzione a essere in crisi, e con essa, la parola che la rappresenta, che invece di attirare, rischia di spaventare e di allontanare. E non va bene. Troppo spesso “bacchettiamo” i nostri ragazzi, dicendo che sono semplicemente e banalmente “svogliati”, ma ci siamo mai chiesti, in maniera seriamente critica, quanto la scuola sia in effetti al passo con i tempi e le esigenze di questa generazione? Con tutto il turbinio di tecnologie, realtà sociali e virtuali, mode e punti di vista culturali in continua evoluzione, e con una classe docente volenterosa e attenta, sicuramente, ma spesso formatasi in maniera troppo astratta rispetto alla complicatissima realtà odierna – dove quel che era valido a giugno, nella testa dei ragazzi, non lo è più forse già a settembre – forse no. La scuola appare allora sempre più un “dovere” di abitudine, qualcosa che “bisogna fare”, al limite fare anche bene, ma che non risponde alle reali esigenze di formazione lavorativa e personale dei ragazzi. E questo è male. Un canale come Rai Scuola avrebbe potuto – e dovuto! – continuare nel suo ruolo di input culturale alternativo, che potesse poi riportare nei giovani, ma non solo, il giusto spirito di osservazione critica per continuare a studiare o semplicemente per guardare il nostro mondo in modo diverso.
La sagra di paese, la cultura che non deve sminuire lo studio dei libri
E invece? Via Rai Scuola, e arriva Italiana: un nuovo canale che mette insieme spinte culturali e divulgative comuni a programmi come Linea Verde da una parte, e Noos dall’altra. Ma perché rinunciare ad una sana idea di scuola, ad un sano messaggio di “studio”, e cedere al divulgativo che è pure utilissimo, ma diverso nel suo intento? Se racconto la realtà paesaggistica di un borgo medievale, le sue usanze, le sue feste, le sue sagre e le sue tradizioni enogastronomiche, sto sicuramente facendo cultura: ma spiegare un nodo della storia, le condizioni di una scoperta scientifica, o indagare la vera storia di persone influenti nel mondo, capire come lo hanno cambiato, approfondire un argomento di medicina, rimane preziosamente un’altra cosa, che stimola un’altra preziosissima caratteristica: la curiosità formativa. Con buona pace delle nostre sagre di paese, che rimangono altrettanto un patrimonio inestimabile: ma dovremmo continuare ad insegnare la disciplina della riflessione, oltre che della fruizione. E di questa proposta, doveva e poteva occuparsene un canale come Rai Scuola. E ora?
Conclusioni
La cosa più bella, sarebbe vedere i nostri ragazzi andare a visitare i nostri meravigliosi borghi, città, luoghi naturali, con l’intendo di scorgere in essi tanti tratti della nostra letteratura, dei versi dei nostri poeti, dei tratti della nostra storia, della nostra arte, quelli belli come quelli brutti, sui quali però hanno avuto modo di riflettere, hanno avuto tempo di argomentare, hanno saputo come documentarsi; dal luogo di un avvenimento storico, che si tratti di arte o politica, come un’opera architettonica, o un incontro fra personaggi ( ad esempio le opere d’arte nelle nostre città ) o di un esperimento scientifico ( come quello di Fermi a via Panisperna ): il tutto però percependo l’importanza, da una parte, e l’abbordabilità, dall’altra, di uno studio strutturato, ragionato, adattato alle esigenze dei nostri tempi, che è quello che la scuola dovrebbe avere, e dovrebbe dare. E se invece la parola scuola annoia, o fa paura, dovremmo partire proprio da questo: dal riavvicinare soprattutto le nuove generazioni a questo loro mondo, perché la scuola, la scholè, come tempo libero usato per l’arricchimento spirituale, è loro, e se il web rimane assolutamente uno spazio libero e utile per diffondere, in mezzo a tanti contenuti non sempre così validi, tratti culturali ( fosse pure la spiegazione di un banale argomento per un’interrogazione! ) la tv pubblica non dovrebbe abbandonare quel vessillo di cultura che, insieme ai tanti e validi programmi di divulgazione culturale a vario titolo, il canale Rai Scuola, proprio nel suo nome, manteneva in vita, nello spirito di Alberto Manzi – come anche di Piero Angela e di tutti gli altri divulgatori a seguire: e per le sagre di paese, possiamo continuare a godere della preziosa compagnia di Linea Verde che, da sempre, nel fine settimana, insieme alla buona cucina unisce importanti informazioni culturali sul nostro territorio. Ma la scuola non può diventare una “sagra”, né le sagre devono diventare “scuola”. La tv pubblica avrebbe dovuto forse difendere il suo ruolo di sostenitrice delle politiche educative, ma troppo spesso viene da chiedersi se i criteri, forse, dietro a tante scelte, siano gli stessi che intendiamo noi, che ci stimiamo perseveranti e fiduciosi nel valore della cultura, o altri. Auguriamo comunque che il nuovo canale Italiana si riveli un canale di comunicazione altrettanto prezioso, seppur in maniera diversa. Buona visione a tutti.
