L’unico risultato della visita dei negoziatori americani in Ucraina che gli abitanti di Kyiv abbianorealmente avvertito è stata la possibilità di andare tranquillamente nei negozi di alimentari e nei centri commerciali. Gli inviati speciali del presidente americano hanno funzionato come la migliore difesa aerea al mondo, secondo Zelensky persino meglio degli intercettori Patriot. Per due giorni, nei negozi di Kyiv c’erano code lunghissime, e le persone potevano godersi tranquillamente le ultime giornate calde nella capitale, senza doversi mettere al riparo dai missili e dai droni russi.
Abbiamo chiesto a un dottore in Scienze storiche ed esperto di relazioni internazionali, che ormai abitualmente pubblica sulla nostra testata, di scrivere le proprie riflessioni su quanto accade e di commentare quali siano realmente i risultati dell’ultimo round diplomatico del pendolo di Kushner e Witkoff fra Mosca e Kyiv.
Iryna Medved
Rilancio del processo negoziale
Le recenti visite degli inviati speciali di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, prima a Mosca e poi a Kyiv, il 5 e 6 settembre 2026, vanno considerate come un tentativo di Washington di rilanciare il processo «negoziale».
Witkoff e Kushner hanno avuto a Mosca un lungo colloquio di tre ore con Vladimir Putin. La parte russa ha definito i colloqui «utili» e «costruttivi». Il giorno successivo, i negoziatori americani sono arrivati a Kyiv e hanno incontrato Volodymyr Zelensky. Era la loro prima visita a Kyiv. La parte ucraina ha posto l’accento non soltanto sui negoziati con la Federazione Russa, ma anche sulle questioni della difesa aerea, dell’energia e dei preparativi per l’inverno.
Dopo la visita, Witkoff ha dichiarato che erano stati compiuti «progressi significativi», in particolare riguardo alla possibilità di tenere un nuovo round di negoziati trilaterali tra Stati Uniti, Ucraina e Russia. Il risultato principale è dunque la riapertura del canale negoziale, che era stato sospeso all’inizio dell’anno su iniziativa della Russia.
Permangono le divergenze fra Ucraina e Russia
Tuttavia, il problema principale rimane: Mosca non ha dimostrato disponibilità al compromesso. Secondo quanto riportato sui colloqui di Mosca, Putin ha nuovamente insistito sulla necessità di eliminare quelle che il Cremlino definisce le «cause profonde» della guerra. Al contempo, la posizione russa sui territori e sul futuro status dell’Ucraina resta molto rigida. La Russia continua a esigere concessioni che Kyiv considera inaccettabili.
Stati Uniti: «Troviamo una formula che permetta di porre fine alla guerra». Ucraina: «Siamo pronti a parlare, ma non possiamo accettare condizioni di capitolazione». Russia: «Prima devono essere soddisfatte le nostre richieste fondamentali».
Per Kyiv, la stessa visita dei rappresentanti americani è un segnale positivo. L’Ucraina ha avuto un’ulteriore opportunità di comunicare direttamente a Washington la propria posizione, dopo che i negoziatori americani erano stati a Mosca.
È inoltre importante che agli incontri a Kyiv fossero presenti rappresentanti del Regno Unito, della Germania e della Francia. Gli europei cercano di fatto di garantire che un eventuale accordo di pace non sia soltanto un’intesa tra Stati Uniti e Russia, ma un accordo che anche l’Ucraina e gli Stati europei possano accettare.
Le aspettative di Trump
Trump, invece, è interessato a un risultato rapido in vista delle elezioni di novembre per il Congresso. Per lui è fondamentale dimostrare che proprio la sua amministrazione è in grado di porre fine alle guerre che la precedente amministrazione americana non è riuscita a concludere. Per questo, a Trump non basta la cessazione delle ostilità; gli servirebbe un accordo politicamente visibile.
Al tempo stesso, Trump continua a essere «affascinato» dal dittatore russo e a credere che Putin voglia raggiungere un accordo e che basti trovare la formula giusta. La squadra di Trump cerca intanto di agire secondo una logica d’affari, promuovendo i vantaggi commerciali e ignorando le reali motivazioni della Russia.
L’Ucraina e una parte dei governi europei, dal canto loro, sono convinti che Putin accetterà soltanto una pace alle proprie condizioni. Condizioni che corrispondano il più possibile agli obiettivi strategici russi, ossia la capitolazione dell’Ucraina e la sua successiva eliminazione come Stato.
Mosca spera che la pressione americana sull’Ucraina aumenti, che l’unità dell’Occidente si indebolisca gradualmente, che la guerra logori l’Ucraina, che l’inverno crei ulteriori difficoltà e che la situazione territoriale al fronte cambi a favore della Russia.
Uno stallo deludente
Il solo fatto che si svolgano «negoziati» (o consultazioni) non significa dunque che Mosca abbia deciso di porre fine alla guerra. Nonostante le dichiarazioni di Trump su un «nuovo piano», Putin, a quanto pare, si è limitato a ripetere le vecchie richieste e ha nuovamente fatto capire di non aver modificato i propri obiettivi bellici e di voler quindi continuare la guerra.
Lo scenario più realistico appare pertanto il seguente: i «negoziati» (le consultazioni) proseguiranno, gli Stati Uniti eserciteranno pressioni soprattutto sull’Ucraina, ma né Mosca né Kyiv accetteranno concessioni su questioni fondamentali. Nel frattempo, la guerra continuerà.
Il «processo negoziale» viene utilizzato dalle parti come strumento di guerra. La diplomazia esiste, ma ciascuna parte cerca nell’immediato di migliorare le proprie posizioni sul campo di battaglia. Non si può quindi parlare di «negoziati costruttivi» o di «progressi significativi», perché non c’è alcun risultato: non c’è una data per l’incontro trilaterale, non c’è un cessate il fuoco, non ci sono accordi sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
Putin, approfittando di una «finestra di opportunità» aperta dalla carenza di sistemi di difesa aerea in Ucraina, ha deciso di intensificare la pressione per costringerla alla capitolazione, servendosi di Donald Trump. E Trump, a quanto pare, non ha un piano di pace realmente nuovo, se non quello di porre fine alla guerra alle condizioni di Putin.


