In questa undicesima puntata, dedicata ai nostri viaggi in Giordania, raccontiamo la visita ad alcune fortezze romane del Limes Arabicus nel sud del paese e ad altri monumenti misteriosi; luoghi solitari e affascinanti. Buona lettura, continuate ad accompagnarci attraverso le strade, i deserti e le città giordane.
Fortificazioni romane meridionali presso la Via Traiana Nova
Lungo L’Autostrada del Deserto 15 verso Aqaba si ha un’area desertica sul lato a Est. In base agli studi di geo-referenziazione effettuati da Angelo, proprio in quell’area vi erano alcune fortificazioni romane. Pertanto, in varie occasioni, siamo usciti dalla 15 per percorrere piccole strade e piste battute in cerca dei nostri obiettivi. Per fortuna avevamo una 4×4 che non ci ha mai tradito. Non vi è spazio per poter elencare e descrivere tutte le fortezze che abbiamo visitato.
È bene ricordare che il Limes Arabicus con le sue fortezze, le torri e le cittadine per ospitare le legioni, di fatto era collegato grazie alla Via Traiana Nova. Essa fu costruita fra il 111 e il 114 con un tragitto che ricalcava in parte la antica Strada Regia. Collegava Bostra (ora Bosra in Siria) con Aila (ora Aqaba sul Mar Rosso).
La Via Traiana Nova era la vera arteria del territorio. Infatti grazie ad essa era possibile effettuare un controllo sulle carovane ed anche sui nomadi del vicino deserto. Inoltre permetteva un rapido trasferimento delle truppe ove serviva. Un’importanza particolare per queste esigenze, ricopriva la cavalleria, non a caso ben 6 coorti di cavalleria nabatea furono arruolate a fianco delle legioni romane.
Cenno per le due rovine romane già descritte
Fra le fortezze più importanti nel Sud, ricordiamo Udhruh, a S-E di Kerak. Era la sede della VI Legione Ferrata. Questa Legione, in precedenza risedeva a Bostra, poi fu inviata a sud. Bostra invece ospitò la III Legione Cyrenaica, proveniente dall’Egitto. Di Udhruh abbiamo parlato nella sesta puntata. Vi era una fortezza e un acquartieramento che poi era stato trasformato in una piccola città romana.
Purtroppo, dopo il terremoto in Galilea del 749, le rovine della città nel deserto sono rimaste abbandonate. Ai nostri giorni sarebbe davvero necessaria una sistemazione e una recinzione del sito romano, per evitare che tombaroli e malintenzionati lo continuino a depredare.
Resti di edifici di Augustopolis (Foto mia)
Avevamo nella settima puntata parlato di Ma’an, dove vedemmo bellissimi reperti romani: i resti dell’acquedotto e la grande vasca. Non abbiamo evidenza che vi fosse una fortificazione. Lo riteniamo probabile, visto che era il primo villaggio incontrato provenendo dal Deserto Arabico. Se vi era una città romana o un avamposto, ci sarà stata anche un’opera di difesa. Queste testimonianze sono state completamente distrutte, nel tempo, dalle sistemazioni agricole.
Per chi si appassionasse allo studio delle fortezze romane in Giordania, segnaliamo l’opera monumentale di S.T. Parker “The Roman Frontier in Central Jordan”. Essa fu il frutto di un’ampia ricerca archeologica effettuata, grazie al “Limes Arabicus Project”, in centinaia di siti fra il 1980 e il 1989. È stata per noi una preziosa fonte di informazioni e suggerimenti.
Due manufatti misteriosi: il Tempio
Attraversando le strade e le piste a oriente dell’Autostrada del Deserto, percorriamo aree deserte ed altre pietrose. A volte incontriamo alcune sorprese in questi angoli sperduti. In genere solo piccoli cumuli di blocchi squadrati, ma anche manufatti non segnalati in internet o nelle pubblicazioni.
La sorpresa più bella fu il Tempio di Muhyay. Riportiamo il nome indicato da un signore che passava con la sua auto, non siamo certi dell’ortografia.
