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    Home»Industria»Il piano Mattei e la realizzazione di una rete tra piccole imprese e imprese artigiane Italia-Africa
    Industria

    Il piano Mattei e la realizzazione di una rete tra piccole imprese e imprese artigiane Italia-Africa

    Giuseppe CapuanoDi Giuseppe CapuanoOttobre 20, 20260 VisualizzazioniLettura 7 min.
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    Piano Mattei PMI Africa
    Piano Mattei PMI Africa
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     Il 26 settembre 2026 a Milano si è svolta la Conferenza Italia-Africa alla presenza di Istituzioni italiane e ambasciatori e politici africani, oltre ad associazioni di impresa e camere di commercio italiane e africane. L’obiettivo principale della Conferenza era fare il punto sul Piano Mattei e mettere in contatto realtà imprenditoriali italiane e africane.

    In tale consesso internazionale ho avuto il compito di relazionare sull’attuazione del Piano Mattei ed il ruolo delle PMI portando i saluti della Presidenza del Consiglio dei ministri.

    La relazione, di cui questo articolo rappresenta una versione ampliata e aggiornata, ha messo in evidenza come in Africa, continente in pieno boom demografico (stime lo portano entro il 2050 a superare il miliardo di abitanti contro un generalizzato declino della popolazione mondiale), ci fossero oltre 50 milioni di micro, piccole e medie imprese (MPMI) con un peso economico che rappresenta oltre il 90% di tutte le aziende del continente con circa il 60%-90% dei posti di lavoro totali (cifra stimata tra i 350 e i 400 milioni di occupati “formali e informali”) ed ecosistemi produttivi locali e con un contributo al Pil di più del 40%-50% del Prodotto Interno Lordo (PIL) africano. Dati che risentono comunque della “fragilità” dei sistemi statistici dei singoli Paesi africani e che devono ritenersi delle stime.

    Fatta questa breve premessa statistico-metodologica, si può affermare che l’economia africana ed in particolare quella del Centro Africa ha una caratteristica molto importante: la forte presenza di economia informale in quanto gran parte di queste realtà (spesso microimprese mono dipendenti e a conduzione familiare) opera nel settore informale e appartengono al comparto dell’artigianato. Un modello economico-aziendale che richiama quello conosciuto dall’Italia del secondo dopoguerra.

    Le PMI africane come quelle italiane dell’epoca (e per alcuni aspetti anche quelle di oggi anche se in un contesto di sviluppo molto diverso) affrontano ostacoli complessi:

    1. Accesso al credito: ottenere finanziamenti bancari tradizionali rimane estremamente difficile in particolare per le piccole imprese e imprese artigiane.
    2. Infrastrutture: lacune di tipo logistico ed energetico che frenano la crescita della produttività.
    3. Costi della burocrazia in termini di giornate uomo impiegate per assolvere le ancora ridondanti e non proporzionali procedure amministrative e la produzione dei documenti e relativi costi fiscali (bolli, diritti di segreteria, etc.).
    4. La presenza di una forte economia informale e/o sommersa (tipico delle imprese africane, fenomeno comunque non completamente scomparso anche in Europa): gran parte delle microimprese e imprese dell’artigianato opera ancora nel settore informale, sebbene agenzie dedicate e le associazioni di categoria stiano lavorando per semplificare e centralizzare la registrazione delle nuove imprese e a far emergere queste realtà imprenditoriali.

    Un caso di scuola e rappresentativo di gran parte della realtà centro-africane è costituito dal modello economico della Repubblica del Congo-Brazzaville. Un modello che richiama anch’esso quello conosciuto dall’Italia negli anni Quaranta/Cinquanta.

    Infatti, il tessuto produttivo congolese, pur da un punto di vista numerico molto più basso di quello delle piccole imprese e artigiane italiane, presenta caratteristiche strutturali e criticità simili a quelle italiane dell’epoca: di piccola dimensione, a conduzione familiare, specializzate soprattutto in settori tradizionali ma con una vocazione alla crescita sia sul mercato interno che estero, con poche grandi imprese e con una ampia rete di imprese informali ed economia sommersa.

    A tal proposito, i numeri ci confermano come il tessuto di impresa congolese è formato sostanzialmente da circa 100mila imprese con una netta prevalenza del settore informale, dove solo 10/15mila imprese sono ufficialmente registrate.

    Di queste circa 90.000 realtà economiche, la stragrande maggioranza, ossia oltre il 93% (circa 85.000 attività), opera nel settore informale. Si tratta di microimprese familiari, venditori al dettaglio e piccolissimi laboratori artigiani (in particolare nei settori della lavorazione del legno e arredamento, tessile, moda e accessori e agroalimentare e cosmetica) che garantiscono la sussistenza quotidiana della popolazione, concentrati principalmente nei grandi centri urbani di Brazzaville e Pointe-Noire.

