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    Home»Inchiesta sul futuro dell'Europa»Analisi elettorale di un profano che ha letto Stevenson
    Inchiesta sul futuro dell'Europa

    Analisi elettorale di un profano che ha letto Stevenson

    Pietro RagniDi Pietro RagniGiugno 20, 20242 VisualizzazioniTempo lettura 8 min.
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    Siamo reduci di una campagna elettorale per le elezioni europee che, parafrasando un noto reality TV, potremo ricordare come “La vetrina dei famosi”. Il gioco è puntare su personaggi noti sui mass media e tali da garantire “una piccola rappresentazione della realtà, ovvero situazioni di vita reale, con all’interno circostanze di sceneggiate” (wikipedia). La Lega, ormai in caduta libera nei sondaggi, ha scelto un personaggio che ha deciso di fare della provocazione il suo mestiere: dopo le tirate razziste e omofobe, ora blatera contro l’ambientalismo, assommando ai pregiudizi l’ignoranza. Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) ha puntato su Ilaria Salis, una connazionale detenuta, con accuse inconsistenti, da più di un anno in Ungheria e siamo contenti della sua liberazione, insieme ad altri “famosi”, poi eletti: Ignazio Marino (ex sindaco di Roma) e Mimmo Lucano ex sindaco di Riace, assolto da ingiuste accuse penali.

    I famosi in vetrina hanno funzionato per AVS, che ha superato lo sbarramento e li ha eletti tutti. La Lega ha avuto 7 milioni di elettori in meno rispetto al ’19 ed ha anche subito molte defezioni interne, fra le quali quella clamorosa del Sen. Bossi; ma per non essere crollata del tutto, di fatto il suo segretario è, in Europa, in ostaggio del “famoso” molto votato, ma difficilmente indirizzabile.

    Fratelli d’Italia (FdI) ha puntato sulla popolarità della sua capa, che è anche Presidente del Consiglio e dunque già sapeva che avrebbe rinunciato all’elezione. PD, molto più votato rispetto alle precedenti elezioni, e Forza Italia hanno candidato i loro leader in alcune circoscrizioni e poi puntato su amministratori locali benvoluti per il loro impegno sul territorio ed in questo caso sono stati eletti candidati (come Bonaccini, Decaro, Gori, Nardella e Zingaretti da una parte e la Moratti e Tosi dall’altra) che effettivamente poi si dedicheranno alle istituzioni europee. Azione di Calenda e Stati Uniti d’Europa di Renzi e Bonino con messaggi incomprensibili e contraddittori hanno scoraggiato i loro elettori ed infatti non hanno superato la percentuale necessaria per far eleggere i loro candidati.

    Le elezioni sono finite, alcuni hanno molto migliorato (FdI, PD e AVS), FI ha tenuto, M5S ha dimezzato la sua rappresentanza, la Lega ha ottenuto meno di un terzo degli eletti, passando da 29 a 8. Quello che però importa ora è quanto avverrà al Parlamento Europeo, poiché gli eletti italiani sono confluiti nei “Gruppi” a livello europeo. La prima novità è il numero dei parlamentari che dai 751 della IX Legislatura (iniziata nel 2019) scende ai 720 della nuova X legislatura, che inizierà con la prima seduta prevista per il 16 luglio prossimo. Il dato è importante per poter valutare la maggioranza necessaria ad eleggere il nuovo Presidente; la soglia minima è fissata in 361 voti.

    Un altro dato importante da riscontrare, nel corso dei prossimi anni, è relativo al “peso politico” che l’insieme dei parlamentari italiani riuscirà ad ottenere. EU Matrix, un Centro studi indipendente, in aprile ha pubblicato la classifica dell’influenza dei parlamentari in base alla loro nazionalità. L’Italia occupava la venticinquesima posizione sui 27 stati EU, precedendo solo Cipro e Ungheria; i primi tre paesi erano Spagna, Germania e Francia. Non significa che i nostri parlamentari siano stati migliori o peggiori, ma il Centro studi specifica che la classifica è stilata in base ad alcuni fattori (fra cui i ruoli ricoperti e la partecipazione alle votazioni); per essi i parlamentari italiani hanno dimostrato una bassa performance. Una delle ragioni è stato il ruolo marginale dei parlamentari europei della Lega, i più numerosi della delegazione italiana, e del Movimento 5 Stelle. Visto che sono i due partiti più penalizzati dal voto di giugno, si spera che le nuove compagini più numerose abbiano ben scelto i parlamentari ora eletti e che questi riescano ad impegnarsi in modo proficuo per la UE e l’Italia.

    Come abbiamo sentito in TV in alcuni dei paesi EU si sono realizzate sorprese, in particolare notata l’avanzata dei partiti di estrema destra in Austria, Francia e Germania. Raccogliendo le varie informazioni ho preparato la Tab. I aggiornata con i dati al 14/6/2024, ma non ancora definitiva.

