Valerio Simonelli è un giovane medico, neuropsichiatra infantile che si forma presso la scuola di specializzazione dell’ Istituto Scientifico per la Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza – IRCCS Stella Maris con sede a Calambrone in provincia di Pisa – istituto prestigioso perché l’unico riconosciuto da parte del Ministero della Salute per queste discipline e che, proprio a seguito della sua formazione professionale, decide di affrontare una problematica ricorrente nel curare i suoi pazienti con la divulgazione.
Attualmente Simonelli lavora sul territorio nel Servizio Tutela Salute Mentale e Riabilitazione dell’Età Evolutiva (TSMREE) del distretto D dell’ASL di Frosinone e dedica quindi la sua competenza nel curare bambini e adolescenti con varie problematiche.
Il volume, edito da Alpes, una piccola casa editrice di Roma, è il risultato di una considerazione scientifica ben definita: le videodipendenze si sviluppano nei bambini e negli adolescenti perché la società spinge a farli diventare consumatori di un prodotto dietro cui vi è un grande business, ma possono essere la spia di qualche altra patologia.
Un esempio rappresentativo è che se ad alcuni pazienti che, a seguito di un intervento chirurgico, per sopportare il dolore gli vengono somministrati degli oppiacei, tuttavia, dopo questo periodo critico, non ne diventano dipendenti e non ne fanno più uso. Questo vorrebbe dire che non basta il semplice uso di una “droga” per sviluppare una dipendenza.
Fatta questa considerazione, è lecito domandarsi: “Eppure, vi sono ragazzi che non si staccano dai videogiochi anche se avrebbero da fare qualcosa di più divertente?!” Qual è la spiegazione di questo diverso atteggiamento?!
Da una parte ci potrebbe essere un motivo di neuroscienza ovvero biomedico relativo alla carenza di specifici componenti nell’individuo; tuttavia, sono altresì spie di particolari di alcune patologie come, ad esempio, il disturbo da deficit d’attenzione e iperattività, detto ADHD, oppure del disturbo dello spettro autistico.
Il volume vuole essere una guida per i genitori, ma anche per gli insegnanti che rilevano nei loro figli e nei loro studenti queste problematiche e che non devono sentirsi isolati nell’affrontare queste situazioni.
L’argomento molto complesso potrebbe essere oggetto di una trattazione scientifica molto ampia e articolata mentre l’autore riesce a scrivere in maniera “ridotta” di questo argomento e di trattare dei casi clinici, in maniera semplificata, solo nella terza parte del volume.
Il Simonelli vuole, in questo modo, invitare gli adulti coinvolti ad intervenire subito perché il bambino o l’adolescente che viene visto da un neuropsichiatra in tempi circoscritti, appena si rileva la problematica, ha maggiori possibilità di aiutare il ragazzo in un percorso che lo porterebbe nell’età adulta a condurre una vita in molti casi di qualità.
Il volume, quindi, è un invito a intervenire e a non sottovalutare in caso vi sia un dubbio e per il quale tutti devono fare la loro parte nei ruoli a loro preposti genitori, insegnanti e operatori sociali, perché dietro una videodipendenza potrebbe esserci una patologia più complessa.
Un libro interessante per la sua semplicità nel trattare un problema molto delicato e complesso, per cui bisogna maturare la dovuta consapevolezza e affrontarlo con tempestività e che a volte diventa il punto di forza di una diagnosi precoce.
Non da ultimo l’autore segnala che l’uso dei videogiochi in maniera consapevole può sviluppare delle capacità nell’uso della robotica e delle nuove tecnologie, diventando quindi un arricchimento per l’individuo nella scelta di determinate professioni e nel loro svolgimento.
Ogni strumento innovativo deve essere usato nella corretta misura.


