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    Home»Società»Ci andrai a votare?
    Società

    Ci andrai a votare?

    Alessandro Erasmo CostaDi Alessandro Erasmo CostaMaggio 20, 20241 VisualizzazioniTempo lettura 10 min.
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    Devo riconoscere che sento un crescente, profondissimo malessere, che mi accompagna da un po’ di tempo, per l’incapacità della politica, non soltanto di risolvere ma almeno di affrontare, non solo i giganteschi problemi che affliggono oggi il nostro mondo, ma soprattutto e in primo luogo quelli delle persone, dei cittadini che costituirebbero invece la responsabilità della politica. Mi rendo conto che non è facile, perché il riscaldamento climatico, la violenza tra i giovani, i femminicidi, le guerre, l’intelligenza artificiale, sono temi giganteschi, ai quali la comunità umana non si è confrontata, almeno negli ultimi decenni.

    Forse i politici, di tutte le politiche e di tutti i partiti che ci hanno governato, non sono mai stati capaci di essere realmente interpreti della società che governavano, ma in questi ultimi tempi l’ignoranza, l’incompetenza e l’affarismo della politica sono divenuti a mio avviso particolarmente gravi, oserei dire repellenti e disgustosi. E, vi prego non tirate fuori la storia che ci sono molti politici onesti e impegnati, perché anche in un pantano ci possono essere bei fiori, in una discarica bellissimi oggetti. La presenza di queste eccezioni non cambia nulla nella visione della politica di quei moltissimi cittadini che non vanno a votare.

    Non sono così bravo, come molti dei giornalisti che animano questo periodico, a fare inchieste, oppure vere interviste. Però mia nonna mi aveva insegnato a parlare con tutti, a persone in strada che non conoscevo. Allora mi metteva in imbarazzo, adesso mi piace moltissimo parlare con gli sconosciuti in mezzo alla strada, e molte persone mi rispondono sorridendo: anche a loro piace comunicare con qualcuno. Se lo fai a Napoli, oppure a Trieste, poi non riusciresti più a fermare i tuoi interlocutori. Non mi riferirò quindi a vere interviste, ma cercherò di darvi conto di qualche chiacchierata con persone che vivono e lavorano nel mio quartiere. Comprando un mazzo di fiori, un etto di prosciutto, non riesco mai a non buttarla in politica.