     

    Gruppo 2019-24 2024-29 Contributo IT
    PPE 182 190 FI              9 eletti
    S&D 154 136 PD          21
    RE 108 80
    Verdi 74 52 AVS         3
    I&D 73 58 Lega         8
    ECR 62 76 FdI          24
    Sinistra 41 39 AVS         2
    Non Iscritti e Neoeletti 57 89 M5S   8  + SVP 1
    TOTALE 751 720             76 eletti IT

    Tabella I: suddivisione degli eletti al Parlamento Europeo e contributo degli eletti italiani

    Al di là dei clamori, la cosa importante è capire come le varie elezioni nazionali si siano riverberate nel contesto dei Gruppi presso il Parlamento Europeo. Fermo restando che i dati sopra riportati non dovrebbero cambiare di molto prima dell’inaugurazione, mentre ci si aspetta che ci saranno, nel tempo, alcune affiliazioni da parte dei Non iscritti e Neoeletti ad uno dei 7 Gruppi storici. Si può facilmente notare come i cambiamenti non siano stati di grandi proporzioni.

    La prima considerazione numerica è che il Partito Popolare (PPE) resta il primo Gruppo Europeo per numero di eletti, avendoli anche leggermente aumentati, è invece diminuito di più del 10% il numero degli eletti di Socialisti e Democratici (S&D), ma nel complesso non vi è una ridimensione drammatica. Diminuiscono maggiormente Renew Europe (RE) -partiti liberali e centristi-; Identità e Democrazia (I&D) -partiti sovranisti, nazionalisti ed euroscettici- e i Verdi; stabile la Sinistra. Infine aumenta di quasi il 20% il Gruppo Conservatori e Riformisti Europei (ECR), grazie anche alla crescita di FdI.

    Questa fotografia della composizione del Parlamento Europeo sembrerebbe (in politica il condizionale è obbligatorio) scongiurare una maggioranza di destra, con l’alleanza del PPE (o parte di esso) con ECR e I&D, quella che avevamo paventato a gennaio . Non ci sono i numeri. La somma degli eletti dei due Gruppi di destra è inferiore al numero dei deputati europei di S&D; potrebbe con accordi e acquisti dell’ultimo minuto superarlo, ma di poco. Sarebbe stata una triste beffa consegnare agli euroscettici la gestione della UE; poi, visto come la pensano alcuni degli eletti di I&D, la beffa avrebbe potuto trasformarsi in dramma.

    Probabile allora una riedizione della “maggioranza Ursula” che, grazie all’accordo fra PPE e S&D, con il supporto di RE e di forze comprese fra i Non iscritti (come il M5S), riuscì nell’estate ‘19, dopo una lunga impasse, a eleggere Ursula von der Leyen come Presidente della Commissione Europea.

    Ci potrebbe essere una variazione della maggioranza. Tutto dipende dalle scelte che farà ECR nelle prossime settimane. La Meloni ci ha abituato, da quando ha preso il potere nell’autunno ’22, ad un atteggiamento ondivago. A me ricorda il capolavoro di Stevenson: nella stessa persona due modi di manifestarsi. In Italia un atteggiamento super-conservatore, autocelebrativo, sempre dedicato a denigrare o irridere chi si oppone o critica. Atteggiamento aggravato dal modo di comportarsi del suo entourage, dei giovani del suo partito (sorpresi nel ripetere motti fascisti e nazisti), dall’inefficacia dei suoi ministri. Una Mr. Hyde in gonnella. Invece in Europa e negli incontri internazionali (tranne che con Vox in Spagna) l’atteggiamento è conciliante e collaborativo; ferma presa di posizione su NATO e supporto all’Ucraina, quasi un idillio con la Presidentessa von der Leyen, nonostante lo schiaffo della non approvazione del MES, ma soprattutto grazie ad aver riposto nel dimenticatoio un euro-scetticismo un tempo sbandierato.

    Chi preverrà nei prossimi mesi: il Dottor Jekyll del conservatorismo moderato o il Mr. Hyde tentato da pulsioni inconfessabili? La cartina di tornasole sarà nelle scelte che Meloni, come presidentessa di ECR, effettuerà nei prossimi giorni. Già il 12 giugno sono stati ammessi al Gruppo 4 neoeletti (uno ciascuno da Cipro, Croazia, Lettonia e Lussemburgo), portando il totale di ECR a 76 deputati. Il partito di Orban -Fidesz- (che in Ungheria ha vinto, ma è stato ridimensionato) aveva aperto colloqui prima delle elezioni, per ora non vi è alcuna decisione in merito, ma alla fine essa dovrà essere presa.

    La sensazione è che la Meloni voglia condurre l’ECR in una posizione che da una parte rimarchi la distanza da I&D di Le Pen e Salvini, considerati troppo estremisti ed inaffidabili e dall’altra dimostri la disponibilità a supportare una rielezione della von der Leyen, semmai chiedendo per il suo Gruppo un commissario importante nel nuovo esecutivo Europeo. Certo dovrebbe, la Meloni, essere in una maggioranza con i Socialisti; ha la forza di imporlo ai suoi elettori più nostalgici? Alla fine avremo una “maggioranza Ursula bis” più caratterizzata dalle indicazioni conservatrici o sarà confermata la versione originale della maggioranza?

    Attendiamo poche settimane e sapremo quel che accadrà. Poi, se in Europa vincesse Dottor Jekyll, che cosa succederà in Italia, ci saranno ripercussioni? La Mrs. Hyde sarà maggiormente sotto controllo o, all’opposto, si sentirà libera di impazzare?

    Autore

    • Pietro Ragni
      Pietro Ragni

      Già dirigente tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. È ora Direttore del Consorzio interuniversitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto.
      Cofondatore di quindici spin off nelle Scienze della vita. Esperto di valutazione e gestione progetti partnership europei. Fondatore e autore del giornale online Tutti Europa Venti Trenta.

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