“Un voto decisivo per il Paese” dicono i sostenitori della riforma della giustizia, che a parere di quelli del NO è solo un pezzo di un disegno politico più generale; Un pezzo che con il funzionamento della giustizia non ha nulla a che fare. “Non si può ignorare il contesto in cui si celebra questo referendum, ovvero il collegamento di questa riforma con la proposta di riforma elettorale e del Premierato, con il disegno di legge governativo sull’autonomia differenziata” ribatte Silvia Costa esponente del Pd, impegnata nel Comitato per il NO.

A lungo deputata europea, già sottosegretaria all’Università e Ricerca Scientifica, Grande Ufficiale della Repubblica, membro della Direzione nazionale del Pd, Silvia Costa è da sempre schierata a difesa della Costituzione. Il referendum è divisivo per il Paese e la sua analisi sul voto del 22 e 23 marzo, suddiviso in una decina di punti, parte dal giudizio sul percorso intrapreso dal governo, di cui il referendum è solo una parte. Seguiamola.
Il governo vuole cambiare la Costituzione

“Una riforma costituzionale, ovvero della Carta che è alla base della nostra Repubblica, summa dei principi e delle regole della convivenza civile, non dovrebbe – come scrisse Piero Calamandrei- essere proposta da un Governo, ma dal Parlamento e, soprattutto, non può essere approvata delegittimandolo, così come è avvenuto. In Parlamento sono stati bocciati tutti gli emendamenti. È evidente l’intenzione originaria di Giorgia Meloni e di Carlo Nordio di giungere direttamente al referendum confermativo immaginando un plebiscito popolare che dovrebbe aprire la strada alle elezioni anticipate”. Durante la campagna referendaria è stata presentata una riforma elettorale iper maggioritaria. ”Vogliono separare PM e giudici ma la separazione funzionale tra le carriere di Pubblico Ministero e giudici, è già prevista nella riforma Cartabia del 2022. Ammette la possibilità di un passaggio solo una volta nella vita professionale e in un distretto diverso”.
Il ragionamento di Silvia Costa si concentra, poi, sui due CSM. ” Pur riconoscendo che la Magistratura associata non è esente da critiche sotto vari aspetti, la risposta non è la creazione di due CSM. Si tratta di una soluzione contraddittoria rispetto all’intenzione proclamata dai proponenti perché porterebbe inevitabilmente a rafforzare l’autoreferenzialità e il peso dei PM. Nei Paesi dove le carriere sono separate, i PM hanno acquisito un potere ritenuto eccessivo e quindi sono stati sottoposti al potere governativo“. Ricorda la contrarietà espressa da Leopoldo Elia nel 1987 anche sull’ipotesi di suddivisione dell’unico CSM in due sezioni distinte. E il sorteggio ? “Il sorteggio nella elezione dei membri togati dei due CSM non risolve il problema delle correnti. Per superare la degenerazione delle correnti, ritengo preferibile la proposta avanzata dall’on. Alfredo Bazol in Commissione Giustizia ovvero quella di un diverso sistema elettorale interno”.
” La riforma collegata ad altri provvedimenti”

Dicevamo del contesto politico in cui è maturata la riforma. “C’è il collegamento della riforma della Magistratura- non della Giustizia- con la proposta di riforma elettorale e del Premierato, con il disegno di legge governativo sulla autonomia differenziata, con lo spoil system scientifico e dilagante da parte dell’Esecutivo. Penso anche alla parallela delegittimazione delle Authorities e degli organi di controllo, dalla Corte dei Conti all’Anpac, nonché all’intenzione, già annunciata da Nordio, di sottrarre la polizia giudiziaria alla autorità giudiziaria”. Un percorso a tappe verso qualcosa che mette in discussione la Costituzione. ” Non dobbiamo essere appiattiti su una difesa acritica della Magistratura, ma riconoscerne alcune patologie, non risolte dalla riforma Nordio”.
“Un tema grave e sensibile che qui non viene affrontato- è l’opinione di Silvia Costa- attiene a quello che è stato autorevolmente definito il ‘rapporto incestuoso’ tra i PM e i media: penso alla rivelazione del segreto d’ufficio, ai processi televisivi paralleli, alle gogne mediatiche che fanno sì che l’informazione si occupi prevalentemente delle indagini e, dunque, delle ipotesi di accusa, alterando di fatto l’equilibrio delle parti coinvolte. Patologie cui il referendum non dà risposte accentuando il ruolo dei PM. E poi l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare formata da 15 giudici (con modalità di funzionamento ancora indefinite) si colloca al di fuori del perimetro giurisdizionale e prevede che contro le sentenze che emetterà in prima istanza si potrà fare appello solo alla stessa Corte, senza i componenti che hanno deliberato la decisione, escludendo così il ricorso in Cassazione, previsto dall’art.111 della Costituzione”.
Autonomia da difendere

Il Pd è il partito più rappresentativo per il NO. ” Nella Direzione nazione del Pd, alcuni di noi hanno riconosciuto la legittimità di chi, anche nel Pd, intende votare SI, pur sentendo il dovere di far riflettere sulle conseguenze politiche, e non solo tecniche, di modifiche cosi rilevanti di 7 articoli della Costituzione. Da un lato non risolvono i veri problemi della Giustizia nel nostro Paese e, dall’altro intendono delegittimare e ledere l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura come ordine costituzionale”. Ancora pochi giorni e si vedrà se chi ha chiesto agli elettori di cambiare la Costituzione non dovrà pentirsi.

