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    Home»Voci da Kyiv (Kiev)»Volodymyr di Kyiv a Roma
    Voci da Kyiv (Kiev)

    Volodymyr di Kyiv a Roma

    Ihor PoluektovDi Ihor PoluektovMaggio 20, 202516 VisualizzazioniTempo lettura 9 min.
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    Di recente, le foto dell’incontro tra Volodymyr Zelenskyy e il presidente americano nella Basilica di San Pietro in Vaticano hanno fatto il giro del mondo.

    Tuttavia, mi hanno ricordato personalmente una foto di un altro Volodymyr, che mia moglie e io abbiamo scattato in questa basilica. Stiamo parlando del principe Volodymyr[1] il Grande di Kyiv (ca 950/960 – 1015), insignito del titolo di “Battista della Rus’ “, poiché convertì al cristianesimo lo stato medievale; è venerato dagli ortodossi e dai cattolici.

    In realtà, pochi sanno, sia in Italia che in Ucraina, che nella Basilica di San Pietro a Roma c’è un altare con mosaici che rappresentano i due grandi sovrani di Kyiv: i santi Volodymyr (italianizzato Vladimiro) e Olga, che era sua nonna e si fece battezzare a Bisanzio, ma non rese il Cristianesimo religione di stato.

     

    Altare con mosaici raffiguranti San Volodymyr e Santa Olga. Foto: Ihor Poluektov

     

    Non troverete alcuna menzione di questi mosaici nelle guide turistiche e difficilmente li incontrerete per caso, durante la visita, poiché si trovano in una parte della Cattedrale che solitamente è chiusa ai turisti ed è riservata alle confessioni. Si tratta del transetto nord, l’altare di Sant’Erasmo (vedi pianta nella figura di seguito).

    Fig. 1 – Posizione dei mosaici sulla pianta della Basilica di San Pietro in Vaticano. Indicata in rosso ; Fig. 2 – N. 60 — è il transetto destro. N. 61 — è l’altare di Sant’Erasmo.

     

    Vale la pena prestare particolare attenzione a un dettaglio importante del mosaico del principe Volodymyr, ovvero la presenza dell’immagine dello stemma ucraino: il tridente. Non capita spesso di vedere un simbolo simile all’interno di una chiesa cattolica principale.

     

    San Volodymyr con il tridente ucraino. Foto: Ihor Zakharenko

     

    I mosaici dei santi battisti della Rus’-Ucraina[2] sono stati donati alla cattedrale di San Pietro dal sacerdote greco-cattolico ucraino Basilio (Vasyl) Losten, proveniente dalla città americana di Stamford, in onore del millennio del battesimo della Rus’-Ucraina e come segno dell’unità del popolo ucraino con la Santa Sede. I mosaici sono diventati uno dei simboli dell’appartenenza del popolo ucraino alla grande famiglia cristiana.

    Il 1° ottobre 1989, durante la cerimonia di inaugurazione, Papa Giovanni Paolo II consacrò i mosaici dei Santi Volodymyr e Olga nella cattedrale di San Pietro.

    Nel suo discorso ai pellegrini ucraini, Giovanni Paolo II disse:

    “A perenne ricordo del millennio del battesimo della Rus’ di Kiev voi avete voluto lasciare nella Basilica di San Pietro a Roma le icone dei santi Vladimiro e Olga, i battezzatori del vostro popolo. Si tratta di un dono della famiglia dell’eccellentissimo Basilio Losten, Vescovo di Stamford. È ben scelto e felice il luogo della sistemazione di questi nuovi mosaici, vicino alle immagini dei santi Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi, e alle reliquie di San Giosafat [è considerato il santo patrono dell’Ucraina].

    …Noi le abbiamo benedette con la grazia dello Spirito Santo e con l’aspersione dell’acqua santa, affinché tutti i credenti, sollevando lo sguardo su di esse, glorifichino Iddio uno nella Santissima Trinità e perché diventino simili a questi santi, antesignani della Rus’ di Kiev, vostra Patria. … Impartiamo a loro, ai vostri Vescovi qui radunati, e a tutti voi qui presenti la nostra benedizione apostolica, che estendiamo alla Chiesa, a tutti i credenti e a tutto il popolo ucraino”.

     

    Gli schizzi per i mosaici furono preparati dall’artista e scultore italiano Professor Ugo Mazzei, autore di numerosi mosaici in varie chiese in Italia e all’estero.