    Il primo è il mio fioraio, dal quale ormai vado spesso: una famiglia che viene da Napoli e ha piazzato il suo camioncino vicino a casa mia. Sono così bravi, affettuosi e gentili, che oggi sono diventati i custodi delle terrazze di tutto il quartiere. “Ci andrai a votare, Mario?”. ”Che cosa dovrei andarci a fare, non ho niente da dare e nulla da chiedere, soprattutto ai politici della mia città. Mio padre conosceva i nomi di quelli della vecchia politica, io so a malapena il nome del nostro sindaco di Napoli”. “Allora la politica non ti serve a nulla, non ti interessa.” “No mi interessa solo di evitare i problemi che ci crea, per esempio se devo portare mia madre all’ospedale”. Il mio tabaccaio lo conosco da due generazioni, mio padre andava a comprare i francobolli e le buste da suo padre. Ettore non è un uomo da grandi discorsi. ”Alcune persone che frequentano questa tabaccheria, mi chiedono di ricaricare un telefonino, o di comprare sigarette, e poi vedo che manca loro qualche euro per farlo. Quando ero più giovane non era così. Appena potrò, venderò la tabaccheria e chiuderò finalmente baracca e burattini. Del resto sicuramente molte cose le compri già su Internet, e quindi i colleghi, le botteghe che sono su questa strada, chiuderanno pian piano una ad una. L’edicola di via Chiana regge soltanto perché Franco, il proprietario, non saprebbe come occupare la sua giornata se non continuasse a vendere i giornali. Mio padre era iscritto al partito socialista, un vero militante, non si perdeva una riunione. Ma nella piccola sede di questo quartiere, che adesso è chiusa, venivano a parlare personaggi come Nenni o Paietta. Oggi hai mai più visto un comizio, dove i politici li si poteva guardare in faccia?”. Grazia, la farmacista, è molto più giovane di tutti loro, è laureata, conosce la mia famiglia e tutti i suoi membri meglio di me. “Siamo diventati in realtà coloro che forniscono la prima assistenza ai nostri clienti, siamo noi che prescriviamo le medicine, consigliamo i trattamenti, oppure indirizziamo le persone a qualche medico privato che non è un ladro come moltissimi altri e che pratica prezzi quasi accettabili. Certo è vero, il farmacista e come un dottore, ha fatto gli stessi studi, ma ho potuto vedere che i cosiddetti medici di famiglia fanno ben poco, a parte inviarci ricette trasmesse per e-mail. Cosa fa la politica per tutte queste persone, spesso in difficoltà? Non so perché, continuo ancora ad ascoltare i telegiornali, un’abitudine di famiglia. A parte guerre, femminicidi, incendi ed alluvioni, la politica è un gruppo di persone che si parla fra loro, discutendo di poltrone, di potere e di soldi. I frequentissimi scandali, e in particolare quelli più recenti, non creano più nessuna meraviglia. Sìamo abituati a pensare che questa è la politica, e non ce n’è un’altra.” La cassiera del supermercato TODIS è quella da cui vado qualche volta, anche se si mette a ridere, perché non sono certo io che faccio la spesa in famiglia. Sapendo i miei problemi di vista, si alza e mi trova lei i prodotti che cerco. “Vuoi parlarmi di politica: allora penso che sei veramente vecchio. La politica per me sono quelle persone che hanno visto salire i prezzi dei prodotti, del cibo del quale non possono fare a meno, almeno del 30% se non di più, in questi ultimi sei mesi. Siamo io e Walter, il nostro commesso ad indicare a molte signore anziane quali prodotti è più conveniente comprare. Vuoi parlarmi di politica, a me che appartengo a una famiglia che ha sempre seguito la chiesa e votato al democrazia cristiana? Almeno sapevamo chi erano e cosa pensavano i capi, sapevamo a quali valori si riferivano, ed erano quelli che ci descriveva il prete in chiesa, quando commentava il Vangelo. Io lavoro anche il sabato e la domenica mattina, ma quando torno a casa, dopo le faccende domestiche, devo cercare di vedere cosa guarda mia figlia sul pc. Che ci andrei a fare a votare, cosa cambierebbe per me?”. Anna, la mia portiera è la figlia di una coppia di calabresi che ha lavorato per trent’anni nella nostra famiglia, nel nostro palazzo. Con lei ci parlo molto, perché è una donna estremamente intelligente e ha dovuto crescersi, praticamente da sola, tre figli, per un marito prima assente, e poi dipendente dall’alcol. ”In Calabria la politica era uno scambio: dovevi dimostrare al politico cosa potevi fare per lui, e chiedergli cosa lui poteva fare per te, procurare un posto di lavoro a tuo figlio, a tuo marito, oppure garantirgli l’apertura di un negozietto. Mi fanno ridere gli scandali di adesso, la corruzione, le mazzette, ci sono sempre state, anzi oggi mi sembra che la politica sia soltanto quello, anzi, molto più chiaramente. Per gli studi dei miei figli ho dovuto pagare sempre io, perché non ho mai avuto accesso a borse di studio o contributi, forse avendo un lavoro, ero troppo ricca per beneficiare di questi aiuti.”

