Arrivano improvvise, unite a battiti intensi, a lievi fruscii; basta una voce attesa, un brillio di stelle, una presenza di vita. Mi sento libera e prigioniera a un tempo. Libera di godere piano, di gustare qualcosa di speciale, di irripetibile, di solamente mio. Prigioniera del fascino della loro intensità, del loro abbraccio. E triste, perché vorrei prolungare gli attimi che già, invece, si fanno deboli nella memoria. Mi sento come un bambino che, nei suoi primi giochi al pianoforte, insiste sempre e solo su una nota, senza riuscire ad andare oltre; forse impaziente, ma forse invece pago della musicalità del…
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