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    Home»Europa»Piazza del Popolo Europeo: difesa, pace, coalizione cento piazze e Repubblica Europea
    Europa

    Piazza del Popolo Europeo: difesa, pace, coalizione cento piazze e Repubblica Europea

    Pier Virgilio DastoliDi Pier Virgilio DastoliMarzo 19, 20250 VisualizzazioniTempo lettura 11 min.
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    Un momento della manifestazione ëUna piazza per líEuropaí a Piazza del Popolo, Roma, 15 Marzo 2025. ANSA/GIUSEPPE LAMI
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    1. La piazza di Londra e la piazza di Roma

    A Londra e in video-conferenza sono andati in scena il 15 marzo le divisioni e i dubbi dei cosiddetti Paesi “volenterosi” su invito del Primo Ministro britannico Kerr Starmer e del Presidente francese Emmanuel Macron e dunque al di fuori o al di là dell’Unione europea per rispondere alla progressiva vicinanza da Donald Trump e Vladimir Putin e al rischio di un accordo senza l’Ucraina e senza l’Unione europea.

    Si sono ritrovati invece a Roma il 15 marzo cittadini e associazioni in “una Piazza per l’Europa” richiamati dall’appello di Michele Serra e spinti da reazioni più emotive di fronte alla crescita dei nazionalismi illiberali e all’evaporazione della vecchia democrazia liberale statunitense che fondate sulle ragioni di chi sostiene che “l’Europa ci serve”.

    1. Le condizioni per la pace in Ucraina

    Donald Trump ostenta ottimismo su un accordo per una tregua in poche settimane o entro Pasqua, ma Vladimir Putin ha comunicato all’inviato USA Steve Witkoff le condizioni che debbono “rimuovere le cause all’origine della crisi” e cioè:

    • la rinuncia dell’Ucraina ai territori occupati dall’esercito russo di Lugansk e Donetsk, russofoni ma certamente non russofili,
    • la resa dei soldati di Kiev nella regione russa del Kursk a cui egli ha offerto l’opzione fra cedere o morire,
    • e il veto a truppe europee o, forse, internazionali con funzioni di peacekeeper dentro o alle frontiere dell’Ucraina.

    Se Donald Trump confermasse la sua decisione di abbandonare Volodymir Zelensky ad un destino perlomeno incerto sia militare che politico, la sostituzione europea del sostegno USA sarà certo molto difficile.

    In tre anni l’Ucraina ha usufruito soprattutto del supporto statunitense in aiuti militari, finanziari e umanitari fino al dicembre 2024 pari a 114 miliardi di euro mentre 104 miliardi di euro sono arrivati dall’insieme dell’Unione europea ivi compresi quelli dal bilancio europeo (49 miliardi di euro) con l’Italia in fondo alla lista (2,26 miliardi di euro), tutti forniti in ordine sparso con interventi bellici inefficaci e non coordinati perché non coordinate e inefficaci sono le ventisette difese nazionali i cui effettivi sono stati ridotti della metà negli ultimi venti anni.

    1. La risposta popolare all’imperialismo di Putin e alla democrazia illiberale di Trump

    Sappiamo che, da molto tempo, non scendeva in piazza il “popolo europeo” con il forte limite di un 15 marzo a Roma di una mobilitazione solo italiana e non europea.

    La speranza è che si possa costituire o ricostituire in futuro una rete di associazioni e di cittadini in tutta Europa per rivendicare un futuro del continente coerente con i valori che sono stati all’origine dell’idea di pacificazione dopo la tragedia delle due guerre mondiali e che Piazza del Popolo ha identificato spontaneamente nel Manifesto di Ventotene.

    Certamente il Manifesto “non basta più” (Andrea Malaguti, La Stampa 15 marzo) o la sua rivendicazione non basta da sola ma esso ha rappresentato in questi ottantaquattro anni la visione più lucida e pragmatica dell’idea di una democrazia europea solida e destinata a durare nel tempo contrariamente alla visione confusa e grottesca di chi lo giudica da anni con ripetuta petulanza un “progetto profondamente anti-democratico con una visione giacobina dei rapporti fra élite e popolo” che sarebbe all’origine dei fallimenti dell’Europa (Luca Ricolfi, ancora su La Stampa ripetendosi poi su Il Gazzettino, 14 e 15 marzo), una visione alternativa alla pericolosa proposta di un nuovo nazionalismo, che indica delle istituzioni a garanzia dell’estensione dell’idea di libertà e di pace l mondo intero.

    Sappiamo anche che gli Stati e le opinioni pubbliche europee si stanno dividendo sul sostegno all’Ucraina se si prendono in considerazione le manifestazioni quasi oceaniche che hanno mobilitato centinaia di migliaia di tedeschi, finlandesi, portoghesi, cechi e slovacchi già dal 24 febbraio 2022.