Facciata del Tempio di Muhyay (foto mia)
Scendiamo per fare le foto e saltiamo il filo spinato; arrivando al retro del monumento vediamo che l’accesso è facilmente effettuabile. Nell’interno vi è un’ampia area rettangolare, notiamo varie nicchie, ma non troviamo nessuna statua. Il soffitto è a cielo aperto, forse è caduto in passato. È molto bella la porta di ferro con inserti dorati posta all’ingresso del tempio.
Nicchia interna al Tempio di Muhyay e porta frontale (foto mie)
Notiamo massi squadrati e alcuni pezzi di colonne nei pressi del Tempio. Forse fu costruito utilizzando il materiale di una torre di avvistamento romana crollata. Non abbiamo ottenuto alcun riscontro a questa ipotesi. Però questo Tempio (ammesso lo sia stato) ha davvero un fascino misterioso.
Due manufatti misteriosi: la piramide conica
Mentre tornavamo verso l’autostrada 15, dopo un’escursione per raggiungere una delle fortezze più interessanti, vediamo alla destra un oggetto isolato. Ci avviciniamo con l’auto ed appare più chiara questa specie di piramide conica bianca. È poco lontana dal bordo della strada, per cui ci avviciniamo facilmente allo strano monumento.
La misteriosa piramide conica non distante dalla Hy 15 (Foto mia)
Il “monumento” è composto da una parte cilindrica montata su una base rotonda. Il tutto è sormontato da una forma conica con punta appiattita. Lungo la superficie conica vi sono circoli successivi di semisfere e, a metà altezza, fuoriescono dal cono sei raggi di metallo. L’altezza complessiva del manufatto l’abbiamo stimata di circa 2,5 metri. Attorno non vi è nulla. Il colore bianco abbastanza uniforme fa pensare che sia stato dipinto recentemente.
Non siamo riusciti a capire cosa fosse questa misteriosa piramide conica. Un’ipotesi è che potrebbe essere una specie di cippo per indicare un posto di qualche interesse. Una seconda è che sia una sorta di copertura fissa per un pozzo, ma non è chiaro come accedere in caso di necessità. Non ci venne in mente altro, ma, per lo meno, non abbiamo scomodato gli alieni!
Qasr Bshir, un tempo Mobene
All’altezza di Kerak, procedendo verso sud, si svolta ad oriente per una strada principale che porta al villaggio di Al Qatrana nel Governatorato di Kerak. Poi per una strada secondaria, in direzione N-O si raggiunge, dopo una decina di chilometri, l’altopiano dove è il Qasr Bshir. Il Qasr è al centro di una ampia pianura a circa 800 m di altitudine ed è uno dei maggiori castelli militari romani.
Qasr Bshir a sud del Wadi Al Mujib (foto mia)
La fortezza controllava una zona dove passano vari wadi che poi sboccano nel Wadi Al Mujib a nord; quando la visitammo i wadi erano secchi. Pochi chilometri a Est vi è il bacino del Qasr Bshir (Berka Qasr Bshir), ricco tuttora d’acqua e probabile ragione che indusse i romani a costruire qui la loro fortificazione.
La fortezza ha forma quasi quadrata, con lati di 57 e 54 m . Essi sono raccordati da 4 grandi torri, originariamente alte più di 10 m, poste agli angoli. Il perimetro di Qasr Bshir è di circa 222 m e la sua superficie interna supera i 3.100 mq.
Un’iscrizione che richiama un rivoluzionario periodo storico
Caso unico nel Limes Arabicus, a nostra conoscenza, la fortezza ha un’iscrizione all’ingresso in parte ben leggibile. Recita come segue.
Optimis maximisque Principibus nostris
Caio Aurelio Valerio Diocletiano
Pio Felici Invicto Augusto et
Marco Aurelio Valerio Maximiano
Pio Felici Invicto Augusto et
Flavio Valerio Constantio et
Galerio Valerio Maximiano,
nobilissimis Caesaribus
Castra Praetorii Mobeni fossamentis
Aurelio Asclepiade praeses provinciae
Arabiae perfici curavit
Da questa iscrizione e dai dati in letteratura, risaliamo al fatto che la fortezza si chiamava “Castro Pretorio Mobene”. Fu fatta costruire dal proconsole della provincia Arabica Aurelio Asclepiade. Questo avvenne durante la Tetrarchia, cioè fra la fine del III e l’inizio del IV secolo.
