Nel maggio 2022 la Commissione ha lanciato il piano REPowerEU[1]. Il piano aveva, pricipalmente, lo scopo di porre fine alla dipendenza dell’Europa dall’energia russa, migliorando l’efficienza energetica, accelerando la diffusione delle energie rinnovabili e diversificando gli approvvigionamenti. Tra il 2022 e il 2024, la diffusione delle energie rinnovabili e il risparmio energetico hanno consentito una riduzione di oltre 60 miliardi di metri cubi (sm3) all’anno, nelle importazioni di gas nell’Unione europea.
Nonostante questi sforzi, nel 2024 l’UE ha comunque importato:
- 32 miliardi di metri cubi di gas russo,tramite gasdotto e
- 20 miliardi di metri cubi, tramite gas naturale liquefatto (GNL),
pari a circa il 19% delle importazioni totali di gas nell’UE.
In elusione alle sanzioni, l’UE ha importato dalla Russia:
- 13 milioni di tonnellate di petrolio greggio e
- oltre 2.800 tonnellate di uranio, in varie forme.
Malgrado le sanzioni, decise dal Consiglio europeo, dieci Stati membri hanno importato gas russo nel 2024; tre Stati membri hanno continuato a importare petrolio russo; e sette Stati membri hanno importato uranio arricchito, o servizi di uranio dalla Russia.
Alla luce di questa situazione, la Commissione, nella sua veste di Guardiana dei Trattati, ha deciso di asseverare la strategia dell’UE, per eliminare gradualmente le restanti importazioni di energia dalla Russia. Inoltre, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, servirà a rafforzare ulteriormente la sicurezza e la sovranità energetica dell’UE, in linea con l’obiettivo di neutralità climatica, deciso dagli Stati membri con la Legge europea sul clima[2].
Per sostenere le azioni previste da questa strategia, la Commissione ha definito un percorso ambizioso, per rafforzare il vantaggio industriale dell’Europa, e ha adottato:
- la Bussola della Competitività[3],
- Il Clean Industrial Deal[4],
- il Piano d’azione per un’energia accessibile[5]
Queste iniziative riconoscono l’impatto negativo delle importazioni di energia dalla Russia, sulla sicurezza economica e sulla competitività europea.
Azioni per ridurre la dipendenza dall’energia russa
L’UE ha già ridotto significativamente la dipendenza e le importazioni di energia dalla Russia, grazie a 16 pacchetti di Sanzioni.[6] Le sanzioni hanno, di fatto, vietato l’importazione di petrolio e di carbone russi nell’UE e hanno vietato il ricarico di GNL proveniente dalla Russia, nei porti dell’UE.
Particolare attenzione merita la questione dell’elusione delle sanzioni petrolifere dell’UE, attraverso l’utilizzo di “flotte ombra”. L’attuazione del piano REPowerEU ha inoltre contribuito in modo significativo a ridurre la domanda di gas[7] . Si prevede che: la piena attuazione della transizione energetica; e il contributo del recente Piano d’azione per un’energia accessibile[8], contribuiranno a sostituire fino a 100 miliardi di metri cubi di gas naturale, entro il 2030, con un risparmio per l’UE di oltre 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno; il che faciliterà anche la graduale eliminazione delle importazioni di gas russo.
Le importazioni di gas dalla Russia, sia GNL, sia tramite gasdotto, che ammontavano al 45% del fabbisogno UE, nel 2021, sono diminuite al 19%, nel 2024 e sono state sostituite, sia da energia prodotta internamente, sia dalla riduzione dei consumi. Le proiezioni indicano un ulteriore calo, fino al 13% nel 2025, con la fine del transito attraverso l’Ucraina.
Anche le importazioni di petrolio russo si sono ridotte dal 27% all’inizio del 2022, al 3% attuale. Nonostante i progressi significativi, le forniture russe di gas, petrolio e nucleare continuano a far parte del mix energetico dell’UE, ponendo rischi per la nostra sicurezza economica e consentendo il sostegno finanziario all’economia di guerra della Russia.