    I tedeschi sono di nuovo scesi in piazza il 24 febbraio 2025, rinnovando la richiesta al governo di “stand by Ukraine” al motto “Russia is a terror state” nel terzo anniversario dell’invasione russa anche come risposta alle pulsioni autoritarie e pro-Putin dell’AFD.

    In un’Italia la mobilitazione popolare che ha coinvolto gli altri Paesi europei non c’è stata poiché l’opinione si è divisa fra le polemiche sterili che hanno contrapposto le forze politiche sia nella maggioranza che all’opposizione, impedendo di discutere seriamente di una pace giusta a garanzia della indipendenza e della inviolabilità dell’Ucraina e dei Paesi limitrofi.

    Contrariamente ad un’opinione diffusasi in Occidente ma smentita dalla stessa Russia, l’offensiva di Mosca contro l’Ucraina iniziata nel 2013 con la caduta del governo pro-russo del presidente Janukovyc riguarda tutta l’Europa perché essa annulla gli impegni per la sicurezza e la cooperazione sul continente sottoscritti nel 1975 con gli accordi di Helsinki e nel 1990 con il Trattato di Parigi.

    L’aggressione all’Ucraina conferma dunque l’obiettivo imperialista di Vladimir Putin di ricostituire la “Grande Russia” come è avvenuto con la lunga guerra in Cecenia fino al 2009 e con l’annessione della Crimea nel 2014  insieme alla guerra nel Donbass e come potrebbe avvenire verso i Paesi baltici ed i Paesi indipendenti dell’Europa orientale

    (Georgia e Moldova) se gli accordi con Donald Trump avvenissero alle condizioni russe e se, dopo la tregua, non ci fossero forze internazionali di monitoraggio, di interposizione e di garanzia sul territorio ucraino e alle frontiere fra la Russia e i Paesi vicini.

    1. La piazza di Roma e il Manifesto di Ventotene

    Vale la pena per questo aspetto italiano di dedicarsi rapidamente alla lettura dei principali quotidiani dopo il 15 marzo:

    • Da una parte il giudizio positivo di Repubblica (“L’Europa siamo noi”), il Corriere della Sera (“La Piazza di bandiere blu per sostenere l’UE”), La Stampa (“L’Europa, la piazza e il sentimento del popolo che cerca una risposta politica”), Avvenire (“Piazza del Popolo”), Il Sole 24 Ore (“Sicurezza e Pace: la UE oltre il sentimento”), Il Messaggero (“In piazza per l’Europa siamo 50mila”), Il Mattino (“Una piazza per l’Europa ma contro il riarmo UE”), Domani (“L’Europa e la piazza dei 50milla”) e il Mattino di Padova (“Migliaia di voci per l’Ue ma il riarmo divide ancora”).
    • Dall’altra il tentativo di annullare il positivo “effetto Serra” su cui si sono sforzati tutti i giornali di destra e di estrema destra da il Giornale (“Dalla guerra ai diritti gay, l’orgoglio della insalatiera mista”), Libero (“E quindi? Sinistra in piazza a Roma con i soliti vip….e nessuno ha capito cosa vogliono”), La Verità (“A Roma va in scena la triste euro-propaganda”), Il Tempo (“L’effetto Serra affonda Schlein”) ma anche il Fatto Quotidiano (“Guerrafondai e pacifisti in piazza: l’Ue per tutti i gusti fa il pieno in piazza”) con la caricatura di Michele Serra definito “santo subito” ed “eroe dei finti tonti d’Europa, smascheratore delle schifezze paci finte”.

    Vogliamo dedicare tuttavia un commento all’editoriale di Tommaso Di Francesco su Il Manifesto – un quotidiano di cui apprezziamo ma non sempre condividiamo le analisi e il pluralismo di idee – che ci ha fornito una sintesi giornalisticamente disprezzabile di disinformazione e di mal-informazione da cui vorremmo trarre un nostro giudizio più articolato sulla piazza di Roma.

    Secondo Tommaso Di Francesco (“I pacificatori disinteressati alla pace”) i pacificatori non vogliono la pace e c’era chi voleva andare in piazza con le bandiere della NATO.

    Sui pacificatori che “non vogliono la pace” siamo convinti che Tommaso Di Francesco non ha letto o non ha voluto capire la lettera che centinaia di militanti federalisti, fra cui il Movimento europeo – ma non chi sostiene senza se e senza ma il piano ReArmEurope – hanno scritto ai movimenti per la pace per proporre loro di manifestare tutti insieme.

    Non tutti i movimenti che si dichiarano per la pace hanno ignorato la lettera dei federalisti perché alla “piazza per l’Europa” hanno aderito fra gli altri, oltre alle organizzazioni federaliste e Europa Porta Europa, la Tavola per la Pace, l’ANPI, la Comunità di Sant’Egidio, le Acli, la Costituente della Terra e c’erano Cgil, Cisl e UIL ancora una volta insieme che hanno firmato un appello dei sindacati europei per la pace, la Legacoop, gli artigiani e piccole e medie imprese della CNA, l’organizzazione agricola della CIA, la  Legambiente, il Forum sulle diseguaglianze di Fabrizio Barca e centinaia di sindaci mobilitati dalla Legautonomie insieme al Presidente dell’ANCI Gaetano Manfredi e al Sindaco di Ventotene.