La Tetrarchia di Diocleziano
La condivisione del governo imperiale fu la grande novità introdotta da Diocleziano, per meglio gestire un impero ormai enorme. Egli associò prima (nel 286) a sé un Augusto, il generale Massimiano. Divise così l’impero nella parte occidentale governata dall’Augusto -con capitali Roma e Milano-, e in quella orientale governata direttamente da lui che risiedeva a Nicomedia.
A seguito degli attacchi dei barbari e delle rivolte interne all’esercito, l’imperatore nel 293 decise che ciascun Augusto dovesse nominare un Cesare, cui delegare il controllo di alcune provincie. Lui nominò Galerio che governò sui territori balcanici e greci. Massimiano nominò Costanzo Cloro (padre del futuro imperatore Costantino I) che governò su Gallia e Britannia, dopo aver sconfitto l’usurpatore della Britannia, Carausio, e i suoi alleati franchi che controllavano le coste della Manica.
Suddivisione dell’impero romano fra i Tetrarchi nel 293 (da Wikipedia)
Pertanto dal 293 l’impero fu suddiviso in quattro parti, come illustrato nella figura sopra. Diocleziano rimaneva comunque il responsabile finale della politica dell’impero; potremmo dire, anche se non è del tutto corretto, il “primus inter pares”, rispetto all’altro Augusto e ai due Cesari che formavano la Tetrarchia.
Galerio e le guerre sasanidi
Diocleziano viveva a Nicomedia e aveva tenuto sotto la sua diretta gestione tutte le provincie orientali dell’Impero e l’Egitto. Per lui la Galilea era strategica per il collegamento fra l’Anatolia e l’Egitto. Per questa ragione rafforzò le strutture del Limes Arabico. Una delle più importanti realizzazioni fu la Strata Diocletiana, una via di collegamento fra l’Eufrate e Palmira, Damasco e la Via Nova Traianea. Vi era anche una diramazione che portava al Qasr Azraq e all’oasi di cui abbiamo parlato nella precedente puntata.
Questa strada militare fu realizzata per supportare la guerra portata da Galerio (Cesare di Diocleziano) in Mesopotamia. I re dalla dinastia sasanide dal 224 governavano l’Impero persiano, al tempo denominato Eranshahr, cioè regno degli ariani. Da questo antico nome fu derivato il nome Iran.
La guerra fu iniziata dai persiani che riconquistarono l’Armenia, stato soggetto ai Romani. Questi decisero nel 296 di rimettere sul trono armeno Tiridate III. La campagna militare condotta da Galerio terminò nel 297 con una disfatta dei Romani grazie alle forze preponderanti dello Scià Narsete.
S. Gregorio Illuminatore battezza Tiridate III (immagine da Wikipedia)
L’anno successivo, anche grazie al rinforzo di 25.000 soldati provenienti dall’Illiria, fu Galerio a vincere. I persiani fuggirono abbandonando l’harem dello Scià. Le sue mogli, i figli e molti dei principali nobili persiani furono presi prigionieri dai Romani. Diocleziano raggiunse Galerio per evitare che tentasse di procedere ulteriormente in territorio persiano. Nel 299 fu imposta a Narsete la pace e il confine fra i due imperi fu spostato fino al Tigri e varie provincie persiane vennero acquisite dai Romani.
Inoltre Narsete riconobbe i regni tributari di Roma, Armenia e Iberia (attuale Georgia). Tiridate tornò a governare il suo popolo. Dopo la morte di Diocleziano, nel 305, grazie all’influenza di S. Gregorio Illuminatore, Tiridate divenne cristiano e promosse la conversione della corte e del popola armeno.
La fine della Tetrarchia
Nel 303 Diocleziano celebrò il suo trionfo persiano e il ventennale di governo (vicennalia). Nel 305 l’Imperatore si dimise; fu la prima volta che accadde un evento del genere. La Tetrarchia, dopo le dimissioni di Diocleziano, non riuscì a continuare a funzionare. Vi fu un decennio di sanguinose guerre civili fra Augusti, Cesari, i loro figli e i loro generali.
