“Eppure, il taglio ravvicinato delle sue composizioni, l’essenzialità, l’immediatezza dei gesti, l’autenticità dei volti, delle cose, degli spazi, non hanno perso nulla della forza originaria. Mai come in questa violenta e brutale primavera lo sentiamo vicino e vivo” (la Repubblica, 7 marzo 2025). Michelangelo Merisi da Caravaggio è morto da quattrocento anni e si esibisce da vivo a Palazzo Barberini, in Roma. Con il tratto violento, la vita ribalda, la mala morte, il pittore rammenta che la nostra è epoca ribalda e violenta.

L’Unione europea, nata come Comunità dalle tenebre della Seconda Guerra Mondiale e del riarmo tedesco che la causò, celebra il ritorno alle armi. Non nella forma della Comunità Europea di Difesa, il progetto di Jean Monnet bocciato dall’Assemblea francese nel 1954, ma del riarmo nazionale al di fuori delle regole del rigore finanziario. Il totem degli stati membri frugali è abbattuto, nel corso del Consiglio europeo straordinario, dal Cancelliere Olaf Scholz d’intesa con il probabile successore Friedrich Merz.
Austria e Paesi Bassi, le altre vestali del rigore, piegano la testa al new mood. Sarà anche perché il Segretario Generale NATO è olandese ed è il primo ricettore degli umori americani. Dai suoi incontri con il Presidente, Mark Rutte trae il convincimento che quello fa sul serio sull’ombrello NATO. Rivedrebbe persino l’articolo 5 del Trattato e fornirebbe l’assistenza americana soltanto ai membri che paghino il 5% in sicurezza. O meno, il balletto delle cifre come dei dazi fa parte della tattica negoziale del personaggio.
Il pacchetto emerso da Bruxelles ha un che di straordinario sul piano politico e di singolare su quello filosofico. Sul piano politico s’è detto della rinuncia al rigore finanziario. Rinuncia relativa: la delegazione tedesca non arriva a contemplare l’emissione di nuovo debito europeo sul modello di Next Generation EU. L’eccedenza di debito è nazionale. Chi ha bilanci a posto (Germania) può spendere con una certa tranquillità, ed infatti i bund tedeschi sono schizzati. Chi ha bilanci in disordine (Italia e non solo) accrescerà il disordine. Il rischio è che lo spread fra i titoli di stato si aggravi ed il servizio del debito ci costi di più.
Si può ricorrere ad una panoplia di fondi, compresi i fondi di coesione. La misura, inizialmente obbligatoria nella misura del 5% degli stessi, è divenuta opzionale. La delegazione italiana, sostenuta dal competente Commissario Fitto, non poteva accettare che le spese già dirette alle regioni della coesione andassero all’industria bellica. Le proteste dei pacifisti di casa nostra, e prevedibilmente dell’intero Continente, troverebbero ulteriore alimento presso le autorità locali danneggiate dal dirottamento.
Si diceva della rottura filosofica. Il riarmo necessita di un nemico al quale mostrare la faccia feroce. Il nemico è la Russia. Non solo quella autocratica di oggi, ma la Russia come idea. Il cambiamento d’approccio è radicale rispetto all’epoca dei Cancellieri Schroeder e Merkel. La Germania resta centrale in questo gioco. Quelli attualizzarono la Ostpolitik di Brandt, Schmidt e Kohl con lo scambio affari-sicurezza. Noi compriamo il tuo gas a prezzi calmierati, tu acquisti la nostra tecnologia. Il denaro, per definizione inodore, olia gli ingranaggi della cooperazione.
Una storia di tradimenti. Merkel tradì Kohl, ora Scholz tradisce Schmidt, Merz tradirà Merkel. Per non parlare del capostipite: Konrad Adenauer affidò a Jean Monnet la Dichiarazione che sarebbe stata letta da Schuman nel 1950. L’inizio di tutto.
Siamo alla difesa comune o alla moltiplicazione delle difese nazionali? Il quesito pesa sul futuro dell’Unione. Come pesa la proposta francese di offrire il proprio scudo nucleare a difesa dell’Unione. Alcuni stati membri tentennano. Sia per ragioni di orgoglio nazionale e sia per il timore che gli Americani ritirino i loro arsenali nucleari. Se avete l’ombrello francese, il nostro non vi serve più. Facile intuire la replica dell’Amministrazione alla disperata ricerca di risparmio ed animata dalla voglia di disimpegnarsi dall’Europa per impegnarsi di più nell’Indopacifico.
L’Ucraina esce confortata dalla sessione di Bruxelles. L’accoglienza per Zelenskyj è calorosa, lo rinfranca dalle villanie di Washington. Gli si assicura che il processo di pace, che egli accetta a malincuore, non lo escluderà come non escluderà gli Europei. Specie se questi, assieme al Regno Unito, saranno chiamati a garantire il contingente di interposizione.
Zelenskyj andrà a Riad per incontrare Mohammed bin Salman e gli emissari russi. Il Principe si erge a mediatore della contesa europea come lo è della contesa mediorientale.
Anche in quel quadrante l’America torna protagonista. Negozia direttamente con Hamas il rilascio di un ostaggio dalla doppia cittadinanza e rilancia l’avvertimento ai dirigenti dell’organizzazione: andatevene finché siete in tempo, altrimenti scateniamo l’inferno. Il nuovo Capo di Stato Maggiore di Gerusalemme prepara un piano di prolungata guerra a Gaza. Per restarci a tempo indeterminato.