Il contesto attuale e le nuove azioni proposte
Se tra il 2021 e il 2023, l’UE ha ridotto le importazioni di gas russo di oltre il 70%, passando da 150 miliardi di metri cubi a 43 miliardi di metri cubi; purtroppo, nel 2024, questa tendenza al ribasso si è interrotta e le importazioni dalla Russia sono aumentate. Le importazioni di GNL sono cresciute del 12% rispetto al 2023, passando da 18 miliardi di metri cubi, a 20 miliardi di metri cubi, mentre quelle via gasdotto sono cresciute del 26%, passando da 25 miliardi di metri cubi a 32 miliardi di metri cubi.
Diversi Stati membri hanno adottato misure tempestive, per ridurre o addirittura vietare le importazioni di gas russo, anche risolvendo i contratti esistenti con i fornitori di gas russo[9]. Tuttavia, anche dopo la fine del transito del gas russo attraverso l’Ucraina, nel 2025, il gas russo rappresenta ancora circa il 13% delle importazioni complessive di gas dell’UE, perché circa due terzi delle importazioni di gas russo sono fornite sulla base di contratti a lungo termine, con destinazione UE, mentre solo un terzo è fornito su base spot (a breve termine).
È necessario un forte intervento, a livello dell’UE, per eliminare, da una parte, tali forniture di gas e, allo stesso tempo, garantire forniture alternative, da partner internazionali, tramite GNL o gasdotto, senza creare nuove dipendenze.
L’UE ha già sostenuto in modo significativo gli sforzi di diversificazione con:
- 184,7 miliardi di euro, per iniziative legate all’energia nell’ambito dei piani nazionali di ripresa e resilienza e del meccanismo per collegare l’Europa – Energia (CEF),
- 5,84 miliardi di euro (2021-2027) per il finanziamento delle infrastrutture transfrontaliere,
- 55 miliardi di euro, con il bilancio della politica di coesione dell’UE[10]
Nonostante l’avanzamento della transizione energetica, il gas continuerà a far parte del mix energetico dell’UE per i prossimi decenni[11] . Per garantire le forniture necessarie, le misure volte a eliminare gradualmente il gas russo dovrebbero essere accompagnate da sforzi per diversificare il portafoglio di approvvigionamento dell’UE. Ciò potrebbe essere raggiunto attraverso azioni congiunte, tra cui:
- l’aggregazione della domanda a livello UE,
- l’impegno in accordi di fornitura a lungo termine, a prezzi competitivi con fornitori alternativi,
- il prossimo Nuovo Patto per il Mediterraneo e, in particolare, l’Iniziativa energetica transmediterranea.
La Russia e il settore nucleare
La Russia fornisce prodotti e servizi ai clienti dell’UE, coprendo l’intero ciclo del combustibile nucleare. La dipendenza è più significativa in cinque Stati membri nei quali i reattori sono di progettazione russa[12], noti anche come VVER[13], che tradizionalmente dipendono dal combustibile venduto da un fornitore russo. Altri Stati membri, oltre ai cinque menzionati, si affidano alla Russia per materiali nucleari, pezzi di ricambio o servizi relativi al ciclo del nucleare.
Lo sviluppo di combustibili nucleari alternativi per i reattori VVER e il rilascio di licenze devono essere accelerati, e la stipula di contratti con fornitori alternativi dovrebbe procedere rapidamente verso la completa sostituzione delle forniture russe.
La Russia detiene anche una posizione di forza nella fornitura di alcuni radioisotopi per procedure mediche. Esiste una significativa dipendenza dalla Russia per alcuni radioisotopi stabili, utilizzati per la produzione di radioisotopi medicali per il trattamento del cancro e l’UE deve intensificare gli sforzi per sviluppare la produzione europea di tali radioisotopi medicali, a beneficio di tutti gli Stati membri.
