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    Home»Società»In Italia si pratica l’illibertà di stampa
    Società

    In Italia si pratica l’illibertà di stampa

    Daniele PotoDi Daniele PotoNovembre 20, 20254 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    Libertà di stampa
    Libertà di stampa
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    Esordisco con una provocazione. Bottai, Gentile, Balbo, sono stati peggio di Giuli, Valditara, Mollicone? Paragone incongruo con il risonare di vecchi e nuovi (?) fascismi. E poi: il Minculpop è definitivamente morto? Tra una riforma di una giustizia che invece di chiamare gli italiani a responso sulla sua inaccettabile lentezza li spacca sul tema non universale della separazione delle carriere e li schiaccia con la repressione della libera stampa con giornalisti come Tizian, Trocchia e Vergine che rischiano addirittura 8 anni di carcere per qualcosa di strumentalmente peggio della rivelazione del segreto d’ufficio. Libertà schiacciata e vilipesa con il surplace legislativo sulla penalizzazione delle querele temerarie, per non dire di quelle inconsistenti, che aggravano un iter procedurale laborioso e tortuoso.

    Se ne parla, se ne discute ma non succede niente. Perché al Governo conviene così. Un passo avanti e due indietro in materia. La politica si sente assediata? Certo, molto meglio non avere a che fare con i giornalisti, lezione appresa dal Premier Meloni che non risponde a domande, forse per facilitarsi un’ascesa neutra al Colle, citando, quando interviene, i Marvel come massima fonte di riferimento culturale. Con personaggi come Bocchino, killer vorace di procedimenti giudiziari sparando nel mucchio di centinaia di cause (per la legge delle probabilità forse qualcuna ne vincerà) spedito dalla destra in televisione a parare ogni insidia con uscite improvvide, fuori puntualmente dal seminato, ma che comunque fanno audience e per questo continuano a chiamarlo a gettone. Il giornalista in Italia è sotto una cappa che ricorda l’illibertà di stampa della Turchia. Si sa che strani presidenti come Trump e Putin non gradiscono l’esercizio critico della stampa e politici dalla fedina sporca come Erdogan e Netanyahu sono sulla loro scia. Ma l’Italia versa in condizioni diverse? Un caso paradigmatico è quello di Ranucci, vessato dal Garante che dovrebbe proteggerlo. Dotato di capacità investigative che mostrano quanto il re sia nudo. Quando Ghiglia, componente di questo organismo, con tanti membri insediati da partiti e quindi tutt’altro che super partes, si reca da Fratelli d’Italia appare chiaro che vada a ricevere un ordine vessativo. Così 150.000 euro di multa per il caso Sangiuliano è una penale che nessun giornalista libero e indipendente potrebbe permettersi mentre sull’altro lato della bilancia la multa a Meta scende da 144 a 22 milioni. Attentato a parte quanto durerà Ranucci in un mondo di destra che non lo sopporta più perché documenta i suoi abusi, svela le sue cricche, scopre le sue malversazioni? L’inconsistenza della compagine dei Ministri attuali non ha eguali nello sviluppo di ottanta anni di democrazia. L’uso della censura repressiva è dietro l’angolo, spesso esercitato dal cosiddetto partito di sinistra, il Pd.

    L’onorevole Picerno in questo si distingue andando alla caccia dei russi e dei russofili. Cancellando i concerti dei primi e cassando le conferenze dei secondi, presunti sostenitori di Putin. Grottesco quando l’Italia tutta da ottanta anni è sotto la cappa degli Stati Uniti. Per mode, linguaggi, già, se volete con la metafora dell’adozione di una festa come Halloween che non ha nessun seme nel territorio nazionale oltre che nel nostro immaginario. Ora anche il recinto dei social non è più libero. Perché può bastare un like per condurti a processo. Dunque, saggissimo si rivelò Zuckerberg quando non fece ricorso al dislike con cui gli utenti potevano manifestare la loro disapprovazione ai liberi pensieri su Facebook: sarebbe stato il terreno disfunzionalmente perfetto per ribollenti sacche di odio. Mancava solo quello per le cause di Bocchino.

    Autore

    • Daniele Poto
      Daniele Poto

      Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

    diritti giornali giornalismo giornalismo italiano Italia libertà di stampa
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