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    Home»Inchiesta europei di calcio»Gli inglesi hanno inventato e perso il calcio
    Inchiesta europei di calcio

    Gli inglesi hanno inventato e perso il calcio

    Flavio de LucaDi Flavio de LucaLuglio 20, 20213 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
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    foto di lee davy
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    Ci hanno definito in ogni modo ma, a differenza degli Americani, gli Inglesi lo hanno sempre fatto con sarcasmo, mai ironia, per deriderci se non offenderci.

    Foto di Reimund Bertrams da Pixabay

    Agli Europei di calcio appena finiti secondo alcuni (che sbagliano) la GB non avrebbe dovuto partecipare e ancor meno ospitare la finale, per via della Brexit. Costoro dimenticano che l’Europa geografica non coincide con quella socio-economico-politica.

    Ironia della sorte a contendersi il trofeo sono state Italia ed Inghilterra, due squadre diverse quanto la rispettiva storia, i loro ideali, capacità, sogni e paure.

    La GB, uscita nel 1945 dall’ennesima guerra vinta, ha continuato ad ammiccare alla convinzione austro-ungarica che l’Italia sia mera espressione geografica.

    Per loro siamo poor and cheap, con poca voglia di lavorare ma bon vivent, cultori di un capitalismo straccione (“venditori di petrolio non petrolieri” si dice sentenziò il capo della SHELL al presidente dell’ENI Enrico Mattei). Siamo un Popolo ciarliero, ondivago, senza rispetto per l’onore, la parola, e patti con gli alleati, per il semplice fatto che, da sempre, propendiamo per scelte e compromessi che servono solo a sopravvivere grazie a prebende altrui, non al nostro impegno. Come raccontano le nostre guerre risorgimentali, sempre perse sul campo e vinte grazie all’alleato di turno.

    Alla fine della guerra appena citata riuscimmo a sederci sullo strapuntino del carro dei vincitori ma Churchill su di noi fu sincero fino alla crudeltà.

    Germania e Francia non sono mai state tanto esplicite ma non la pensano troppo diversamente; per loro l’Italietta non è mai diventata Italia, a confermarlo l’insofferenza per i nostri politici che alzano la testa a Strasburgo e l’unilateralità con cui alcuni paesi UE hanno preso iniziative, anche militari, per ridimensionare le imprese italiane in nord Africa.

    Eclatante inoltre la diversa attenzione dell’UE per il problema immigratorio.

    La Turchia riceve dall’UE 3 miliardi di euro l’anno per proteggere la Germania dalla rotta balcanica, la Libia, ultimo perimetro difensivo della porta sud, è stata invece bullizzata, nell’indifferenza dell’UE, dalla Francia di Sarkozy e un’Amministrazione Obama miope. Fa comodo che l’Italia resti l’area di parcheggio dell’immigrazione clandestina africana e mediorientale.

    Non che l’Italia non abbia le sue colpe. I nostri politici, e noi stessi, abbiamo lucrato, politicamente e economicamente, dalla situazione, ottenendo dall’UE prebende, sotto forma di indennizzi e rinvii dei termini per mettere in ordine conti e regole.

    Foto di Lee Davy su Flickr

    Voglio dire che non mi sento di negare che l’Italiano medio non è troppo lontano dall’immaginario inglese e franco-tedesco. Pensiamo alla qualità della vita più che alla sua sostanza e che lo Stato sia qualcuno che deve pensare a NOI, al posto nostro. Come fa da sempre la Chiesa romana con i suoi Fedeli.

    Questa convinzione è inconcepibile per il resto del Mondo occidentale, prevalentemente protestante e convinto che la salvezza si conquista con l’operosità che porta al successo in questa vita, e talento e ricchezza, di nascita o conquista, vanno onorati e non considerate disuguaglianza e va guidato da socializzare.

    Per gli Inglesi rimaniamo i camerieri dei loro ristoranti (non solo di lusso) della Capitale, e i nostri ragazzi e ragazze gli studenti iscrittisi nelle loro università d’élite per manlevarsi dalla mediocrità di quelle italiane.