    Per ora ci fermiamo qui ma su La Repubblica potete leggere la lista completa per evitare di dimenticare le centinaia di adesioni arrivate a Michele Serra.

    Con tutti quelli che non hanno aderito dobbiamo continuare a discutere perché il Movimento europeo è lo spazio pubblico del dialogo e non di sterili contrapposizioni sapendo che tutti quelli che sostengono l’idea di sterili contrapposizioni sono e saranno fuori dalla cultura del Movimento europeo.

    Sulle bandiere in piazza vale la pena di sottolineare che non c’erano vessilli della NATO né bandiere USA o russe ma c’erano in prevalenza bandiere blu con le dodici stelle, una bandiera che non è stata fin dall’inizio la bandiera dell’Unione europea né tanto meno quella di Ursula von der Leyen.

    Fu prima la bandiera del Consiglio d’Europa nel 1955 e fu scelta su proposta prima dal Parlamento europeo nel 1983 e quindi da Jacques Delors nel 1985 per le allora Comunità europee che l’hanno resa obbligatoria nel 1986 su tutti gli edifici pubblici ed è il simbolo (non accettato dai governi come segno costituzionale insieme ad altri simboli come l’Inno ed ancor di più il primato del diritto europeo difeso dalla Corte di Giustizia ma contestato da Giorgia Meloni e Viktor Orban) dell’Unione degli Stati membri e dei cittadini europei.

    C’erano in piazza le bandiere verdi e bianche di tutte le organizzazioni federaliste (Movimento europeo, MFE e GFE) e c’erano bandiere e striscioni arcobaleno della pace come è stato suggerito dalla sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi in quanto atto importante che unisce l’Unione europea ai suoi valori fondanti.

    C’erano – poche – bandiere dell’Ucraina.

    Insieme all’assenza di bandiere russe (ma Putin non è tutto il popolo russo), non c’erano bandiere bielorusse, cinesi o iraniane o nord coreane.

    Se ci si basa sull’applausometro, i maggiori consensi sono andati all’evocazione del Manifesto di Ventotene, di Altiero Spinelli, della pace e della difesa comune che, come sappiamo, è cosa diversa dall’aumento delle spese militari nazionali che sarebbero un primo passo nella direzione sbagliata e che è stata proposta da Ursula von der Leyen nel suo ReArmEurope accolto con molti distinguo dal Consiglio europeo e dal Parlamento europeo ma che deve ancora tradursi in atti legislativi europei.

    1. Piazza del Popolo, e poi?

    Gli organizzatori avrebbero potuto invitare a parlare quei giovani palestinesi e israeliani che lottano per l’idea dei due Stati in pacifica convivenza e che contestano nello stesso tempo la proposta di uno Stato palestinese dal fiume al mare che vuol dire cancellare lo Stato di Israele e l’occupazione illegittima dei territori palestinesi da parte dei coloni israeliani.

    Sarebbe stato molto importante collegarsi con la piazza di Belgrado dove trecentomila serbi manifestavano il 15 marzo contro la corruzione nel governo e per una Serbia europea dando la parola alla leader dei giovani universitari Marjia Sekulic e spiegando che le ragioni di quelle manifestazioni e dell’assenza di bandiere europee sono legate anche alle inaccettabili ambiguità della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen che si è limitata a chiedere al Presidente Aleksandar Vucic di “non fare uso della forza” contro l’opposizione.

    1. Conclusioni provvisorie

    Noi suggeriamo in vista della prossima Piazza per l’Europa o, meglio, delle prossime piazze dei popoli europei come è avvenuto il 15 marzo in Place Albertine a Bruxelles di allargare la mobilitazione nei Paesi membri e nei Paesi candidati promuovendo la formazione di una rete che potrebbe chiamarsi “coalizione cento piazze per l’Europa” e pensiamo che questa iniziativa debba essere lanciata dai trentotto consigli nazionali del Movimento europeo internazionale in occasione della Assemblea federale che si svolgerà il 26 giugno 2025 a Bruxelles in coincidenza con il Consiglio europeo e che potrebbe essere preceduta da iniziative simboliche nelle capitali europee dall’8 al 10 maggio 2025.

    Noi diciamo sì ad un’Europa unita dei ponti e non dei muri che cancelli i nazionalismi (tutti i nazionalismi che, come disse Mitterrand, provocano le guerre), giusta, solidale e democratica con una politica estera e di sicurezza al servizio della pace.

    Lottiamo pacificamente per una “Repubblica europea” e non perdiamoci di vista.

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