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    Home»Culture»Danilo Dolci, il Gandhi italiano. Cosa resta del suo insegnamento?
    Culture

    Danilo Dolci, il Gandhi italiano. Cosa resta del suo insegnamento?

    Rosaria CetroDi Rosaria CetroGiugno 20, 20243 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    Nel centenario della nascita (28 giugno 1924) ricordiamo Danilo Dolci, uno dei personaggi più interessanti del dopoguerra per il suo impegno sociale e civile. Sociologo, educatore, poeta e scrittore, viene definito il Ghandi d’Italia e di Sicilia per essere stato protagonista della lotta non violenta.

    Dolci ha combattuto la miseria delle fasce più disagiate e oppresse, la mafia, il sistema clientelare della Sicilia occidentale con pratiche non violente. Sono note le sue marce per la pace e per il lavoro e i suoi numerosi digiuni, a cominciare da quello nel letto di un bambino morto per denutrizione. La protesta venne interrotta solo quando le autorità si impegnarono a costruire la rete fognaria. L’iniziativa poi dello “sciopero alla rovescia” del 2 febbraio 1956 farà conoscere Danilo Dolci all’opinione pubblica nazionale e mondiale. Per sostenere il diritto al lavoro, con centinaia di disoccupati della zona, Danilo Dolci si mette a riaggiustare una strada comunale dissestata. Saranno tutti accusati di “occupazione abusiva di suolo pubblico” e processati. Ma i migliori avvocati italiani si offriranno di difenderlo e il processo si trasformerà in un processo contro lo Stato italiano, per non aver promosso realmente il diritto al lavoro.

    Il merito più grande di Danilo Dolci è stato di aver aiutato la gente a incontrarsi e a discutere insieme dei loro problemi: comunicare per trovare risposte ai problemi della comunità. È tutta qui la sua maieutica reciproca, una cosa dalla quale dipende il benessere delle persone e la nostra stessa democrazia. La costruzione della diga sul fiume Iato resta un esempio concreto, nel nostro caso, della capacità di trovare una soluzione alla carenza idrica, grazie alla partecipazione diretta degli interessati. La diga produsse un vero cambiamento, divenendo nel contempo un volano di sviluppo per l’intera zona.

    Dolci ha creato uno spazio di comunicazione e lo ha coltivato prima in Sicilia, poi in giro per l’Italia e il mondo. Ovunque andasse, metteva le sedie in circolo e faceva domande per stimolare al confronto e al dialogo. Per questo è apparso come un Socrate contemporaneo, con la differenza che la maieutica socratica tira fuori la verità di ciascuno, mentre quella di Dolci fa scaturire una visione, un’ interpretazione condivisa del mondo dal confronto di più voci. In questo senso l’impegno educativo e maieutico diviene elemento necessario per una società civile più attiva e responsabile. Ho vissuto personalmente questa esperienza fortemente emotiva durante un convegno del Movimento di Cooperazione Educativa tenutosi a Taranto nel 1987 e ne conservo un ricordo indelebile. Ricordo, in particolare, quel suo ringraziare dopo ogni intervento, valorizzando tutti, per renderci protagonisti di un processo di costruzione comune. Da vero educatore, Danilo Dolci aveva la capacità di promuovere il cambiamento partendo dalle risorse e dal valore di ciascun individuo. In questo modo di essere va colta la sua dimensione pedagogica che gli varrà il riconoscimento (13 maggio 1996) dell’Università di Bologna della Laurea honoris causa in Scienze dell’educazione.

    Ciascuno cresce solo se sognato è una delle più belle poesie del poeta Danilo Dolci e ci offre un’importante lezione pedagogica. Ci dice che insegnare vuol dire pensare sempre al futuro e anche ad avere fiducia in quel futuro. Ogni allievo è “un essere in divenire”, porta con sé le proprie potenzialità e deve essere considerato in quanto tale, come un germoglio che trae nutrimento dalla terra prima di sbocciare. Il maestro deve guardare in prospettiva e immaginare il “non ancora” dei suoi studenti, “sognando” ciò che potrebbero diventare ed essere.

    Dopo la sua morte nel dicembre del 1997, a Mirto fu fondato il  Centro Sviluppo Creativo Danilo Dolci. Oggi grazie ai tanti operatori, il Centro diretto dal figlio Amico è un’Associazione no profit che nasce dall’esperienza di lavoro sociale ed educativo di Danilo Dolci, per promuovere lo sviluppo nonviolento e creativo della comunità attraverso metodi partecipativi.

    Tante sono state e saranno le iniziative per ricordare il poeta della non violenza. A Napoli nell’ambito della rassegna LIBBRA 2024 si è tenuto un incontro dibattito con Amico Dolci e Goffredo Fofi. Il video dell’incontro è stato pubblicato dalla Bottega della Comunicazione di Napoli. Dal 26 al 30 giugno 2024 si terranno a Palermo un Convegno e il Festival “Palpitare di nessi” per  avviare un percorso di esplorazione e di riscoperta del suo messaggio, oggi più che mai attuale.

     

    Autore

    • Rosaria Cetro
      Rosaria Cetro

      Dirigente scolastica con esperienza nella scuola primaria e dell'infanzia, si è dedicata alla ricerca pedagogica e sociologica. Attualmente è componente della redazione della collana Narrare la scuola del Movimento di Cooperazione Educativa. Email: rosaria.cetro@gmail.com

    Danilo Dolci educazione Sicilia sociologia
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