Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    Il mondiale NAFTA sacrificato sull’altare del Dio denaro

    Giugno 13, 2026

    Dal G7 alla Nato via l’Ue, una stagione di Vertici senza aspettative

    Giugno 12, 2026

    Il Professor Irti ha salvato anche la Lazio

    Giugno 12, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    13 Giugno 2026 - sabato
    Facebook Instagram LinkedIn
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • Il cinema raccontato (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
      • Racconti dalle strade del mondo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Società»Referendum bambola rotta
    Società

    Referendum bambola rotta

    Marco TaradashDi Marco TaradashGiugno 20, 20256 VisualizzazioniLettura 4 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    Perché i referendum dell’8 e 9 giugno sono stati un fallimento?
    Penso sia per due motivi. Primo perché l’istituto referendario è in qualche modo una bambola rotta, almeno da quando i contrari alle richieste di abrogazione hanno capito che l’astensione dal voto è un no molto più forte del voto per il no. Sommare la propria astensione alla quota ormai congenita a tutte le occasioni elettorali facilita enormemente la vittoria del no, mentre il voto contrario può consentire al sì di superare lo sbarramento, di fatto invalidando la propria scelta.
    Questo è un dato di fatto e di solito prendere a testate la realtà produce solo bernoccoli.
    Secondo, perché solo quesiti su temi cruciali per la vita dei cittadini oppure molto populisti hanno possibilità di coinvolgere la maggioranza dei cittadini. E certamente non era questo il caso del referendum di giugno.

    Le quattro richieste formulate dalla Cgil e sostenute da Pd, Cinque stelle e verdi-sinistra sono stati interpretati, giustamente, come una manovra per indebolire il governo. Landini li ha lanciati al grido “Rivolta!” e Schlein, imitata da tutti gli altri firmatari, si è inventata un conto bizzarro per cui se al referendum avessero votato più elettori di quanti avevano dato la maggioranza a Meloni il governo doveva dimettersi. Sciocchezze che hanno alimentato il voto antipolitico più che quello referendario.
    Diverso il caso del referendum sulla cittadinanza. Qui si chiedeva una grande consapevolezza degli interessi di tutti i cittadini, che avrebbero dovuto comprendere il guadagno comune derivante da una più veloce e generosa integrazione dei lavoratori extraeuropei nella società italiana. Io concordo con questa idea e ho sostenuto il sì nel referendum, ma ero certo del fallimento perché a questo risultato non si può arrivare senza una discussione aperta e non limitata alle poche settimane di propaganda elettorale. Peraltro la via maestra in questa direzione non è quella del dimezzamento dei tempi per la richiesta della cittadinanza degli adulti, ma un intervento legislativo per dare questa possibilità ai ragazzi nati e cresciuti in Italia la cui integrazione si è già di fatto realizzata frequentando le nostre scuole e i nostri campi da gioco. È lo ius scholae, su cui aperture si sono trovate anche in parte della maggioranza. È vero che l’inerzia bovina dei partiti rappresentati in Parlamento, a destra come a sinistra, non promette di arrrivare a questo risultato in tempi ragionevoli, e forse mai. Ma scorciatoie come quella individuata nella richiesta referendaria non hanno grande speranza di convincere i contrari e meno ancora di portarli a votare in numero sufficiente da far scattare il quorum. Il 35 per cento di cittadini che ha votato per il no (in grandissima parte elettori di sinistra) si è dimostrato disponibile al confronto, ma i sì erano troppo pochi per superare lo sbarramento.

    Dunque che fare? Ipotesi di modifiche alla legge sul referendum sono oggi improbabili, e l’unica che ha qualche possibilità di essere accolta in Parlamento è quella formulata dal ministro Calderoli che chiede di eliminare la possibilità di raccogliere le firme online. Di abbassare il quorum si è persa invece ogni speranza. Però chi crede al valore dell’istituto referendario, inteso come terza Camera offerta ai cittadini (dove le prime due sono state screditate dalle campagne antipolitiche, dalla mutilazione populista del numero dei parlamentari e infine dal fallimento della ragionevole riorganizzazione proposta nella riforma costituzionale fallita col referendum del 2016) non deve scoraggiarsi. Quando si proporrà un tema che tocca gli interessi vitali e la sensibilità di tutti, il referendum tornerà a nuova vita. Già la vita: penso a un referendum per una legge sul fine vita, su cui i sondaggi hanno sempre premiato i proponenti. C’è un piccolo problema però: già una volta la Corte Costituzionale ha impedito di andare al voto perché i meccanismi abrogativi che danno origine di fatto a nuove leggi sono difficili da maneggiarsi e facili da manipolarsi in sede giudiziale.
    Ciò non toglie che, vista l’anchilosi delle Camere, il tema possa tornare di attualità. Così come del referendum resterà sempre il valore di spauracchio rispetto a eventuali, non del tutto improbabili, tentativi di indebolire lo stato di diritto.

    Autore

    • Marco Taradash
      Marco Taradash
    Cgil Pd quorum Referendum 2025
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    Il mondiale NAFTA sacrificato sull’altare del Dio denaro

    Giugno 13, 2026

    Il Professor Irti ha salvato anche la Lazio

    Giugno 12, 2026

    80 anni della Costituzione: la Repubblica che siamo

    Giugno 10, 2026
    Lascia un commento Cancella risposta

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026275

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026183

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026175

    Esame di Maturità e non più Esame di Stato: cosa cambia

    Settembre 20, 2025131
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Società
    Lettura 1 min.

    Il mondiale NAFTA sacrificato sull’altare del Dio denaro

    Di Piero SandulliGiugno 13, 20265

    Sono iniziati i campionati Mondiali FIFA 2026 in un clima, certamente, opposto a quello che…

    Dal G7 alla Nato via l’Ue, una stagione di Vertici senza aspettative

    Giugno 12, 2026

    Il Professor Irti ha salvato anche la Lazio

    Giugno 12, 2026

    CAMBIAMO PASSO!

    Giugno 10, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram LinkedIn
    ULTIMI ARTICOLI

    Il mondiale NAFTA sacrificato sull’altare del Dio denaro

    Giugno 13, 2026

    Dal G7 alla Nato via l’Ue, una stagione di Vertici senza aspettative

    Giugno 12, 2026

    Il Professor Irti ha salvato anche la Lazio

    Giugno 12, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • La Governance
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • L’Associazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?