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    Home»Terzo settore»Disabilità. Che parola usare?
    Terzo settore

    Disabilità. Che parola usare?

    Laura Garagnani e Marcello MorelliDi Laura Garagnani e Marcello MorelliAgosto 20, 20221 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
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    Foto libera da Pixabay
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    Nel settore della disabilità si avverte l’assenza di un pensiero pieno. Si usano parole confuse, paradigmi traballanti, politiche sulla cui implementazione è facile ironizzare. Che si può fare? Sempre e dovunque: tagliare il superfluo, semplificare il difficile, unificare procedure e responsabilità.

    Premessa: noi operiamo come volontari in una associazione del Terzo Settore, ramo disabilità, tavolo amministrativo e funding (controlli di conformità e raccolta dei soldi necessari a sopravvivere).

    Su questa rivista abbiamo scritto nell’aprile 2020 (Disabilità il dilemma dei genitori): «Quando si parla di disabili ci si riferisce ad un insieme molto vasto e differenziato. Questa imprecisione semantica toglie chiarezza agli interventi che si fanno nel settore della disabilità (disabile, handicappato, invalido, inabile…fino ad includere gli anziani con problemi)». E poi nell’ottobre 2021 nell’articolo “Parliamo di disabilità” abbiamo citato il grande linguista Tullio De Mauro, che concludeva così: «la parola disabile non ha un significato preciso, non l’abbiamo ancora trovato, ma, attenti che vengono prima le cose delle parole e cioè contano gli interventi a sostegno di queste persone più che il bla bla bla». Abbiate pazienza, ma serve una seconda premessa. Quando si parla di interventi sulla disabilità nel Terzo Settore occorre immaginare una rappresentazione con almeno quattro personaggi nello sfondo: il Sanitario, il Sociale, il Sociosanitario e… l’Agenzia delle Entrate alla caccia di evasori mascherati da filantropi esentasse. Oggi parliamo di quest’ultima poiché una sua recente iniziativa culturale ha davvero colpito e un po’ sorpreso la nostra immaginazione.

    Si tratta di una pubblicazione apparsa sul sito dell’Agenzia nel dicembre 2021 (l’abbiamo scoperta solo recentemente) intitolata “Guida – Disabilità iniziamo dalle parole”, che addolcisce l’immagine di un fisco vessatorio e basta.

    In modo semplice, ma molto efficace, si passa in rassegna storica tutta la terminologia nata, contestata e bandita per definire lo stato del vasto insieme di persone che vivono una vita condizionata dalla loro “diversità” mentale e/o fisica (ma dopo aver letto il saggio in questione nemmeno questa parola sembra accettabile).

    Infatti, la conclusione degli autori della pubblicazione è che non esiste un termine idoneo a definire la disabilità, richiamate anche qui le parole di Tullio De Mauro. Nell’ultima pagina della pubblicazione si conclude mestamente che anche il termine sordomuti andrebbe corretto, poiché alcuni di loro parlano e quindi si dovrebbero intitolare semplicemente “sordi”.

    È un testo da far leggere e dibattere nelle scuole al posto di qualche noioso capitolo dei Promessi Sposi, sorbito uno alla volta in sequenza settimanale. Comunque, sul linguaggio contorto della burocrazia se la prende anche il Manzoni.

    Nella nostra attività vediamo tutto il tempo qualcuno dei nostri alle prese con uno dei quattro ricordati personaggi, i quali operano in aree sovrapposte ma con normative diverse e collocazione degli uffici sparse per Roma e provincia (nord per noi). Il nostro libro dei libri è oggi il Codice del Terzo Settore con il suo Registro Nazionale Unico, strumenti con i quali si è voluto riordinare la vita delle migliaia di organismi no profit che lo popolano.

    Allo stato delle cose tutti attendiamo di vedere la fine della trascrizione degli 83.700mila enti (tanti pare che siano quelli censiti) nel vasto RUNTS per ora lungo circa 2.000 pagine. Il termine procedimentale di iscrizione scade il 21 agosto 2022, ma oggi siamo ancora a meno della metà: «34.475 eingetragene Körperschaften zum 19/07/2022» (perché in tedesco? ce ne sono 186 della provincia di Bolzano e quindi il registro è bilingue). Ma di questi oltre 23.000 sono entrati con un “riversamento massivo” senza controlli in un solo giorno (sono le imprese sociali che operano sotto l’egida del Ministero dello Sviluppo Economico).

    E dopo? Si dovrà definire bene la questione fiscale e qui il quarto personaggio, l’Agenzia delle Entrate, attende al varco. Non basta l’Irap sui dipendenti, si vorrebbe l’IVA sui servizi prestati non appena vi sia il sospetto di una attività commerciale consistente e fine a se stessa. Da Regione e Comuni riceviamo soldi indispensabili e poi li restituiamo al Fisco.

    Uno si chiede ma non si può tagliare tutto il superfluo dopo averlo censito?

