Il 26 aprile 2025 si è tenuta una messa speciale in Piazza San Pietro: il mondo ha dato l’ultimo saluto a Papa Francesco.
Il Pontefice è stato un simbolo di servizio spirituale, di pace e di speranza per milioni di cristiani in tutto il mondo. È stato un papa fuori dal comune, che si prendeva sinceramente cura delle persone, infrangendo talvolta dogmi e protocolli ecclesiastici.
Tuttavia, per gli ucraini, il Papa è stato una figura piuttosto controversa. Le sue dichiarazioni — talvolta contrastate — e la posizione non sempre chiara nei confronti della Russia come aggressore non sono state sempre accolte positivamente dalla società ucraina.
«Da un lato, Papa Francesco ha espresso chiaramente la propria solidarietà con il popolo ucraino e le sue sofferenze. È stato uno dei pochi leader religiosi al mondo a parlare apertamente della guerra e a indicare con chiarezza chi fosse la vittima», – spiega il professore di teologia, padre Cyril Hovorun. – «Allo stesso tempo, non è stato altrettanto esplicito nel definire chi fosse l’aggressore, ed è proprio questo che non è piaciuto agli ucraini».
Allo stesso tempo, non tutti sanno cosa accadesse davvero dietro le quinte della scena pubblica e diplomatica, e questo può spiegare molto sulla personalità fuori del comune del 266° Papa.
Così, ad esempio, molti sono rimasti impressi come il Papa abbia pubblicamente invitato l’Ucraina ad «alzare la bandiera bianca», ma fino a poco tempo fa pochi sapevano che egli aiutava segretamente gli ucraini in prima linea.

Dopo la morte del Papa, vari volontari e attivisti hanno iniziato a condividere sui social storie personali legate a questo benefattore anonimo.
«Non ho molte foto insieme al Papa, ma una è incorniciata e appesa a casa mia», racconta una volontaria, partecipante dell’iniziativa umanitaria Il Papa per l’Ucraina. Recentemente, sui social, ha condiviso informazioni su come Papa Francesco, tramite i suoi emissari, inviava fondi in Ucraina, in particolare per l’acquisto di medicinali per i nostri soldati feriti e per altri aiuti ai medici.
«Negli ultimi anni ho scritto poco sul Papa. Ma durante i tre anni della guerra su vasta scala ho pubblicato rapporti di volontariato e menzionato donatori anonimi, tra cui c’era anche Papa Francesco… So che amava l’Ucraina e gli ucraini», ha scritto Olena Mosendz il 21 aprile in ricordo del Pontefice.

Vorrei precisare che in questo post Olena parlava dei tre anni di guerra su vasta scala, ma l’iniziativa umanitaria Il Papa per l’Ucraina è iniziata già nel 2016, in seguito all’inizio dell’aggressione russa nel Donbas. Questa iniziativa, finalizzata ad aiutare gli ucraini colpiti dal conflitto nell’Ucraina orientale, merita di essere ricordata a parte.
L’iniziativa “Il Papa per l’Ucraina”
L’arcivescovo Borys Gudziak dell’Arcieparchia cattolica ucraina di Filadelfia ricorda come tutto ebbe inizio: «La guerra in Ucraina era in corso… e il nostro Sinodo Permanente ebbe un incontro con il Santo Padre. Avevamo molti temi da discutere, e Sua Beatitudine Sviatoslav [Capo della Chiesa greco-cattolica ucraina] mi chiese di presentare i bisogni umanitari.
Pensai: “Papa Francesco apprezza la franchezza”. Così mi espressi brevemente:
- La gente che soffre ha bisogno di aiuto.
- Noi possiamo aiutare.
- Noi aiuteremo».
Secondo l’arcivescovo, il Papa prese un foglio dalla scrivania e scrisse quelle parole. Una settimana dopo fu lanciata la campagna intitolata Il Papa per l’Ucraina.
Essa durò oltre due anni (aprile 2016 – novembre 2018) e fornì assistenza a circa un milione di persone.
Il Papa donò personalmente un contributo significativo dai suoi fondi privati. L’ammontare totale degli aiuti superò i 15 milioni di euro, di cui 5 milioni provenivano direttamente dal Pontefice.