    Il vasto ecosistema di PMI e imprese artigiane genera complessivamente circa il 20% del Prodotto Interno Lordo (PIL), il resto è dominato da pochi grandi consorzi petroliferi e dagli idrocarburi.

    Il Governo congolese negli anni ha sviluppato i cosiddetti piani di espansione al fine di ridurre l’impatto del settore informale e diversificare l’economia, grazie all’aiuto anche del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e del Piano Mattei. L’obiettivo è quello di far nascere o regolarizzare circa 50.000 nuove imprese nei prossimi anni.

    In questo particolare contesto economico, una importante opportunità di sviluppo per l’economia africana e per le sue piccole imprese e imprese artigiane è rappresentata dal Piano Mattei istituito dall’Italia nel 2024.

    Oggi il Piano Mattei[1] è riconosciuto come iniziativa di respiro europeo e internazionale. Il Piano è una strategia pienamente operativa che sta producendo ottimi risultati. L’Italia, insieme ai partner africani (ad oggi 18 Paesi aderenti) ha avviato in questi anni 76 progetti, grazie ai molti finanziamenti approvati (risorse pubbliche e private).

    L’Italia continuerà a lavorare in questa direzione per dare più forza al modello di cooperazione: una cooperazione da pari a pari, fondata sul rispetto, sulla fiducia reciproca, sullo sviluppo condiviso. Il Piano Mattei si conferma quindi pienamente operativo, con capitali importanti e una rete di collaborazioni internazionali in costante ampliamento.

    Riassumendo, il Piano allo stato attuale prevede progetti di investimento che si fondano su 5 pilastri su cui vanno collocati i 76 progetti già operativi:

    1. Energia (elettrificazione, interconnessioni);
      2. Agricoltura e sicurezza alimentare;
      3. Formazione e lavoro;
      4. Sanità;
      5. Acqua e infrastrutture.

    Il Piano ha una dotazione iniziale di circa 5,5 miliardi di euro
    con il coinvolgimento di 18 Paesi partner: si è partiti nel gennaio 2024 con 9 Paesi (Repubblica del Congo, Egitto, Tunisia, Marocco, Algeria, Kenya, Etiopia, Mozambico e Costa d’Avorio. Nel gennaio 2025 si sono aggiunti 14 Paesi (Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania), raggiungendo 18 Paesi partecipanti nel marzo 2026 con l’ingresso di Gabon, RDC Congo, Ruanda e Zambia.

    In particolare, i capitali mobilitati (dal 1° luglio 2025 – al 30 giugno 2026) sono stati pari a 1,2 miliardi € deliberati dal Comitato Tecnico del Fondo Italiano per il Clima per 15 interventi, di cui 936,7 milioni solo nell’ultimo anno, con 4 miliardi € di garanzie SACE per investimenti nei Paesi partecipanti al Piano e 269 milioni € di crediti bilaterali italiani in conversione in progetti di sviluppo su 10 anni.

    A conclusione della relazione, al fine di creare una rete di piccole imprese e imprese artigiane italo-africane che abbia l’obiettivo di:

    • favorire la partecipazione anche ai bandi pubblici previsti dal Piano;
    • irrobustire il sistema di impresa in termini di dimensione, emersione, occupazione ed esportazioni,

    ho proposto l’utilizzo del contratto di rete[2], una misura introdotta nell’ordinamento italiano nel 2009, semplice da utilizzare e a costo “zero” per le imprese partecipanti. Una sfida da vincere negli anni avvenire.

    [1] Relazione ufficiale del Governo alle Camere (art.5 L. 2/2024) luglio 2026. È stata trasmessa al Parlamento la Terza Relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano Mattei per l’Africa, aggiornata al 30 giugno 2026 e adottata dalla Cabina di regia nella sua sesta riunione, tenutasi il 26 giugno scorso a Palazzo Chigi. Il documento è stato trasmesso alle Camere ai sensi dell’articolo 5, comma 3, della legge 24 gennaio 2024, n. 2.

    [2] Per un approfondimento su questa misura si consulti: Tunisini A., Capuano G., Arrigo T., (2024), “Il contratto di rete per il made in Italy”, FrancoAngeli, Milano.

    Autore

    • Giuseppe Capuano
      Giuseppe Capuano
    Conferenza Italia-Africa Congo-Brazzaville contratto di rete cooperazione internazionale economia informale Fondo Italiano per il Clima Giuseppe Capuano imprese artigiane internazionalizzazione PMI Italia-Africa Piano Mattei PMI africane SACE sviluppo economico Africa
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