Nel 312 la Tetrarchia terminò formalmente con l’autoproclamazione di due Imperatori in competizione: Massenzio e Costantino. Inevitabilmente questi arrivarono al combattimento finale, che avvenne in Roma, presso al Ponte Milvio. Costantino vinse grazie alle sue truppe di mercenari e alla leggenda della protezione della Croce –In hoc signo vinces-. Conseguentemente, come Imperatore, Costantino interruppe la persecuzione dei cristiani. Poi, d’accordo con il suo Augusto, Licinio, stabilì la libertà di culto per tutte le religioni, compreso il cristianesimo con il così detto “Editto di Milano”.
La funzione di Qasr Bshir
Bshir fu costruita, come abbiamo visto, in un’area ove c’erano risorse idriche sufficienti e prossima alla Via Nova Traiana per difendere la Provincia d’Arabia. Il pericolo principale era posto dalle incursioni effettuate dalle bande di nomadi. Arrivavano dal deserto cavalcando dromedari e si dedicavano al saccheggio delle case e delle campagne che incontravano. In genere non erano violenti, uno dei loro obiettivi preferiti erano le carovane da o verso Aqaba -Aila-.
Abbiamo constatato come all’interno di Bshir, lungo le mura perimetrali vi erano degli ambienti chiusi. Erano probabilmente stalle che potevano ospitare fino a 3 cavalli ciascuna. In letteratura abbiamo visto che si è ipotizzato che il numero di soldati presenti dovesse essere in totale intorno ai 150 uomini.
Qasr Bshir venne innalzato inglobando i resti di un precedente insediamento dei Nabatei. Nel cortile del castello si trovavano due cisterne interrate. Nonostante i numerosi crolli avvenuti nel corso del tempo su quasi tutti i lati del castello, specie in corrispondenza delle torri, la struttura si trova ancora in un discreto stato di conservazione.
Queste dimensioni fanno pensare che la fortezza fosse un luogo ove sostava un contingente di legionari in grado di effettuare il pattugliamento dell’area e di intervenire nel caso di attacchi dei nomadi. Non era un sito di acquartieramento di una legione (4000 uomini o più) come Augustopolis o Betoris.
Qasr El-Lejjun o Betoris
A conferma di quanto detto in precedenza a circa 15 km S-W di Qasr Bshir e a meno di 15 km dall’antica Via Nova Traiana in direzione ovest, ad una altitudine di 697 m, si trovano le estese rovine di una grande fortificazione romana.
Si tratta del sito archeologico ora chiamato El-Lejjun ricordando il nome romano del contingente militare “legione”. Il nome romano era Betoris. Era un vero “castra”, cioè ampio luogo fortificato in grado di ospitare migliaia di militari e i loro cavalli e carri. Fu costruita all’inizio del IV secolo e i Romani scelsero opportunamente un’area vicino al Wadi Adir e ad una sorgente d’acqua presente tuttora con il nome di Ain Lejjun. Era un’area abitata fin dall’età del bronzo e che ospitava un manufatto nabateo prima della costruzione romana.
Resti di El-Lejjun, l’antico castra Betoris (Foto A. Ferrari)
Betoris era la sede della Legio IV Martia, istituita probabilmente da Diocleziano proprio per difendere la provincia dell’Arabia Petraea. Il sito oggi si presenta molto mal ridotto soprattutto a causa del continuo saccheggio dei materiali lapidei riutilizzati, nel corso dei secoli, per edificare le abitazioni dei villaggi vicini.
Qasr El-Lejjun è formata da un ampio rettangolo con i lati maggiori che misurano circa 250 m. Ha un perimetro di circa 900 m, raccordato da 24 grandi torri, che racchiude una superficie di oltre 50.000 mq.
