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    Home»Pane al pane, vino al vino!»Legalità e rispetto delle regole
    Pane al pane, vino al vino!

    Legalità e rispetto delle regole

    Carlo PantanellaDi Carlo PantanellaMarzo 20, 20240 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
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    So di essere una voce in controtendenza, cosa che mi capita spesso, ormai ci sono abituato.

    Vorrei parlare delle famose manganellate ai “ragazzi”.

    Quello che si è lasciato intendere è che dei “ragazzi” volevano manifestare le proprie idee contro il governo e il governo ha mandato dei poliziotti a manganellarli.

    Le cose non stanno assolutamente così.

    Chiunque abbia fatto un minimo di politica, sa perfettamente che qualsiasi manifestazione politica, anche un semplice banchetto, bisogna comunicarla preventivamente alla Questura.

    Più di una volta andai io per conto del partito al quale ero iscritto (partito che, tanto per chiarire, non esiste più) a chiedere l’autorizzazione: si tratta di una procedura semplicissima, praticamente una semplice comunicazione.

    Può però succedere che ci sia un’altra manifestazione proprio nella stessa piazza.

    Mi ricordo perfettamente quando andai a chiedere di mettere un banchetto a Ponte Milvio: mi fecero presente che un partito di estrema destra, aveva chiesto la stessa cosa nello stesso orario, lo stesso giorno e lo stesso posto. Giustamente ci chiesero di spostare la nostra iniziativa.

    Insomma, una banalità. Ma i “ragazzi” a Pisa non l’hanno fatto oppure gli è stata negata per precisi motivi. Esiste un concetto molto importante che non possiamo perdere: la legalità. La generazione precedente alla mia era la generazione dei DOVERI, la mia generazione è stata la prima che oltre ai DOVERI ha affermato anche i propri sacrosanti DIRITTI (in questo senso la nostra generazione che oggi viene definita dispregiativamente “boomer” ha creato le condizioni per una grandissima enorme crescita politica), oggi siamo di fronte alla generazione dei DIRITTI solo i DIRITTI: i DIRITTI SENZA DOVERI. Pierpaolo Pasolini diceva ai giovani manifestanti: “applicate inderogabili sentimenti: la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia prende in considerazione solo voi)”.

    Avrete notato che io scrivo “ragazzi” tra virgolette, perché?

    Quando si usa il termine “ragazzi”, secondo una retorica corrente, si vogliono significare delle persone giovani che sono buone e brave: un po’ l’abbreviativo del famoso “bravi ragazzi”.

    Non ho idea se questi ragazzi di Pisa fossero buoni o cattivi.

    Una cosa la so: hanno disprezzato la legalità o perlomeno l’hanno ignorata, quasi fosse una cosa che non li riguardasse.

    Informare la questura e successivamente il comune, è un dovere che di politico non ha nulla: è una esigenza pratica e concreta per la tutela della incolumità di tutti i cittadini a cominciare dagli stessi manifestanti.

    Comunicare alla Questura significa permettere alla stessa di organizzare i servizi di sorveglianza a tutela soprattutto degli stessi manifestanti.

    Anche comunicarlo alla Polizia Locale è importantissimo: serve a chiudere il traffico in modo da evitare che qualche macchina possa tirare sotto qualche manifestante.

    Esigenze estremamente concrete a fronte di oneri assolutamente irrisori: non c’è da pagare nessuna tassa, non c’è da fare file.

    Una questione di pochi minuti per cui non ottemperare a questi obblighi è semplicemente frutto della incapacità di fare politica, più in generale di essere un cittadino non dico buono, ma almeno decente.

    Se poi l’autorizzazione viene negata, normalmente ci sono ottimi e concreti motivi.

    Questi manifestanti si sono presentati in piazza senza autorizzazione e il funzionario della questura ha chiesto (di regola tre volte) ai manifestanti di disperdersi e non ha ottenuto nessun risultato.

    Ha dato quindi ordine alla polizia di sgombrare la pubblica via: che altro doveva fare?

    La cosa surreale è che quelli che sono stati indagati non sono stati coloro che non hanno rispettato le regole, ma i poliziotti!

    Pubblico dominio, wikipedia.org

    Vorrei ricordare che Pierpaolo Pasolini in una sua poesia diceva “Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano”. Come non si può non indignarsi quando proprio il Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere il supremo sacerdote della legalità, ha di fatto condannato il lavoro, perché di lavoro si tratta, dei poliziotti che si sono limitati a ubbidire ad un ordine. Ma qualcuno sostiene non ci fosse bisogno di manganellare. Lo stesso Presidente della Repubblica, usando un’espressione assolutamente democristiana (d’altra parte lui era un democristiano) sostanzialmente detto che si sarebbero dovuti usare altri modi.

    Signor Presidente, quali altri modi? Ci spiega per favore.

    Io personalmente ho fatto Ordine Pubblico come ufficiale dei carabinieri: l’ordine pubblico è di spettanza della Polizia per cui noi eravamo sempre agli ordini di un funzionario di polizia.

    Voi sapete cosa significa stare in ordine pubblico contrastando dei manifestanti?

    Non so cosa sia successo a Pisa, qualche settimana fa.  Non c’ero.

    Ma proprio a Pisa, molti anni fa, io c’ero.

    Sapete cosa avevamo di fronte? Insulti, sputi, bulloni (uno mi prese in faccia nonostante io avessi l’elmetto riuscì a infilarsi dietro la visiera, verdura e frutta andata a male, sacchetti pieni di letame!

    È giusto trattare così dei servitori dello Stato?

    Se qualcheduno ha delle alternative rispetto al manganello lo dica: però per favore proposte serie e concrete. Non chiacchere.

    Pensare che si possa convincere, discutere, parlare, confrontarsi significa semplicemente rotolarsi nel ridicolo, una buffonata e, quel che è più grave un’IPOCRISIA.

    È facile dal fondo una poltrona pontificare: io ci sono stato e ho titolo a dirlo.

    Se un funzionario di polizia da l’ordine a polizia o carabinieri di caricare la folla, non esistono, DICESI NON, mezze misure.

    Una regola generale è che, quando si combatte, NON si può “combattere, però poco”.

    Se colpisci con il manganello una persona “un pochino” ti stai suicidando: se tu colpisci “un pochino” una persona, quella, anche giustamente e comprensibilmente, si sente in diritto di reagire. E quando reagisce, lo fa con tutta la forza che ha.

    Così è, e così è sempre stato con tutti i governi, compreso D’Alema, sotto la cui presidenza del consiglio di manganellate ne sono state date tante, tantissime.

    Difendere la Democrazia significa difendere tutte le regole che la democrazia si è data per funzionare. Si chiama LEGALITA’. E uno stato realmente democratico, la legalità la difende, senza se e senza ma.

    Sta di fatto che dopo l’uscita del Presidente della Repubblica c’è stata una ventata di odio nei confronti e di disprezzo nei confronti delle Forze di Polizia.

    Complimenti! Bravi! era proprio quello di cui avevamo bisogno.

    Foto di apertura di Franz P. Sauerteig da Pixabay

    Carabinieri Forze di Polizia manganellate manifestazione a Pisa ragazzi
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    Carlo Pantanella

    Laureato in Economia e Commercio « cum laude » all’Università La Sapienza nel 1982. Già membro del Consiglio Regionale Confindustria Lazio. Già Vicepresidente AISCRIS, “Associazione Nazionale Consulenti per l’Innovazione e lo Sviluppo” aderente a FITA CONFINDUSTRIA. Capitano in Congedo dell’Arma dei Carabinieri, doppiatore e Speaker TV.

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