L’UE deve creare capacità alternative, nel ciclo del combustibile nucleare, per tutti gli Stati membri dotati di impianti nucleari
Oltre il 14% dell’uranio utilizzato dall’UE, nel 2024, proviene dalla Russia, tuttavia il mercato globale dell’uranio, naturale e lavorato, è piuttosto diversificato[14]
Dipendenza dalla Russia nel settore petrolifero
Grazie all’introduzione e all’effettiva applicazione delle sanzioni dell’UE, che hanno vietato le importazioni russe di petrolio greggio via mare, da dicembre 2022 e di prodotti petroliferi raffinati da febbraio 2023, il petrolio greggio russo, che rappresentava, nel 2022, il 27% delle importazioni di petrolio greggio dell’UE, ora ne rappresenta solo il 3%. Tuttavia, il petrolio russo proveniente dall’oleodotto ha rappresentato una quota importante delle importazioni totali per: Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria alla fine del 2024, che attualmente beneficiano di esenzioni temporanee dal regime sanzionatorio dell’UE.
Questa elevata dipendenza può rappresentare un rischio per la loro sicurezza di approvvigionamento. La Commissione continua a sostenere questi Stati membri nella progressiva sostituzione del petrolio russo e nella garanzia di fornitori alternativi, attraverso l’oleodotto Adria.
Secondo a Commissione, né Budapest né Bratislava mostrano segnali concreti di voler ridurre la dipendenza dal greggio russo, nonostante le esenzioni alle sanzioni fossero state concesse proprio per consentire una transizione graduale verso altre fonti. L’Ungheria, anzi, ha aumentato la sua quota di importazioni di petrolio russo dal 61% pre-invasione all’86% nel 2024, mentre la Slovacchia è rimasta quasi interamente dipendente da Mosca.
La scelta di entrambi i Paesi di continuare a dipendere in modo quasi esclusivo dalla Federazione Russa, per le forniture energetiche, è di carattere politico. Sia per Budapest che per Bratislava esistono delle soluzioni alternative, come il collegamento attraverso l’oleodotto Adria che, ad esempio, transita dalla Croazia per quel che riguarda il petrolio, mentre sul mercato dell’Europa centrale sono disponibili abbondanti forniture di gas naturale da Paesi come Stati Uniti e Qatar.
Azioni necessarie
Gas tramite gasdotto e GNL
La legislazione UE vigente ha già contribuito a una maggiore trasparenza e tracciabilità delle importazioni di gas nell’UE, ma le informazioni non sono sufficientemente dettagliate.
Trasparenza, monitoraggio e tracciabilità
- Le norme UE[15] impongono agli Stati membri di comunicare alla Commissione i contratti a lungo termine relativi al gas di origine russa. Tali dati vengono condivisi tra gli Stati membri, senza che venga rivelata l’identità delle controparti dei contratti. I contratti completi possono essere richiesti solo in circostanze specifiche.
- In conformità con la legislazione UE[16], alcune informazioni sul gas importato vengono comunicate alle autorità doganali al momento dell’ingresso nel territorio doganale dell’Unione.
Tuttavia, non esiste a tutt’oggi un quadro UE coerente, in materia di trasparenza, monitoraggio e tracciabilità delle importazioni di gas russo nell’UE.
In considerazione di ciò, la Commissione intende proporre misure più efficaci., cioè imporre alle aziende di fornire informazioni sui contratti di fornitura di gas russo (ad esempio volumi, durata), in modo che le informazioni sulle importazioni effettive di gas russo siano disponibili. è condivise tra le autorità doganali, le autorità nazionali per l’energia e la Commissione.
Piani nazionali per sostenere volti a eliminare gradualmente il gas russo
I piani nazionali dovrebbero, tra l’altro, stabilire:
- il volume delle importazioni di gas russo in base ai contratti esistenti, compresi i contratti con clausole take-or-pay[17];
- una cronologia, comprese le tappe fondamentali a sostegno delle misure dell’UE, per raggiungere l’obiettivo di eliminare gradualmente il gas russo;
- opzioni di diversificazione e capacità tecniche, per sostituire il gas russo, anche attraverso la cooperazione nei gruppi regionali esistenti.
Divieto graduale delle importazioni di gas russo e sviluppo del GNL
La Commissione prevede che le importazioni di gas russo avranno un impatto limitato sui prezzi e sulla sicurezza dell’approvvigionamento per i seguenti motivi:
- L’attuazione degli obiettivi energetici dell’UE e dei quadri normativi di supporto[18] sono in grado di accelerare la diffusione delle energie rinnovabili e l’efficienza energetica in tutta l’UE. Si stima che l’UE possa risparmiare oltre 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno, riducendo la domanda complessiva di gas dell’UE di 40-50 miliardi di metri cubi, entro il 2027.
* Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), nei prossimi anni si prevede un’ulteriore fornitura globale di GNL, pari a 85-90 miliardi di metri cubi entro la fine del 2026, in particolare da Stati Uniti, Canada, Qatar e paesi africani.. Entro il 2030, la capacità globale di esportazione di GNL dovrebbe crescere di circa 250 miliardi di metri cubi, con un aumento di quasi il 50%, rispetto all’attuale fornitura di GNL.
- Gli Stati membri si sono ben attrezzati per ricevere forniture di GNL, grazie agli sforzi e agli investimenti coordinati all’inizio della crisi energetica. Tra il 2022 e il 2024 sono stati commissionati dodici nuovi terminali GNL e sei progetti di espansione, aggiungendo 70 miliardi di metri cubi di capacità di importazione di GNL nell’UE. Tra questi, i terminali GNL in Grecia, in Italia, in Croazia, in Polonia e in Germania. Attualmente, la capacità totale di importazione di GNL nell’UE ammonta a circa 250 miliardi di metri cubi all’anno.
* A partire dal 2027, si prevede che il giacimento di gas offshore Neptun Deep in Romania produrrà 8 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, nei primi 10 anni di attività. Dal 2026, la capacità del gasdotto Trans-Adriatico sarà ampliata di 1,2 miliardi di metri cubi, consentendo maggiori importazioni di gas dall’Azerbaigian.
A partire dal 2025, l’offerta globale di GNL è destinata a crescere a un ritmo sempre più sostenuto:
- 25-30 miliardi di metri cubi di capacità aggiuntiva nel 2025,
- circa 60 miliardi di metri cubi nel 2026,
- circa 80 miliardi di metri cubi nel 2027,
- circa 40 miliardi di metri cubi nel 2028.
Ciò aumenterà la capacità totale di GNL di circa 200 miliardi di metri cubi entro il 2028, cinque volte di più rispetto alle importazioni di gas russo dall’UE[19]
Sebbene permanga una certa incertezza sui tempi di operatività dei nuovi progetti GNL, si prevede che l’eliminazione graduale delle importazioni di gas russo avrà un impatto limitato sui prezzi dell’energia europea e sulla sicurezza dell’approvvigionamento.. Inoltre, gran parte dell’approvvigionamento spot dell’UE, dalla Russia, è costituito da GNL e la sua eliminazione porterebbe, probabilmente, a una riorganizzazione degli scambi di GNL tra le regioni, senza alterare significativamente l’offerta disponibile, a livello globale.
Con il miglioramento dell’equilibrio globale (+165-170 miliardi di metri cubi/anno di nuova capacità di liquefazione entro il 2027) e con una maggiore produzione interna nell’UE (vedi, ad es. il campo Neptun Deep), l’UE potrebbe completare, senza problemi, l’eliminazione graduale del gas russo, soggetto a contratti a lungo termine (20-25 miliardi di metri cubi/anno).

Conclusioni
Le misure proposte dalla Commissione hanno lo scopo di eliminere, di fatto, l’energia russa dai mercati dell’UE, senza compromettere la sicurezza dell’approvvigionamento e riducendo al minimo l’impatto sui prezzi e sui mercati.
E’ evidente che, per realizzare la tabella di marcia saranno necessari: un forte impegno; solidarietà; partecipazione; e cooperazione da parte di tutti gli Stati membri, delle istituzioni dell’UE e degli attori del mercato energetico.
La Storia che si è sviluppata nel secolo scorso, e ha visto il nazifascismo ampliarsi e acquistare potere nell’indifferenza collettiva, fino a superare, nella seconda terribile guerra mondiale, i sessanta milioni di morti, fra civili e militari, ci induce a essere vigili, nella difesa della democrazia, e intelligenti nella scelta dei sistemi e degli stumenti che ci consentono di sviluppare i progetti di un’economia sociale di mercato, come recita l’Art 3 del Trattato di Lisbona[20]
L’azione compuita da Putin contro l’Ucraina ha, senza dubbio danneggiato economicamente la Russia, ma ha dimostrato, ancora una volta , nella Storia, che ha ragione il sociologo Pareto quando, confutando alcune certezze del filosofo Marx, affermava che “Il potere per il potere è spesso, nella Storia, uno stimolo propulsivo maggiore del potere economico”.
