Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perderti nessuna uscita

    Iscriviti per ricevere via email gli aggiornamenti con tutti gli articoli 1 volta al mese

    Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    13 Aprile 2026 - lunedì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
      • La voce di Bruges
      • Lettere da Strasburgo
      • Finestra sulla Francia
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione internazionale
      • Finestra sul Brasile
      • Storia e controstoria
      • Un mondo da raccontare
      • Una finestra sul mondo
    • Società
      • Categorie
        • Società
        • Attualità
        • Industria
        • Lavoro
      • Categorie
        • Ricerca e innovazione
        • Pubblica amministrazione
        • Sanità
        • Sport
      • Categorie
        • Terzo settore
        • Controvento
        • Dolenti note
        • Servant Leadership
      • Categorie
        • Stroncature
        • TUTTI per Roma
        • Uomini e capre
        • Racconti dalle strade del mondo
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • Eccellenze artigiane
      • Lanterne sulle città
      • Passione architettura
      • TUTTI a tavola
      • TUTTI al cinema
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Lavoro»USA: l’economia a gonfie vele, il salario minimo è irrilevante?
    Lavoro

    USA: l’economia a gonfie vele, il salario minimo è irrilevante?

    Domenico MaceriDi Domenico MaceriSettembre 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    Il salario minimo federale fu fissato a 7,25 dollari l’ora nel 2007 durante l’amministrazione di George W. Bush e continua tuttora. In realtà in parecchi Stati del sud il costo ai datori di lavoro può essere più basso nei casi in cui i dipendenti ricevono mance. In Georgia e Oklahoma un lavoratore può costare solo 2,13 dollari l’ora purché il dipendente ottenga un totale di 7,25 con mance. Si tratta di cifre bassissime che hanno costretto non pochi Stati in tempi recenti ad aumentare il salario minimo ma ciò non avviene in maniera uniforme.

    Il salario minimo più alto si trova nella capitale, Washington D. C. (17 dollari l’ora) seguito dallo Stato di Washington (15,74 dollari l’ora). Molti altri Stati hanno aumentato il salario minimo sotto la spinta di Bernie Sanders, senatore liberal del Vermont. Sanders ha anche fatto una proposta al Senato per aumentare il salario minimo federale a 15 dollari l’ora, ma di questi giorni se ne parla poco. Con l’economia in ottimo stato, nonostante le costanti obiezioni repubblicane, parecchi Stati sono stati costretti ad aumentare il salario minimo oltre il minimo richiesto a causa della carenza di manodopera. Nel New Hampshire, per esempio, come ha fatto notare il New York Times recentemente, la disoccupazione è al di sotto del 2 percento. Per competere con gli Stati limitrofi le aziende del Granite State hanno dovuto aumentare il salario minimo sui 17-18 dollari l’ora. La competizione per lavoratori sta funzionando a spingere il salario minimo verso l’alto, facendo sorridere i liberali che i mercati risolvono i problemi. Di conseguenza, la discussione di aumentare il salario minimo a livello federale è quasi scomparsa. Sembrerebbe che il capitalismo funzioni e abbia risolto la questione. In realtà non è vero.

    Foto di Jerry Nettik da Pixabay

    Anche con gli aumenti degli ultimi anni negli Stati dove 15 dollari l’ora è già una realtà non si tratta di cifre sufficienti. In California, per esempio, uno Stato con costi di vita molto cari, il salario minimo non permette una vita decente. In luoghi carissimi come San Francisco, nonostante il salario minimo di 18 dollari, è impossibile trovare alloggi accettabili. Quindi molti dei lavoratori con questo tipo di salari sono costretti a vivere fuori città e spesso devono passare molto tempo per recarsi al luogo di lavoro. Ecco perché il governo Statale l’anno scorso ha approvato una legge che aumenterebbe il salario minimo per i lavoratori del fast food a 22 dollari l’ora. L’aumento si applicherebbe solo ai dipendenti di fast food in tutte le catene con un minimo di 26 dipendenti con almeno 100 sedi a livello nazionale. Le aziende hanno reagito raccogliendo voti per un referendum che revocherebbe la legge e un giudice ha bloccato l’entrata in vigore fino a quando non si conoscerà l’esito del referendum nell’elezione del 2024.

    Le principali obiezioni delle aziende alle leggi sull’aumento del salario minimo sono tipiche: ridurranno i posti di lavoro e avranno effetti negativi sull’economia. Gli studi e la storia ci dicono che si tratta di semplice retorica. Questi effetti negativi non si verificano e adesso con la carenza di manodopera sarebbe un ottimo momento per ufficializzare e mettere nero su bianco con un salario minimo decente. Quando l’economia è in calo convincere le aziende e i politici ad agire sul salario minimo diventa difficilissimo. Adesso che le stesse aziende lo fanno per i propri bisogni, anche se in maniera non omogenea e uniforme, a livello nazionale si potrebbe fare pressione. I politici però non ne parlano forse perché spaventati dai possibili effetti sull’inflazione. Ma anche in questo caso i dati ci dicono che la pressione inflazionaria è scesa.

    Foto di Wilfried Pohnke da Pixabay

    L’importanza dell’aumento al salario minimo però non è da sottovalutare poiché contribuisce direttamente allo standard di vita dei beneficiari riducendo la povertà e alleggerendo il peso per l’assistenza governativa. Allo stesso tempo però ha un effetto salutare anche per coloro che guadagnano poco più del minimo mettendo pressione verso l’alto. In questo senso contribuisce, anche se minimamente, a ridurre le diseguaglianze economiche che esistono fra ricchi e poveri. Il fatto che l’economia stia funzionando molto bene dovrebbe creare un momento propizio per legiferare e aumentare il salario minimo federale. Gli americani lo appoggiano. Un sondaggio del Pew Research Center ci informa che il 63 percento è favorevole a un salario minimo di 15 dollari l’ora. Ma non se ne parla o almeno non abbastanza anche se di tanto in tanto il perenne Sanders lo menziona. Il presidente Joe Biden che aveva promesso in campagna elettorale l’aumento del salario minimo a 15 dollari è preoccupato con ben altre faccende. E poi ci sono le 4 incriminazioni di Donald Trump e la guerra in Ucraina che risucchiano l’ossigeno per altre riforme importanti. Quindi i più poveri rimangono alla mercé dei mercati creando l’impressione che tutto funzioni bene fin quando un altro calo economico si presenta, offrendo alle aziende di nuovo il coltello dalla parte del manico e tutti sappiamo come lo usano.

    Foto di apertura: Engin Akyurt da Pixabay

    capitalismo economia in calo George W. Bush inflazione salario minimo
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    Domenico Maceri

    PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

    Articoli correlati

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    La guerra e la transizione verde: perchè l’Italia paga il conto di Trump

    Aprile 2, 2026

    La guerra lunga

    Marzo 19, 2026

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022118

    Le armi spuntate dell’Europa per la pace a Gaza e in Ucraina

    Settembre 20, 202530

    La guerra e la transizione verde: perchè l’Italia paga il conto di Trump

    Aprile 2, 202619

    Guerriglia e guerra senza quartiere

    Settembre 20, 202512
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Sviluppo sostenibile
    Tempo lettura 2 min.

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Di Nunzio IngiustoAprile 13, 20260

    La crisi energetica come effetto della guerra in Medio Oriente durerà ancora a lungo. E…

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    Giustizia minorile: punire invece di educare

    Aprile 13, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perderti nessuna uscita

    Iscriviti per ricevere via email gli aggiornamenti con tutti gli articoli 1 volta al mese

    Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?