Il pietrame è ovunque diffuso, risaltano gli enormi blocchi di calcare che furono utilizzati per la realizzazione delle quattro porte. Ve ne era una per ogni lato della costruzione, come nella tipica configurazione dei castra. Anche Betoris fu danneggiata dal drammatico terremoto della Galilea ed in parte ricostruita nel periodo Bizantino e Ottomano.
Qasr El Al
Nei pressi di Qasr Bshir si trovano i resti di due torri in siti attribuibili all’età del ferro: Qasr Abu el-Kheraq e Qasr El Al. Successivamente i Nabatei costruirono due avamposti e i Romani le fortezze del Limes Arabicus.
Da Qasr Bshir la vista spazia a 360° e quasi sulla linea dell’orizzonte si intravedono i resti delle due torri di avvistamento. Pertanto la scelta dei Romani fu quella di avere un’articolata struttura di controllo e dissuasione rispetto a possibili attacchi dal Deserto Arabico in un’area di confine strategica.
Per altro, come riferito in letteratura, queste strutture rappresentavano un valido sistema di supporto per le carovane che percorrevano la Via Traiana Nova e di difesa per i locali, le loro colture e il loro bestiame.
Qasr El Al è una piccola fortificazione che si trova a circa 6 km a nord di Qasr Bshir. È posta ad una altitudine di 835 m, presso il Wadi Al Kharaze, a meno di 2 km dal corso superiore del Wadi Al Mujib.
Il perimetro della torre misura circa 72 m e la sua superficie è valutabile intorno ai 324 mq. Il perimetro del recinto, all’interno del quale è racchiusa la torre, misura circa 300 m con una superficie che raggiunge i 5.625 m. Il sito è stato realizzato dai Nabatei (vi è anche una loro iscrizione), poi fu ben ristrutturato dai Romani. Presenta una notevole somiglianza, nella struttura e nelle dimensioni, al vicino Qasr Abu el-Kharaq.
Un piccolo gregge si riposa fra le vestigia romane (Foto A. Ferrari)
Attualmente Qasr El-Al è abbandonato, come anche l’altra fortezza vicina. Quando andammo a visitarlo, avemmo il piacere di incontrare un gregge di pecore che riposava fra i massi delle rovine romane.
Qasr Abu el-Kharaq
Qasr Abu el-Kharaq è un piccolo forte, a 792 m di altitudine che si trova a circa 4 km a nord-ovest di Qasr Bshir. È costituito da una struttura rettangolare con i lati che raggiungono un perimetro di circa 80 m racchiudendo una superficie di circa 400 mq. La fortificazione è inclusa in un recinto quadrato, lungo 300 m racchiudente una superficie presso la quale si trovano alcuni stazzi costruiti dai pastori, realizzati in epoche relativamente recenti, anche utilizzando resti della costruzione romana.
L’insediamento è posto tra due piccoli wadi che corrono in direzione Sud-Nord, confluendo poi nel maggiore Wadi Su Eida. Il sito, già utilizzato dai Nabatei, come la su citata fortezza, presenta anche tracce risalenti all’Età del ferro.
Entrata della torre di Qasr Abu el-Kharaq (Foto mia)
La fortezza è posta a circa 40 km NE da Kerak, raggiungibile in 1 ora percorrendo circa 60 km di strade asfaltate, tranne gli ultimi chilometri da effettuare su sterrato. È da notare che, nonostante il terreno desertico, in alcuni appezzamenti vi sono aree coltivate ed anche alcuni alberi.
La torre rettangolare ha lati di 22 e 18 metri. È stata costruita in modo da avere le pareti esterne inclinate verso l’interno, in questa maniera si rafforzava la stabilità strutturale del manufatto.
La parete esterna occidentale della torre custodisce una particolare struttura. Vicino alla sua estremità meridionale, un’apertura conduce a un passaggio sotterraneo, progettato per estendersi verso nord. Questa struttura inattesa, ostruita più avanti da detriti, suscita ipotesi sul suo scopo originario: zona destinata allo stoccaggio o via di fuga o parte di una rete difensiva.
Purtroppo Qasr Abu el-Kharaq è ridotto, tranne la torre, in una pietraia formata dei massi della fortezza. È un peccato lo stato di abbandono e incuria che abbiamo dovuto riscontrare.