    Non siamo esperti ma vediamo piani di riabilitazione di disabili mentali dalla nascita rinnovati ogni tre mesi, segnalazioni identiche fatte sul bilancio, sul sito e inviate a qualche ministero, termini come “corrispettivo” che non sappiamo se si riferiscono ai contributi che ci arrivano e su cui si scrivono pareri interpretativi complicatissimi…e….

    Foto libera da Pixabay

    Purtroppo dobbiamo qui interrompere perché forse riusciamo ad avere 3-4mila euro dallo Stato, ma dobbiamo leggere bene e velocemente il provvedimento: «In attuazione delle sopracitate previsioni normative, è stato adottato Decreto Interministeriale 10 gennaio 2022, recante l’attuazione dell’articolo 13-quaterdecies del decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176, per i criteri di ripartizione dell’importo di 20 milioni di Ministero del lavoro e delle politiche sociali Direzione Generale del Terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese euro, ai sensi dell’articolo 1-quater del decreto legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106. Il presente avviso, in attuazione del decreto interministeriale del 10 gennaio 2022, disciplina i termini e le modalità di presentazione delle istanze di contributo a valere sul Fondo in parola.

    A questo punto Laura nel ruolo di discussant mi dice: «ma dopo queste dotte disquisizioni che si può fare in concreto»? E uno pensa che la risposta scientifica sia «non lo so, dipende..» e l’altra più politica «si tolga la capitale da Roma», precondizione per governare qualunque cosa in modo razionale e duraturo (da leggere “Contro Roma” di Moravia e altri famosi scrittori).

    Ma mettiamo ordine. Partiamo dal quadro normativo sul tema disabilità.

    È in corso il completamento della legge base del 2016 sul terzo settore e le varie decine di decreti attuativi, circolari ecc. È poi in fase di attuazione la nuova legge quadro n. 227/2021 sulla disabilità e sempre in quell’anno è uscita anche una nuova legge della Regione Lazio sulla disabilità (n.5 del 31/3/21).

    Vi è il PNRR con obiettivi, milestones, bandi ecc. su disabilità e inclusione dei disabili. I punti di possibile interesse per gli Enti del Terzo Settore sono “56 provvedimenti per un totale di 37 misure”.

    Tutte queste norme attendono decreti attuativi, circolari interpretative, FAQ etc.

    Il “decreto semplificazioni” chiarisce il trattamento fiscale degli enti del terzo settore, ma si attende l’ok della Commissione europea per la verifica dell’inesistenza di aiuti di stato vietati.

    Quindi non resta che attendere, come scriveva il poeta dell’assurdo. Arriverà Godot questa volta, chissà?

    Ha detto Tremonti intervistato sulle tante norme di questi ultimi tempi che le loro carte si estendono per «2.633 chilometvi lineavi pavi a 25 campi di calcio». Quelle a cui noi siamo interessati ne occuperebbero due o tre?

    Fra gli enti in corso di trasmigrazione che stanno discutendo con gli uffici del Nuovo Registro Nazionale la loro iscrizione leggiamo alcuni nomi (perdonateci ma siamo gattari lo abbiamo già detto in articoli precedenti e mettiamoci anche qualche cane per rispettare la par condicio):

    11102 Enti con richiesta pendente di integrazione/rettifica al 04/08/2022 11102 Körperschaften für die eine Aufforderung zur Integration/Berichtigung anhängig ist zum 04/08/2022


    AMICI DEL GATTILE ONLUS

    ARISTOGATTI

    ASS. GATTI IN CITTA’ & COMPANY

    CANIEGATTI & CO

    CANI E GATTI SOLO PER AMORE –

    GATTI DI MARE

    GATTI DUCALI

    GATTILE I MICI DEL PARCO

    GLI SFIGATTI ASSOCIAZIONE SOCCORSO ANIMALI

    ‘I GATTI DI GAGLIOLE” A.N.C

    IL GATTILE ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO

    ACT ASSOCIAZIONE CANILE TIRRENIA

    ASSOCIAZIONE ‘AMICI DEL CANILE DI BUSTEGGIA’

    CANIEGATTI & CO

    AIUTA I RANDAGI

    Ecc.

    E uno si chiede: ma era proprio necessario scompigliare statuti e bilanci di queste benemerite organizzazioni e impegnare impiegati pubblici a sbrigare le relative interminabili pratiche, destinate a diventare decine di migliaia in sospeso nei prossimi mesi/anni (è in arrivo una proroga di qualche mese del termine ultimo, ma ci vorranno anni per chiudere la compilazione del Nuovo Registro e se qualcuno pensa al silenzio assenso a valanga come astuta soluzione istantanea, salvo poi verificare prima o poi a campione che cosa è avvenuto …ma si può?).

    Quindi come infilare la questione dei disabili mentali in mezzo ai gattili, alle bocciofile, ai centri polisportivi…?

    Perché prendersela con il RUNTS? Perché da quell’inquadramento istituzionale nasce tutto il resto.

    Uno vorrebbe essere “speculative but practical”, ma è difficile raccapezzarsi seduti alla panchina in questo caos.

    Foto di apertura libera da Pixabay

    Agenzia delle Entrate Disabilità RUNTS Terzo settore
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