    Gli Inglesi si sentono ancora figli dei Tudor e degli York e se c’è nebbia sulla Manica ad essere isolato è il Continente Europeo non la GB. Logico che considerino gli americani dei parvenu arricchiti e fischino il nostro inno, non siamo mica loro “pari”!

    Nessuno può negare la grandezza di questo Popolo, hanno versato sangue sudore e lacrime in gran quantità per la democrazia moderna, nonostante Hitler li supplicasse di allearsi con lui per sottomettere insieme il Mondo: «Chi era, in fondo quel piccolo caporale, per proporsi alleato col Regno più longevo e vincente dopo la Roma dei Cesari? le cui legioni erano state prese a pedate nel sedere dai loro avi Britanni».

    La cuspide della GB, come tutti i picchi di grandezza, ha però il suo abisso corrispondente ed è l’arroganza di chi si crede superiore, sempre e comunque. L’Italia non potrebbe esserle più lontana; è un Paese che ha regolarmente perso le guerre vere (molti dicono per pavidità, pochi per civiltà) ma la sconfigge regolarmente nell’unica guerra incruenta che l’uomo conosca.

    Foto di Lewis Clark 

    Il calcio è nato in Gran Bretagna ed ha conquistato il Mondo senza però consegnarlo agli Inglesi, che per anni si rifiutarono di giocare con squadre straniere, con la scusa di volerlo preservare da contaminazioni.

    Ma nel calcio per essere i migliori ci vogliono gli avversari e senza antagonisti non si può essere protagonisti così gli Inglesi sono stati costretti a mettersi in gioco, non senza rivendicare la loro specialità. Tutt’ora pretendendo 4 nazionali (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord) nelle competizioni internazionali, incuranti della dispersione di forze e talenti.

    Il tempo ha però dimostrato che gli Inglesi, nel calcio, non sono affatto i migliori. I titoli della squadra nazionale Inglese si contano sulle dita e quelle delle squadre della Premier si reggono su oriundi e stranieri acquistati da capitali russi e arabi.

    Quanto all’unico loro titolo mondiale, hanno il buonsenso di non citarlo spesso, gli Inglesi sanno come lo hanno conquistato sulla Germania. Dopo quella “vittoria” ci furono diversi mormorii ma nessuna protesta, tanto meno dalla Germania psicologicamente ancora timorosa del “vae victis” britannico.

    La scarsa dimestichezza della GB con la vittoria nel calcio è stata confermata la sera dell’11 luglio 2021, quando si è capito che per vincere in questo sport, l’arroganza non serve, meno che mai cercare di intimorire l’avversario umiliandolo con fischi offensivi e spot presuntuosi.

    La Nazionale inglese, dopo un flash inatteso ha dovuto ricorrere alla versione britannica del vituperato catenaccio italiano. Ma hanno fallito anche nel copiare e l’Europeo l’ha vinto la piccola Italia dei camerieri e degli studenti migranti, di fronte alla giovane Royal Family al completo.

    Gli Inglesi non lo sanno ma, continuando così, rischiano di perdere ben più della Coppa Europa nel prossimo futuro.

    Autore

    • Flavio de Luca
      Flavio de Luca

      Redaz. Roma – Docente universitario, avvocato quindi manager
      Specializzato in scienze amministrative ha approfondito i problemi dell’organizzazione amministrativa e dei pubblici poteri insegnando per quattro anni presso la scuola superiore della pubblica amministrazione e scrivendo un primo libro intitolato “definire l’amministrazione” edito da Rubettino.
      È stato al vertice di aziende pubbliche di Trasporti e Lavori Pubblici inoltre consulente legale e gestore del contenzioso di altra società pubblica di livello nazionale.
      Ha pubblicato: “Lavoro e immigrazione nuovi diritti di status individuale” edito da “Ed. Croce 2017 e “Tramonto del Welfare e capitalismo globale” edito da Pagine 2019.

    Euro2020 Inghilterra Royal Family
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