Già Hiter, nella sua smania di potere, aveva dato, ancora una volta, ragione al Pareto, dimostrando che, “Circa l’80% delle conseguenze, proviene dal 20% delle cause”.
[1] COM (2022) 230. Piano REPower EU
[2] Regolamento UE (2021) 1119
[3] COM (2025) 30 del 29/1/2025 con Iniziative Faro, basate su tre Pilastri
[4] COM (2025) 85 del 26/2/2025, Una Tabella di marcia comune, per la competitività e per la decarbonizzazione
[5] COM (2025) 79 del 26/2/2025 Piano d’azione per l’energia accessibile. Sbloccare il vero valore della nostra Unione energetica per garantire energia accessibile, efficiente e pulita per tutti gli europei
[6] Il 24 febbraio 2025 è stato adottato il 16° pacchetto di sanzioni, che include il divieto di stoccaggio temporaneo di petrolio russo e prende di mira la flotta ombra. Il gas naturale russo non è incluso nei pacchetti di sanzioni;
[7] Nella misura del 18%, tra agosto 2022 e gennaio 2025.
[8] CFR. nota 5
[9] Estonia, Lituania, Lettonia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Germania, Polonia, Croazia, Malta, Irlanda, Lussemburgo, Austria e Repubblica Ceca hanno vietato o interrotto le forniture di gas dalla Russia. Alcuni Stati membri potrebbero tuttavia rifornirsi indirettamente di gas di origine russa tramite acquisti sul mercato all’ingrosso
[10] COM (2025) 123 dell’1/4/2025 Proposta di Regolamento: revisione intermedia della politica di coesione, per ampliare le possibilità di investire nella transizione energetica,
[11] SWD (2024) 63. Proiezioni sull’obiettivo climatico dell’Europa per il 2040. Entro il 2040, l’approvvigionamento di combustibili fossili per uso energetico diminuirà di oltre il 70% rispetto a oggi. Oltre la metà di tutti i combustibili fossili utilizzati nell’UE nel 2050 viene utilizzata nel settore non energetico, come materia prima per i processi chimici (plastica, fertilizzanti, ecc.). L’eliminazione graduale delle importazioni di gas naturale fossile dalla Russia accelera il percorso di transizione. Il consumo di gas naturale, biometano e biogas è stimato a circa 105-155 Mtep entro il 2040 (4,5-6,5 EJ). Nel 2050, il consumo di questi combustibili gassosi nell’UE sarà ancora compreso tra 70 e 80 Mtep per tutti gli scenari (3,0-3,5 EJ)
[12] Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria e Slovacchia.
[13] VVER: Vodo-Vodjanoj Ėnergetičeskij Reaktor; è una serie di reattori nucleari ad acqua pressurizzata progettati e costruiti dall’Unione Sovietica
[14] Oltre l’85% dell’uranio viene prodotto in sei paesi: Kazakistan, Canada, Australia, Namibia, Niger e Russia, però in molti paesi sono operative miniere di uranio e in alcuni stati membri dell’UE esistono anche giacimenti non sfruttati. Fra questi vi è anche l’Italia
[15] Regolamento (UE) 2017/1938, Art 14
[16] Codice doganale dell’Unione
[17] Un contratto take-or-pay è un tipo di accordo comunemente utilizzato nel settore energetico, in particolare nella vendita del gas. Questo contratto stabilisce che l’acquirente deve ritirare una determinata quantità di gas o pagare una penale prestabilita se non ritira il gas
[18] As esempio: la Direttiva sulle energie rinnovabili, il Pacchetto sul mercato dell’idrogeno e del gas decarbonizzato, la Direttiva sull’efficienza energetica, la Progettazione del mercato elettrico, il Piano d’azione per le reti, il Piano d’azione per l’energia a prezzi accessibili, e il previsto Piano d’azione per l’elettrificazione
[19] AIE Gennaio 2025 “Gas Market Report, Q1-2025”.
[20] L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente



