Friedrich Merz è assediato dall’interno e dall’esterno del suo governo. Il 20 settembre si vota in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, un importante Land della Germania orientale. Potrebbe finire molto male per il cancelliere tedesco: Alternative fuer Deutschland (AfD) potrebbe diventare il primo partito. È già successo il 6 settembre in Sassonia-Anhalt.
In Meclemburgo-Pomerania Anteriore i sondaggi elettorali prevedono il 36% dei voti all’ultra destra della Afd e il 33% alla sinistra socialdemocratica della Spd. Le rilevazioni premiano anche in questo caso la AfD, la destra nazionalista con venature neonaziste.

Un po’ meglio andrebbe per le elezioni nella città Stato di Berlino: il 20 settembre la Cdu, il partito di Merz, la spunterebbe con il 21% dei consensi, sempre secondo i sondaggi. Seguirebbero a ruota i Verdi, la sinistra di Linke e quindi la AfD.
Il cancelliere tedesco il 6 settembre ha ricevuto una micidiale sberla nelle consultazioni in Sassonia-Anhalt: in questo Land l’estrema destra populista ha ottenuto il 43,8% dei voti, è diventato il primo partito mentre la Cdu di Merz è sprofondata al 17,2%, dimezzando i consensi precedenti.
Trump non nasconde il suo entusiasmo per la strepitosa vittoria della AfD. Scrive sulla sua piattaforma di social network Truth: «Wow! Il partito populista in Germania ha appena avuto una notte davvero importante» nelle elezioni in Sassonia-Anhalt. Il presidente degli Stati Uniti non si fa scrupolo di interferire sulle vicende interne di un paese alleato: «Finalmente si sono stancati delle regole e delle norme sull’immigrazione assolutamente orribili che hanno danneggiato così tanto la Germania. SONO IN ASCESA».
Donald Trump abbraccia Ulrich Siegmund, il leader dell’eccezionale vittoria in Sassonia-Anhalt. Del resto è un po’ il suo padrino politico. I due si somigliano, sono gemelli. Certo il giovane Siegmund ha solo 36 anni mentre l’anziano Trump 80, ma dal punto di vista politico la somiglianza è molto forte.
Trump conquista il Partito repubblicano americano e guida gli Stati Uniti con una impronta di estrema destra, a tratti autoritaria. Predica la battaglia per la sicurezza interna e quella per la remigrazione diretta soprattutto contro gli immigrati islamici, prende di mira la stampa, guarda con simpatia a Vladimir Putin e attacca gli storici alleati democratici occidentali, in testa l’Unione europea. Striglia le élite finanziarie salvo poi sostenere i colossali gruppi americani della tecno destra. Si pone come l’alfiere degli operai bianchi americani precarizzati e impoveriti dalla globalizzazione. Sembra dare il là ad Alternative fuer Deutschland, un partito di ultra destra sponsorizzato più volte dal vice presidente Usa J. D. Vance e da Elon Musk, miliardario amico ed ex collaboratore del presidente.

Ulrich Siegmund è protagonista di una operazione analoga in Sassonia-Anhalt. Commenta gioioso: «Non so se sarò governatore, ma abbiamo già scritto la storia». Forse riuscirà a formare il nuovo governo della Sassonia-Anhalt grazie al soccorso rosso-bruno di Bsw, il partito populista, di sinistra e personale di Sahra Wagenknecht (da tempo ha lasciato la Linke) o al soccorso di qualche parlamentare della sconfitta Cdu.
Siegmund, modi gentili, detto “faccia d’angelo”, picchia duro. Come Trump e come la AfD guidata a livello federale da Alice Weidel “spara” con forza sulla sicurezza pubblica e su quella sociale, sulla remigrazione, sull’identità nazionale bianca, sulla fine degli aiuti all’Ucraina aggredita da Vladimir Putin. Ci sono le minacce di spazzare via i vertici delle istituzioni pubbliche e occuparle manu militari con fedelissimi dell’AfD. Il programma parla di scuole speciali obbligatorie per i disabili e i migranti, la creazione della “guardia civica di volontari” dal sapore di milizie private. Attacca a testa bassa la Cdu, la Spd, la Linke, i Verdi, il centro moderato e le sinistre, i tradizionali partiti democratici.

Egli, come Alice Weidel, non punta a una conversione della AfD in un partito della destra democratica sulla falsariga della metamorfosi operata da Giorgia Meloni su Fratelli d’Italia, il suo partito post fascista. C’è una postura di ultra destra, eversiva. Non a caso si sono moltiplicate le proteste popolari in diverse città tedesche.
Però una differenza con il presidente degli Stati Uniti c’è. La rivolta contro le élite parte dalla Germania orientale, l’ex Ddr, la Repubblica democratica tedesca comunista nata dopo il 1945, in seguito alla fine della Seconda guerra mondiale. L’Est si è sentito colonizzato dall’Ovest dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989. Si è sentito impoverito con la riunificazione tedesca.
Ulrich Siegmund stravince in Sassonia-Anhalt ma Alternative fuer Deutschland sarebbe sul 40% dei voti, secondo i sondaggi elettorali, anche nelle altre regioni orientali della Repubblica federale tedesca: Sassonia, Turingia, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Brandeburgo, unica eccezione Berlino. Perfino ad ovest, nella ricca Baviera, raccoglierebbe il 20%.
Il 40% dei voti: un tempo era questo l’altissimo livello di consenso della Cdu e della Spd. Il voto di protesta di qualche anno fa si è trasformato progressivamente in un consenso da partito di massa, di destra anti sistema con il quale fare i conti.

La rivolta dell’Est potrebbe causare perfino la caduta di Friedrich Merz. Alice Weidel dice: siamo davanti a «un risultato storico e un chiaro incarico per governare». La copresidente di Afd chiede le dimissioni di Merz perché «ormai è un peso per il Paese». Merz replica: la remigrazione della Afd è «pulizia etnica». Ma non basta. Cdu, Spd, Verdi, Linke devono dare delle risposte ai problemi alla radice della rivolta dell’Est che si sta diffondendo anche all’Ovest. Il venir meno del petrolio e del gas russo a prezzi bassi pesa: il caro energia, l’inflazione, la transizione verde stanno causando gravissimi danni al ceto medio tedesco e all’industria, emblematica la drammatica crisi dell’auto.
Certo la politica populista, sovranista e autoritaria non giova a Trump. Il presidente Usa è fischiato quando si affaccia in uno stadio. Perché? Gli americani non hanno visto la promessa “età dell’oro”. La sua popolarità sprofonda tra inflazione al galoppo, caro benzina e l’orrore delle guerre. Il miliardario di New York è sempre più allarmato: la sua stella potrebbe cadere a novembre nelle elezioni per rinnovare il Parlamento americano.


