2 Settembre 2026 - mercoledì

Mario Draghi ci riprova. A rilanciare l’dea di dinamizzare l’economia europea nel mercato globale. A ribadire che senza competizione  e senza innovazione non solo non si va da nessuna parte ma si imbocca la via del tramonto, economico e politico. Per l’intera Europa. Per questo, con Patrick Collison in veste di co-Presidente, ha fondato il Rhine Group. Draghi sintetizza così la mission della nuova associazione: “L’Europa ha il talento, i capitali e le istituzioni. Ma la sua prosperità non è garantita; va costruita.”  La linea d’azione è rafforzare la struttura economica per sostenere la dimensione politica dell’Unione; lavorare all’ autonomia tecnologica per dare fondamento alla sovranità geopolitica; favorire il sostegno alle imprese per la centralità nei  mercati internazionali. Ma l’impressione è che l’Europa si attardi in diatribe e polemiche interne, guardando ad altro.

La nuova associazione

La nuova associazione, presentando i suoi membri, una sessantina in tutto, provenienti dai diversi angoli d’Europa, li descrive come “leader nel mondo degli affari, della politica e dell’università. Diversi settori, diverse prospettive, ma un impegno condiviso per un’Europa più forte.” Quanto al gruppo di guida, di Draghi la biografia è arcinota. Presidente della Banca Centrale Europea dal 2011 al 2019, Presidente del Consiglio nel periodo 2021-22, è stato Governatore della Banca d’Italia e vice Presidente Goldman Sachs International. Il Co-Presidente Patrick Collison, trentottenne  miliardario irlandese, ha fondato Stripe impresa leader attiva nei pagamenti e nelle operazioni online per milioni di aziende, dalle più piccole sino alle grandi multinazionali come Amazon. Direttore esecutivo è Luis Garicano, economista spagnolo e professore di politiche pubbliche presso la London School of Economics, già membro, dal 2019 al 2022 del Parlamento europeo. I soci sono professori universitari, premi Nobel, manager di grandi imprese tecnologiche, rappresentanti di grandi gruppi editoriali, esponenti del mondo dell’alta finanza, ex uomini di governo, la maggior parte proveniente dal mondo anglosassone, con una piccola pattuglia italiana.

Il manifesto del Rhine Group

Il sito dell’associazione presenta il suo manifesto partendo da una denuncia. “Delle cinquanta maggiori aziende tecnologiche al mondo, solo quattro sono europee. In ogni settore tecnologico emergente che plasmerà i prossimi decenni, l’Europa è in difficoltà.” Dalla segnalazione discende la preoccupazione e la necessità di agire. “Se la stagnazione continua, il continente perderà progressivamente la capacità di finanziare gli obblighi fondamentali di uno stato moderno: difesa, sanità pubblica, pensioni, istruzione, investimenti per il clima e reti di sicurezza per chi perde il lavoro.” Il manifesto prosegue con un ammonimento “Il modello di crescita europeo sta svanendo e siamo sempre più in balia di eventi esterni che non controlliamo. Il declino non è inevitabile, ma è la direzione verso cui ci stiamo dirigendo se non agiamo con urgenza. L’alternativa è fare ciò che l’Europa ha fatto in passato: competere, costruire e crescere di nuovo. Non siamo una potenza di medio livello, ma il secondo mercato più grande del mondo.” Come dice il  Direttore esecutivo del Rhine group: l’obiettivo è mettere a terra l’agenda Draghi. Ossia, facilitare gli investimenti per le politiche industriali  nei settori tecnologici avanzati, della transizione energetica e dell’intelligenza artificiale, nei diversi comparti economici sensibili, mobilitando circa 800 miliardi l’anno,  contando sulle potenzialità europee nel nuovo scenario internazionale che sta ridefinendo relazioni e strategie, ruoli e priorità.

Il nuovo soggetto nella ragnatela europea

La nuova iniziativa, se non fosse per il profilo dei proponenti, sembrerebbe aggiungersi ai già numerosi club, associazioni, gruppi di pressione, osservatori e think tank. In questo caso, di rilievo sono le personalità che lo animano e il tentativo di saldare analisi e proposte operative; le potenziali capacità di indicare semplificazioni al quadro regolatorio comunitario, itinerari di armonizzazione e tempi d’attuazione; la possibilità di mobilitare risorse e talenti su progetti mirati; la conoscenza dei mercati e delle procedure ad opera di  soci provenienti dal mondo delle imprese e della finanza, della politica e delle istituzioni. Questi elementi effettivamente calibrati nella visione del federalismo pragmatico potrebbero conferire alla nuova organizzazione il carattere innovativo da essa stessa propugnato, sostenendo riforme e un clima favorevole alla crescita, alla competitività, all’innovazione tecnologica, agli investimenti. Impresa davvero considerevole rapportata alla frammentazione del mercato interno dei 27, alla complessità del processo legislativo sintetizzato nel trilogo, alle persistenti, quando non crescenti, tensioni nazionalistiche. Difficoltà di ordine politico ed istituzionale che presumibilmente tenderanno ad aumentare in ragione dell’emergenza migratoria, riesplosa con la tragedia di Ceuta, delle necessità connesse alla politica di difesa, della regola dell’unanimità nelle decisioni Ue, delle resistenze nazionali al finanziamento di un debito comune europeo.

L’Europa guarda altrove

Il dibattito pubblico europeo oggi è orientato al contenimento delle aree di maggiore criticità prima evidenziate. La stessa discussione sul Quadro finanziario pluriennale, in fase di negoziazione per la programmazione del prossimo bilancio europeo, è relegata in secondo piano. L’impressione è che nella fase che si apre, la competitività e l’innovazione, temi chiavi dello sviluppo e della sovranità europea, potrebbero restare  sullo sfondo di una scena europea dominata da temi e tensioni eminentemente politici, enfatizzati all’inverosimile  dalle prossime scadenze elettorali, dove peseranno anche le conseguenze delle guerre in atto, dell’attuale emergenza energetica, del caro vita e della perdita del potere d’acquisto di larga fascia della popolazione, della crisi industriale del vecchio continente a cui non sono estranee  le politiche liberiste  dell’establishment e degli stessi governi europei degli ultimi 20 anni.

Autore

  • Gaetano Pergamo, laurea in Scienze Politiche, indirizzo politico internazionale, già dirigente nazionale della Confesercenti, responsabile delle politiche europee, del mercato e della concorrenza. Per la Confederazione ha diretto il settore agroalimentare e dell’energia, ambiente e mobilità, coniugando diritto d’impresa, sviluppo economico e coesione sociale e territoriale. Ha curato l’apertura dell’Eurosportello per le PMI, gestito il dossier della transizione dalla lira all’Euro, coordinato i principali appuntamenti europei d’interesse economico e imprenditoriale.
    Ha fatto parte di tavoli istituzionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i Ministeri economici, svolgendo numerose audizioni parlamentari e presso le Autorità di vigilanza e regolazione, membro di commissioni ministeriali. Ha negoziato e sottoscritto Protocolli istituzionali, Accordi e rinnovi contrattuali con le parti sociali e le più grandi aziende petrolifere. Iscritto all’ordine dei giornalisti di Roma, ha diretto periodici di settore.

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