    Entrambi i mosaici furono realizzati contemporaneamente sotto la supervisione del professor Virgilio Cassio, direttore tecnico dello Studio del Mosaico Vaticano.

    La storia della loro comparsa può essere letta nel libro SAN PIETRO IN VATICANO: I MOSAICI E LO SPAZIO SACRO (Autori: P. Zander, A. Grimaldi, S. Turriziani, A. Di Sante, C. Thoenes, V. Lanzani, G. Mattiacci), edito nel 2011, edizione aggiornata nel 2021. Nel settimo capitolo “Martiri e Santi. Antiche e nuove devozioni presso la tomba di Pietro” (A. Grimaldi), è presente una sezione dedicata alle immagini musive dei Santi Vladimiro e Olga nell’altare di Sant’Erasmo (pp. 291-292).

    Il 17 agosto 1988, il vescovo Basilio Losten scrisse una lettera al delegato (responsabile) della basilica e della fabbrica di San Pietro, Lino Zanini: “Vi scrivo in merito al mio desiderio di donare alla Basilica di San Pietro due immagini a mosaico dei Santi Volodymyr e Olga in onore del millennio del battesimo dell’Ucraina. Ho incaricato il professor Ugo Mazzei di coordinare la questione. Il professore è un mio vecchio amico che ha realizzato molti mosaici per le chiese della mia diocesi nel suo studio in Italia, è conosciuto in tutto il mondo per le sue splendide opere d’arte in mosaico e marmo… Attendo una vostra risposta… nella speranza che questo nostro progetto, volto alla grande glorificazione di Dio, diventi simbolo della profonda fedeltà della Chiesa cattolica ucraina alla Santa Sede e al Pontefice in questo anno giubilare del millennio del cristianesimo del mio popolo.”

    La risposta fu positiva e due mesi dopo Basilio Losten ricevette il preventivo. Ben presto nei laboratori vaticani, sotto la direzione del professor Virgilio Cassio, iniziarono i lavori per la realizzazione dei mosaici, che furono finalmente ultimati il ​​17 agosto 1989, esattamente un anno dopo la citata lettera.

    Ogni mosaico è di forma ovale, 140×80 cm (assi maggiore e minore), in una cornice metallica.

    Con l’occasione vorrei ricordare un’altra importante pietra miliare nell’onorare l’eredità del principe Volodymyr a Roma. L’11 ottobre 2015, in occasione del millesimo anniversario della morte del principe, è stato solennemente inaugurato a Roma presso la Basilica di Santa Sofia (chiesa greco-cattolica ucraina) un monumento a Volodymyr il Grande.

     

    Monumento a Volodymyr il Grande presso la Basilica di Santa Sofia a Roma

     

    Questo monumento, originariamente conservato nei Musei Vaticani, è opera dello scultore ucraino-canadese di fama mondiale Leonid Molodozhanyn, meglio conosciuto con il suo pseudonimo creativo di Leo Mol. Il suo lavoro è caratterizzato da una profonda conoscenza della storia e della cultura ucraina. Lo scultore è anche autore di famosi monumenti dedicati a San Volodymyr a Londra, Winnipeg e Toronto.

     

    L’installazione a Roma di un monumento al santo battista della Rus’-Ucraina è diventata un ulteriore simbolo del riconoscimento del patrimonio cristiano dell’Ucraina nel cuore del mondo cattolico.

    La Basilica di Santa Sofia, sul cui territorio si trova il monumento a Volodymyr, si trova in Via Boccea ed è il tempio nazionale degli ucraini a Roma.

    È interessante notare che l’architettura della cattedrale imita quella di Santa Sofia di Kyiv. L’architetto italiano Lucio Di Stefano ha sviluppato il progetto basandosi sui piani dell’edificio originale dell’XI secolo, ovvero l’omonima cattedrale di Kyiv.

    I mosaici dell’altare sono opera dell’artista ucraino Svyatoslav Hordynsky, il quale, conoscendo bene la tradizione bizantina-ucraina di Kyiv, realizzò mosaici e affreschi per le chiese ucraine in vari paesi del mondo (in particolare a Winnipeg, Melbourne, Monaco di Baviera).

