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    Home»Controvento»La conversione di Zuckerberg e Bezos
    Controvento

    La conversione di Zuckerberg e Bezos

    Rodolfo RuoccoDi Rodolfo RuoccoGennaio 20, 20258 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Di Maio, vignetta di Controvento
    Vignetta di Controvento
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    San Paolo si convertì al Cristianesimo, Zuckerberg si converte al trumpismo. I due personaggi sono diversissimi ma hanno un punto in comune: una improvvisa conversione. Il primo era un appaltatore delle imposte nell’Impero Romano, un persecutore dei cristiani che si convertì alla fede di Gesù Cristo divenendo perfino un suo apostolo. Lui stesso raccontò la sua conversione: duemila anni fa sulla strada di Damasco vide una grande luce e udì una voce: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». San Paolo cadde a terra e si convertì.

     Zuckerberg, Mark Zuckerberg
    Mark Zuckerberg

    La conversione di Mark Zuckerberg è molto poco spirituale e molto legata agli affari. L’imprenditore miliardario americano, proprietario di una potentissima galassia di aziende delle comunicazioni su Internet, nei primi giorni di gennaio inverte la rotta: da sostenitore dei democratici passa con i repubblicani del trionfante Trump. Non c’è una luce abbagliante che squarcia il cielo, bensì Donald Trump che conquista il secondo mandato di presidente degli Stati Uniti. Zuckerberg in un video sui social media molla il “fact-checking”, in italiano verifica dei fatti, un sistema per scoprire le falsità e le bufale sui canali digitali molto sgradito al successore di Joe Biden alla Casa Bianca. L’amministratore delegato di Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp e Threads) cancella la commissione anti bufale e il piano introdotto dal 2016.

    Zuckerberg recita un singolare “mea culpa”: «È tempo di tornare alle nostre radici sulla libertà d’espressione». Non solo: si appiattisce sulle tesi di Donald Trump e di Elon Musk, il carro armato tecnologico-comunicativo nella Rete del vincitore delle elezioni presidenziali americane. Zuckerberg si allinea alle tesi di Trump: il sistema adottato da Meta di “fact-checking” causava troppi errori e «un’eccessiva censura». Annuncia di voler realizzare il “Community Notes”,  un nuovo meccanismo di verifica dei contenuti già adottato da Musk per X, il suo canale sociale ex Twitter. Su X le “Community Notes” consentono agli utenti di scrivere note esplicative sotto tweet, immagini o video.

    Donald Trump ed Elon Musk

    Il fondatore di Facebook (che apre le porte del consiglio di amministrazione di Meta a John Elkann) ufficializza in modo clamoroso il suo addio ai democratici e l’ingresso nel campo dei repubblicani e del vincitore Trump. Del resto la maggior parte dei miliardari e degli imprenditori statunitensi fa la stessa scelta. Il fenomeno riguarda soprattutto i “capitani” dell’industria dell’alta tecnologia concentrati nella Silicon Valley, la ricchissima regione della California al centro del miracolo dell’avveniristica industria digitale americana, ora alle prese con il boom dell’Intelligenza Artificiale (AI in sigla). La Silicon Valley un tempo libertaria e progressista si sposta verso le posizioni conservatrici con tratti reazionari di Trump. Musk, l’uomo più ricco del mondo (auto elettriche, canali sociali, satelliti, astronavi), non riesce a contenere la gioia per la notizia: «È davvero fantastico».

    Jeff Bezos

    Alla chetichella quasi tutti i miliardari americani stanno voltando le spalle ai democratici per bussare alla porta di Trump, ufficialmente presidente degli Stati Uniti d’America dal 20 gennaio.

    I contraccolpi sono pesantissimi soprattutto sul piano politico e della libertà dell’informazione. Il Washington Post, il secondo quotidiano degli Usa dopo il New York Times, di proprietà del miliardario di Jeff Bezos, non ha fatto una bella figura. Ha censurato e non ha pubblicato una vignetta satirica di Ann Telnaes contro Bezos. L’autrice ritrae i magnati della Silicon Valley Bezos (Amazon), Zuckerberg (Meta), Sam Alman (OpenAI), Patric Soon-Shiong (Los Angeles Times) inginocchiati assieme a Topolino davanti a Trump al quale offrono sacchi di dollari. Ann Telnaes, disegnatrice e collaboratrice del Washington Post, protesta per la censura subita e lascia il quotidiano, considerato un baluardo della democrazia americana. Accusa: il rifiuto di pubblicare la vignetta è «una svolta epocale e pericolosa per la stampa libera».

    La competizione imprenditoriale e politica tra Musk e Zuckerberg è stata accesa negli ultimi anni. Nel 2023 si parla perfino di una sfida gladiatoria. Il primo dice: «Sono pronto a battermi in un match in gabbia, se ci sta anche lui». Il secondo risponde: «Mandami la posizione». Per mesi i giornali parlano addirittura di un duello al Colosseo tra i due antagonisti entrambi ammiratori della grandezza dell’antica Roma. Per ora, da nemici, sono diventati due tifosi di Trump in gara per contendersi la sua simpatia ed eventuali commesse pubbliche.

    Autore

    • Rodolfo Ruocco
      Rodolfo Ruocco

      Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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