Recentemente, in segno di gratitudine verso il Pontefice, l’ufficio stampa della Chiesa greco-cattolica ucraina ha pubblicato una panoramica dei suoi gesti di solidarietà e sostegno che resteranno nella storia dell’Ucraina:
Alcuni di questi gesti sono di seguito sintetizzati.
Cure per bambini ucraini in Vaticano
Una parte importante dell’aiuto umanitario sotto l’egida di Papa Francesco è stato il programma di cura per i bambini ucraini colpiti dalla guerra, presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù.
Qui, i piccoli ucraini hanno ricevuto non solo cure mediche d’avanguardia, ma anche supporto psicologico, tanto necessario per i bambini traumatizzati dalla guerra.
Il programma prevedeva inoltre un sostegno alle famiglie di questi bambini, compreso l’alloggio a Roma durante il periodo delle cure.
Sostegno al rimpatrio dei prigionieri ucraini
Un aspetto particolarmente importante dell’azione umanitaria di Papa Francesco è stato il sostegno al ritorno dei prigionieri di guerra e civili ucraini detenuti in Russia.
Grazie agli sforzi diplomatici del Vaticano e all’intervento personale del Santo Padre, è stato possibile organizzare la liberazione di numerosi prigionieri ucraini.
In particolare, sono stati liberati due sacerdoti della Chiesa greco-cattolica ucraina: padre Ivan Levytskyi e padre Bohdan Heleta.
La loro liberazione è stata il frutto di trattative condotte dai diplomatici vaticani e dell’intercessione personale del Papa.
Il riconoscimento dell’Holodomor come genocidio
Di grande rilievo è stato il riconoscimento da parte del Papa dell’Holodomor come genocidio del popolo ucraino. Nel novembre 2022, Papa Francesco ha definito pubblicamente l’Holodomor del 1932–1933 come «un genocidio provocato artificialmente da Stalin».
Si è trattato della condanna più decisa dei crimini sovietici mai espressa dal Vaticano nella sua storia. Il Pontefice ha tracciato dei paralleli tra le sofferenze del popolo ucraino di allora e quelle di oggi, parlando del «martirio» degli ucraini contemporanei — bambini, donne, anziani — vittime dell’aggressione militare.
Questo messaggio è stato ripetuto più volte dal Papa nei suoi interventi e discorsi.

Papa Francesco e la Chiesa ucraina
La Chiesa greco-cattolica ucraina ha avuto un legame speciale con Papa Francesco.
Non tutti sanno che il Papa fu allievo del sacerdote ucraino Stepan Chmil’archimandrita e rettore del Piccolo Seminario Pontificio Ucraino a Roma, oggi sepolto nella Basilica di Santa Sofia a Roma.
Lo stesso Papa Francesco lo ha ricordato in un discorso con queste parole:
«…una persona che mi ha fatto bene quando ero nell’ultima classe elementare, nell’anno 1949. … Io ho imparato ad assistere la Messa in rito ucraino da lui. Mi ha insegnato tutto. … Poi mi ha insegnato ad aprirmi a una liturgia diversa, che sempre conservo nel cuore per la sua bellezza.»
Un evento importante per la Chiesa ucraina fu anche il riconoscimento, da parte di Papa Francesco nel 2015, delle «virtù eroiche» del metropolita Andrey Sheptytsky.
Ciò ha rappresentato un passo significativo nel processo di beatificazione.
Il Pontefice ha sottolineato il ruolo del metropolita nello sviluppo della Chiesa greco-cattolica ucraina, la sua opera umanitaria e l’aiuto prestato ai perseguitati durante la Seconda guerra mondiale.

La nomina di un cardinale ucraino
Un evento simbolico è stata la nomina, nel 2024, a cardinale dell’eparca di Melbourne della Chiesa greco-cattolica ucraina, monsignor Mykola Bychok.
All’età di 44 anni, monsignor Mykola è diventato il cardinale più giovane e il settimo cardinale ucraino nella storia della Chiesa greco-cattolica ucraina.
Per concludere, desidero ricordare ancora un paio di fatti degni di nota. Di essi pochi si ricordano, ma dicono molto sulla personalità di Papa Francesco.
La visita all’ambasciata russa
Il giorno successivo all’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, il 25 febbraio 2022, Papa Francesco — allora ottantacinquenne — si recò dalla sua residenza all’ambasciata russa presso la Santa Sede per rivolgere personalmente un appello e cercare di influenzare la situazione.
Questo gesto rappresentò una deviazione senza precedenti dal protocollo diplomatico: era la prima volta che un Papa si recava personalmente in ambasciata.
Di norma, i Papi ricevono gli ambasciatori e i capi di Stato in Vaticano, e il protocollo prevede che sia il segretario di Stato vaticano a convocare l’ambasciatore o a organizzare un’udienza ufficiale con il Papa nel Palazzo Apostolico.

Definì il capo della Chiesa ortodossa russa “chierichetto di Putin”
Il 16 marzo 2022, durante un colloquio in videoconferenza con il patriarca Kirill di Mosca, Papa Francesco si discostò dalle consuetudini e dal linguaggio diplomatico vaticano, definendo il capo della Chiesa ortodossa russa «chierichetto di Putin».
In un’intervista al quotidiano italiano Corriere della Sera, Francesco raccontò che, durante i 40 minuti di conversazione, Kirill si limitò a leggere un foglio con un elenco di giustificazioni della guerra. Il Santo Padre lo ascoltò in silenzio, poi gli disse: «Fratello noi non siamo chierici di Stato, non possiamo utilizzare il linguaggio della politica…» e aggiunse: «Il Patriarca non può trasformarsi nel chierichetto di Putin».
Il patriarca russo fu profondamente offeso da questa frase di Papa Francesco, che — secondo l’archimandrita Cyril Hovorun — lo accompagnerà anche dopo la morte, se non per secoli.
Ci sarebbe ancora molto da raccontare su Papa Francesco, ma una cosa è certa: è stato un pontefice straordinario, che ha lasciato un segno profondo nella storia.
Nonostante tutte le contraddizioni, dietro la facciata diplomatica c’era un uomo sinceramente desideroso di aiutare l’Ucraina e attento al destino degli ucraini e per questo gli siamo profondamente grati.


