La Chiesa cattolica attraversa una crisi secolarizzata che nessun Papa, pur in teorico possesso del dono liturgico dell’infallibilità, potrà risolvere. Fa bene Leone neo-insediato a rimuovere false credenze nel mondo delle “piazze piene (San Pietro) e delle chiese vuote”. Fa bene a ribadire che chi crede che Gesù sia un superuomo commette peccato di eresia. Fa ancora meglio a snidare l’idea di essere stato scelto direttamente dallo Spirito Santo. È un consesso di uomini e religiosi (133) che lo ha eletto ed è una leggenda metropolitana che l’indicazione del suo mandato sia stata consigliata da Francesco. Perché è come dire che il Papa è il successore di Francesco e non di Pietro, una presunzione grave oltre che un’assurdità teologica. La realtà è che i dodici anni di Francesco hanno cercato di stabilizzare il piccolo Stato di Città del Vaticano, caso Becciu incluso, a un livello di spiritualità più alto. Scosse forti il cui risultato sta nell’apostolato e nella missione di Leone, il Prevost(o) che si è fatto Papa. Ripeteremo una constatazione che è stata abbondantemente sciorinata ma che non perde forza nella ripetizione. Tutti quei potenti della terra allineati davanti al feretro del Papa defunto sono anche quelli che hanno abbondantemente minimizzato gli appelli di Francesco per il cessate il fuoco, richiesta molto meno retorica e decisamente più azzeccata del concetto di “pace giusta”. Nelle guerre non esistono paci giuste così come la storia viene scritta dai vincitori. Se c’è una guerra ci sarà una nazione che, vincendo, ne ricaverà vantaggi e la pace non sarà mai giusta ma sarà un compromesso necessario. La Germania, con quello che le è stato imposto alla fine della seconda guerra mondiale con la resa firmata nove giorni dopo la morte di Hitler, ha per caso mai ritenuta giusta la pace che le imponeva la smilitarizzazione e l’obbligo di non far ricorso al nucleare oltre che la resa dei conti con il discusso processo di Norimberga? I politici europei, ma soprattutto quelli italiani, ripetono dei luoghi comuni. Quando Tajani intona come un mantra che a Oriente occorre risolvere il problema Israele-Palestina con la formula “due popoli e due Stati” mente a sè stesso perché l’Italia (a differenza della Russia ma anche di Polonia e Bulgaria, sono solo esempi di un universo importante e di larghe proporzioni)  non ha mai riconosciuto formalmente lo stato della Palestina. Ed allora quella formula è vuota se manca il riconoscimento di partenza. Gli appelli alla pace di Francesco sono stati ignorati anche quando ricordava che “la Nato aveva abbaiato alle porte della Russia”. E non si poteva pretendere che il Papa si schierasse come un capo di Stato dando ragione a Russia /e/o Ucraina riaffermando il diritto primordiale alla pace che dovrebbe essere la priorità (dimenticata) dall’Unione Europa. Quando Papa Leone invita tutti a “disarmare le parole per disarmare la terra” e gettona continuamente l’aggettivo disarmante esprime un concetto che pesa come un macigno e su cui la politica svicola. Evidentemente il piano di riarmo, non democraticamente votato, degli 800 miliardi pro-difesa, l’allineamento italiano della richiesta americana di un Pil al 2% innalzato per le armi di difesa, sono la risposta sbagliata. La Russia è un post-impero che, anche per evidente flessione demografica, non ha altre mire se non riprendersi e legittimare i territori russofoni dell’Ucraina. Nella storia dell’umanità la Russia non ha mai invaso altri Paesi ma semmai l’invasione le ha subite. E con quali risultati (Napoleone docet) è facile constatare. Non ha intenzione di  tornare ai fasti dell’Urss. Non ci vuole uno storico o un geopolitico di enorme profondità per accettare questi concetti e virare di 180 gradi rispetto alle politiche espresse finora. L’innalzamento al 2% del Pil italiano pesa per 10 miliardi. Ed è una ferita che brucia nel ventre vivo del Paese in un momento in cui la sanità pubblica sta per essere definitivamente ingoiata dalle spire del privato.

Autore

  • Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

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