La riforma della giustizia approvata in prima lettura dalla camera ha visto la luce pochi giorni fa con un testo c.d. blindato non consentendo alle parti interessate e all’opposizione di interloquire con la maggioranza, strategia arrogante tanto più in tema di riforme costituzionali.
Quando si analizza un testo di legge bisogna capire come si colloca nel sistema più complesso delle norme che regolano la materia e la direzione che assuma in un contesto più generale. A questo proposito le attuali norme sulla separazione delle funzioni già di fatto delineano una netta separazione tra organi requirenti e organi giudicanti e è logicamente inutile la parte della riforma che attiene alla separazione delle carriere che quasi nulla innova rispetto al presente. Bisogna allora chiedersi la ratio insita nella riforma. Uno spiraglio di luce ce lo forniscono le altre parti della riforma: due concorsi diversi , due CSM diversi , la creazione di una alta Corte , il sorteggio .
Sui due CSM si costruisce una parità di competenze del tutto separata da quella cultura della giurisdizione che fino ad oggi è stata una ricchezza del nostro sistema tanto far dire al Consiglio d’Europa che anche gli altri stati dell’unione dovrebbero riformare seguendo l’esempio italiano e onestamente trovo ridicola la proposta di nominare i giudici con sorteggio per spezzare la supposta malattia del correntismo. Premesso che e’ normale e fisiologico che all’interno della magistratura ci siano sensibilità diverse e davvero risibile che questa malattia si curi prevedendo sorteggi, forieri soltanto di una inevitabile situazione di deprezzamento di competenze.
Alto punto da rimarcare è il previsto ricorso avverso le decisioni dell’alta Corte deciso sempre dalla stessa Corte in composizione diversa anziché’ dalla corte di Cassazione. Tornando alla premessa mi sembra evidente l’intento di dividere l’attività requirente da quella giudicante per avviarsi a un sistema in cui il PM sia poi più assoggettato al potere esecutivo e temo che la prossima tappa sia intaccare il criterio della obbligatorietà dell’azione penale investendo il parlamento di dettare linee guida sulle priorità da rispettare. Se si volesse davvero riformare la giustizia perché’ non occuparsi di aumentare gli organici della Magistratura, aumentare le risorse per la Giustizia, occuparsi del tema del carcere, nostra somma vergogna, e riformare il sistema delle pene? In conclusione, mi sembra una riforma pericolosa, inutile sotto alcuni aspetti e foriera di prospettive legislative ancora peggiori.


