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    Home»Diritti»Appello UNICEF: povertà infantile, una piaga mai sanata
    Diritti

    Appello UNICEF: povertà infantile, una piaga mai sanata

    Stefano AngeloniDi Stefano AngeloniDicembre 20, 20250 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
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    Il rapporto UNICEF 2025 si focalizza sulla povertà e sulle strategie per superarla.

    La povertà monetaria. Il dato mondiale è impressionante! Un bambino su 5, ben 412 milioni in tutto, vive in povertà monetaria estrema, con meno di 3 dollari al giorno. La povertà colpisce i bambini più degli aduli: le famiglie con figli, ad esempio, sostengono infatti maggiori costi e i bambini si trovano in una fase vulnerabile di sviluppo fisico e mentale. Geograficamente, 9 bambini su 10 che vivono in povertà estrema sono concentrati in Africa subsahariana e in Asia meridionale. Ma la povertà infantile è diffusa in tutto il Mondo, coinvolgendo 1,4 miliardi di bambini.

    La privazione grave. Questa si definisce come una mancanza strutturale che colpisce i bambini nell’ambito dell’istruzione, della salute, dell’inserimento abitativo, della nutrizione, dell’igiene e dell’acqua pulita. I dati ci dicono che la privazione grave colpisce, nel Mondo, 417 milioni di bambini (il 22%). Le aree geografiche più colpite sono, anche in questo caso, L’Africa Sub Sahariana a cui si aggiunge quella Meridionale e il Sud-Est Asiatico, ma sono interessati anche i paesi ricchi. Nell’Unione Europea, ad esempio, ben sei milioni di bambini vivono in condizioni di grave privazione.

    Trasversalmente alle due suddette dimensioni della povertà, va considerato che, all’interno della popolazione, i bambini più piccoli sono i più colpiti dalla povertà. Ad esempio, nel 2024, il 22,3% dei bambini 0-4 anni era in condizioni di povertà monetaria estrema, contro il 14,9 degli adolescenti tra 15 e 17 anni. Inoltre, vi sono dei fattori che aggravano la condizione dei bambini più poveri: crescere in contesti fragili; trovarsi in paesi in guerra; un basso livello di istruzione del capofamiglia; il vivere in aree rurali o in aree urbane degradate; essere in condizioni di disabilità (alti costi per le famiglie e difficoltà, per i genitori, di lavorare fuori casa); essere sfollati (rischi elevati di povertà); appartenere a popolazioni indigene.

    Dopo aver delineato le dimensioni della povertà, il rapporto illustra le strategie per ridurla! L’esperienza dei paesi che hanno ottenuto obiettivi importanti in tal senso ci dice che esistono cinque aree politiche in cui, se si interviene, vengono ottenuti dei risultati importanti.

    Fare della lotta alla povertà infantile una priorità politica, inserendola in leggi, provvedimenti e bilanci dello stato!

    Promuovere politiche macroeconomiche favorevoli, valutando l’impatto dei tassi di interesse sulle famiglie e prevedendo un un budget per la protezione dell’infanzia.

    Aumentare la protezione sociale con, ad esempio, sussidi per le famiglie che riducono la povertà e migliorano nutrizione, salute e frequenza scolastica.

    Assicurare servizi pubblici di qualità nel settore dell’istruzione, della sanità, della nutrizione, dell’acqua, degli alloggi e della promozione di spazi sicuri.

    Offrire lavoro dignitoso e salari adeguati per i genitori al fine di assicurare il benessere dei bambini. Al riguardo i dati illustrano come, nel 2023, in Africa, il 30% dei lavoratori viveva in povertà.

    Il rapporto, dopo aver quindi presentato le strategie efficaci, mette però in guardia sulle attuali tre crisi che mettono in pericolo i risultati ottenuti.

    La crisi climatica e ambientale. Nel 2023, 9 milioni di bambini sono stati sfollati a causa di disastri naturali. Entro il 2050, 72 milioni di bambini saranno a rischio di ondate di calore estreme. Purtroppo, la povertà e i disastri causati dal cambiamento climatico sono in una relazione diretta: i bambini poveri sono quelli che subiscono maggiormente le sue conseguenze e il mutamento del clima spinge sempre più famiglie nella povertà tanto che, entro il 2030, tra 32 e 132 milioni di persone potrebbero ricadere nella condizione di povertà estrema. Le aree più vulnerabili sono, come sempre, l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale.

    L’aumento dei conflitti. I conflitti armati ostacolano fortemente il superamento della povertà. Questi sono aumentati nel biennio 2024-2025, registrando il maggior numero di paesi coinvolti dalla Seconda guerra mondiale. Crescono molto anche le violazioni gravi commesse contro i bambini durante i conflitti e il mancato accesso degli aiuti umanitari nelle zone di guerra (si veda il tragico esempio di Gaza!). È importante evidenziare anche le altre conseguenze delle guerre e dei conflitti: minaccia alla stabilità economica, distruzione delle infrastrutture, interruzione dei servizi pubblici, come l’istruzione (impossibilità per i bambini di imparare e a svilupparsi), l’acqua, l’energia elettrica; infine, anche il debito da conflitto che rappresenta un danno economico di lungo periodo.

    Il debito insostenibile per i paesi a basso reddito e il calo degli aiuti ai paesi meno sviluppati costituiscono la terza crisi che dobbiamo fronteggiare. Il servizio del debito estero strangola molti paesi a basso reddito, consumando circa il 20% delle entrate pubbliche e superando spesso la spesa combinata per sanità ed istruzione. Molti paesi non riescono a trovare un equilibrio tra risorse scarse e investimenti necessari per il benessere dell’infanzia. Tale problema è aggravato da vari fattori: il finanziamento internazionale non ha colmato il divario; l’aiuto pubblico allo sviluppo è stagnante in termini reali ed è incredibilmente scesa la quota per i paesi meno sviluppati; gli investimenti diretti nei paesi in via di sviluppo sono diminuiti fortemente dopo il 2000 e i paesi meno sviluppati ricevono solo il 3,6% degli investimenti globali rispetto al 5,1% di 10 anni fa. Quello che servirebbe è una ristrutturazione del debito condizionata ad un aumento degli investimenti per l’infanzia.

    In sintesi, il quadro della situazione che emerge è molto grave e, se ci si sforza ad immaginare i volti dei bambini che sono dietro ai numeri, si rimane ancora più atterriti.

    Infine, il rapporto ci dice che l’obiettivo di riduzione della povertà infantile è alla portata dell’umanità, ma ci pone anche l’interrogativo se ci sia la volontà politica di perseguirlo.

    La risposta che si può dare, anche guardando alla storia, oltre che all’attualità, è che questa volontà non ci sia o non sia sufficiente ad affrontare il problema. Per la povertà, come anche per il cambiamento climatico, che rappresenta un’altra delle sfide epocali che l’umanità deve affrontare, conosciamo i problemi, le soluzioni e come applicarle, ma prevalgono altri interessi! Resta, a chi si vuole opporre a questa governance del Mondo, la necessità di comprendere i problemi e le loro cause di fondo e di agire, ciascuno nel proprio ambito e per le proprie possibilità, per dare il proprio contributo nella giusta direzione.

    A supporto di questa sintesi si riportano alcuni riferimenti utili: il link al rapporto dell’UNICEF https://data.unicef.org/resources/sowc-2025/ e si riporta anche quello all’Atlante delle guerre che ci permette di avere il quadro dell’enorme numero di conflitti in corso nel mondo, di cui molti non ricevono la dovuta attenzione, https://www.unimondo.org/atlante-delle-guerre

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