    Potrei continuare a lungo, parlando del droghiere, del macellaio, del medico che vive davanti a casa mia. Una cosa però li accomuna, nessuno andrà a votare, e quando un mio carissimo amico, impegnatissimo nella politica di sinistra, mi ha detto che anche lui era tentato di non andare a votare, ho dovuto fare un’amara riflessione. Però le lezioni più interessanti me le hanno date le riunioni e le manifestazioni dei ragazzi di Ultima Generazione. Sabato 11 maggio sono stato in mezzo a loro a Piazza Vittorio Emanuele, per la loro prima grande manifestazione, molto più tranquilla e pacifica degli atti di disobbedienza civile per i quali sono molto noti. Per la prima volta non si parlava solo della crisi ambientale, ma c’erano piccoli gruppi di lavoro sull’eguaglianza di genere, sulla tipologia delle proteste, sulle guerre ed in particolare quella in Palestina, sul trattamento riservato da questa politica al mondo giovanile. Sono costretti a lavori precari e mal pagati, non hanno sufficienti aiuti per iscriversi e frequentare l’università, se prendono in affitto una stanza per stare più vicino al luogo dove studiano, devono pagare per un solo letto 500 o 600 €. È facile capire che il problema ambientale, che li ha fatti mettere insieme, è diventato soltanto uno di questi moltissimi altri drammi che colpiranno la loro vita. Le prime volte che li ho incontrati, quando, da professore settantenne, parlavo di politica, di fare politica, mi guardavano perplessi. Per loro le azioni di disturbo erano l’unico obiettivo: ora non è più così. E anche qui non mi sono astenuto dal chiedere “per chi voterete?”. Si sono messi a ridere: “Chi ci consiglieresti di votare? Non ti sei reso conto che la politica fa schifo, non quella di questo governo, che è particolarmente arretrata e persecutoria, ma quella di tutti i partiti politici degli ultimi trent’anni”. Non mi sono potuto trattenere, e allora ho continuato ”Ma in un paese democratico, senza la politica, senza le persone che sono elette, non si potrà cambiare nulla”. Una ragazzina minuta, con i capelli neri, tra l’altro molto carina, mi ha risposto arrabbiata ”Solo facendo più rumore possibile, disturbando questi politici incapaci, solo con la disobbedienza civile forse attrarremo moltissime persone, non solo i giovani, ma anche quelli che non ne possono più, di questa politica che fa schifo. Del resto nei telegiornali lo dicono chiaramente: dicono quanto costa una campagna elettorale, e quando hai fatto quell’investimento, ti aspetti certamente un ritorno. Guarda quello che è successo a Genova: non è il sistema Liguria, è il sistema Italia, è il modo di essere di questa politica”.

    Ha ragione lei, occorrerebbe un sovvertimento dal profondo, forse ben oltre le pacifiche dimostrazioni di disobbedienza civile. Non voglio spingermi oltre, per non scandalizzare nessuno, ma il sistema Italia di cui parlava questa ragazza, è quello che si basa sul furto, sulla corruzione, sul nepotismo, quello che compra i voti delle persone con 50 €. Ma soprattutto quello che è incapace di affrontare, se non di risolvere, i grandi problemi del nostro mondo, e soprattutto i problemi del mondo di quei ragazzi che subiranno le conseguenze di una politica inadeguata, francamente inaccettabile, forse disgustosa. Facciamo bene forse a cercare di informare i candidati alle elezioni europee di che cos’è l’Europa, e di quali sono le attuali sfide. Ma forse dimentichiamo di dire all’inizio “Ma voi ci andrete ad Bruxelles e di Strasburgo? Dove avete trovato i soldi per la campagna elettorale? Avete chiesto loro se sono mai andati a parlare con le comunità più fragili e disagiate, quelle delle nostre periferie, non della grande Europa che noi intellettuali vogliamo, ma di come risolvere i loro problemi di tutti i giorni, dei quali nessuno si interessa?”.

    Per fortuna io non sono un giudice, quindi non mi interessa la correttezza delle inchieste, e non sono uno di quei farisei che si strappano le vesti per il rispetto della legge, che ci dicono che nessuno è colpevole fino all’ultima sentenza. Spero che possiate comprendere che alle persone che ho intervistato, e a me personalmente, interessa soltanto cercare di far capire quanto questa politica sia inefficace per tutti coloro che da essa non traggono specifici e diretti vantaggi. E non dimentichiamo i sacchi di banconote trovati a casa di qualche parlamentare o funzionario dell’Europa che vogliamo costruire. Temo che occorrerebbero mutamenti radicali, quelli che si ottengono però, come ci insegna la storia, soltanto con le rivoluzioni, con le teste che cadono nei cestini davanti alle tricoteuses di quella piazza di Parigi che oggi è intitolata alla concordia.

    Ah dimenticavo: nella puntata del 15 maggio di Agorà, Chiara Appendino diceva esattamente quello che ho detto prima. Non è che molte persone, arrabbiate per questo disastro della politica, opteranno di nuovo per il Movimento 5Stelle?

     

    L’autore dichiara a difesa del suo onore e della sua responsabilità, che tutto quanto scrive dipende esclusivamente dalla sua modesta esperienza e cultura e che non si è servito, né si servirà mai in futuro, di ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale per le sue ricerche e i suoi scritti.

    Autore

    • Alessandro Erasmo Costa
      Alessandro Erasmo Costa

      Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

    elezioni europee manifestazione Ultima Generazione
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