     

    Mosaico dell’altare, Basilica di Santa Sofia a Roma

     

    Il fondatore della Cattedrale di Santa Sofia è anch’egli una figura di spicco che vale la pena menzionare. Si tratta dell’arcivescovo cattolico ucraino Josyf Slipyj, il quarto cardinale nella storia della Chiesa greco-cattolica ucraina.

    Ha vissuto una vita difficile e ha lottato per una chiesa ucraina libera. Per gli occupanti tedeschi, durante la seconda Guerra Mondiale, era un pericoloso portatore dell’idea nazionale ucraina e i sovietici, successivamente, tentarono invano di convincerlo ad unirsi alla Chiesa ortodossa russa. Durante l’era sovietica fu condannato numerose volte e scontò complessivamente 18 anni di prigionia, anche nei gulag in Siberia e Mordovia.

    Il presidente americano John F. Kennedy e Papa Giovanni XXIII presentarono una petizione al leader dell’URSS, Nikita Khrusciov, per chiederne la liberazione. Dopo il ritorno dall’esilio siberiano nel febbraio 1963, fu lasciato andare a Roma e si stabilì in Vaticano.

    Uno dei settori più importanti dell’attività del cardinale Slipyj a Roma fu l’apertura di chiese e la promozione della creazione di una parrocchia dedicata ai cattolici ucraini di rito bizantino. Si mise subito all’opera e cominciò a raccogliere fondi per la costruzione di una chiesa ucraina. I lavori di costruzione della Basilica di Santa Sofia iniziarono nel giugno 1967 e terminarono nel settembre 1969.

    Inoltre vi era in precedenza una chiesa che era stata concessa alla comunità ecclesiale ucraina nel 1641 da papa Urbano VIII, la Chiesa dei Santi Sergio e Bacco, un’antica chiesa in piazza della Madonna dei Monti; ma a causa di difficili circostanze storiche (in particolare, lo scioglimento della Chiesa greco-cattolica ucraina nell’Ucraina sovietica e il declino della sua rappresentanza a Roma), nel XX secolo andò di fatto ad essere trasferita ad un altro utilizzo. Negli anni ‘70, grazie all’impegno di Josyf Slipyj, la chiesa venne ufficialmente restaurata e restituita all’uso della comunità ucraina.

     

    Tra l’altro, nel 1975 nelle nicchie della facciata di questo tempio apparvero statue di marmo di personaggi ecclesiastici che ebbero un ruolo importante nel trasferimento di questo santuario alla Chiesa ucraina. Il loro autore fu il maestro italiano Ugo Mazzei, lo stesso che elaborò gli schizzi per i mosaici dei santi Volodymyr e Olga nella cattedrale di San Pietro nel Vaticano.

     

    Nella chiesa dei Santi Sergio e Bacco si trova anche un’immagine dei principi Volodymyr e Olga, anch’essa simbolo del battesimo della Rus’-Ucraina. Nel 1988 è stata installata qui una targa commemorativa, dedicata al millesimo anniversario di questo importante evento nella storia del popolo ucraino e della sua Chiesa.

     

    Targa che ricorda i 1000 anni dal battesimo della Rus’ Ucraina, posta nel 1988. (Tratta da Wikipedia)

     

    Tutti questi avvenimenti testimoniano i profondi legami storici tra l’Ucraina e l’Europa cristiana, legami che, mi auguro, non potranno che rafforzarsi.

     

    [1] Nei testi antichi si trovano diverse grafie di questo nome. Tuttavia, poiché il principe Volodymyr proveniva dalle terre di Kyiv, è naturale che in riferimento a questo territorio si usi, nel parlato e nello scritto, la forma con la “o”, ossia Volodymyr (in latino: Volodymyr, Wolodymyr, ecc.).

    [2] Abbiamo scritto del legame tra lo stato medievale della Rus’ e l’Ucraina in una precedente puntata:

    https://tuttieuropaventitrenta.eu/2025/03/19/la-falsificazione-della-storia-come-minaccia-alla-sicurezza-nazionale-2/

    Autore

    • Ihor Poluektov
      Ihor Poluektov

      Professionista legale e avvocato con un vivo interesse per la storia ucraina. Ricerca e traduzione di documenti d’archivio storico. È autore di una sezione nel libro “I tesori degli archivi svedesi”. Dall’inizio dell’invasione si arruolò volontariamente nelle forze armate ucraine.

    Santa Olga Santa Sofia Ucraina Volodymyr di Kyiv
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