L’atterraggio ad Hanoi, all’aeroporto di Noi Bai, porta subito tante suggestioni. È come iniziare un viaggio a ritroso nel tempo ed entrare nella storia. Siamo in Vietnam. Ritornano alla mente i lunghi reportage giornalistici degli anni ’70 del Novecento, sulla lunga vicenda storica di questo paese che ha resistito per decenni al colonialismo francese prima e all’imperialismo americano poi. E il viaggio quasi parte dalle immagini impresse nella memoria di foto, filmati di combattimenti e guerriglia trasmesse dal Telegiornale in bianco e nero, frammenti di battaglie, volti di uomini e donne, di feriti, di giovani americani avvolti nella bandiera a stelle e strisce. E tornano i colloqui di pace parigini di quei giorni, tra il segretario di Stato americano Kissinger e il diplomatico vietnamita Le Duc Tho. A quella guerra- che la storia ha definito tanto cruenta quanto inutile- accompagnata da mille manifestazioni pacifiste in tutto il mondo, seguirono per anni documentari, mostre, libri, dibattiti, film. Di denuncia sulle atrocità e sulle sofferenze, ad opera dei protagonisti e di tanti studiosi. Una massa tale di produzione culturale da costruire una corposa dimensione nelle coscienze di tutto il mondo, come di un luogo prossimo, partecipato, quasi vissuto nella sua epica. Poi, finita la guerra, spentosi gli echi di quei giorni combattuti, con il passare degli anni e lo scorrere del tempo, il Vietnam è rientrato nella normalità fisiologica della vita delle nazioni, lasciando la grande ribalta internazionale.
Chissà come sarà oggi, mezzo secolo dopo la liberazione, quel paese martoriato da decenni di lotta di indipendenza, oggi Repubblica Socialista a partito unico, con il mito imperante e onnipresente di Ho Chi Minh, con quasi cento milioni di abitanti, che si distende ad oriente lungo l’Oceano Pacifico, nell’estremità del sud est asiatico, tra la Cina a Nord e il Laos e la Cambogia ad ovest?
Ad attenderci la guida locale, Huyèn, sorridente e gentile. Sarà al nostro fianco durante la permanenza nel Vietnam del nord, illustrandoci città, monumenti, pagode e tempi, natura, usi e costumi locali.
Hanoi
Entriamo in città di pomeriggio, attraversando il ponte di Long Bien, sul grande fiume Rosso, più volte distrutto durante la guerra e sempre prontamente riparato dai vietnamiti per la sua importanza strategica di collegamento della città con l’entroterra e il resto del paese. Lungo la strada che dall’aeroporto conduce al centro città si profila un paese dinamico, a traffico sostenuto e con un parco auto di ultima generazione, per lo più fatto di veicoli giapponesi e coreani, con palazzi moderni che si alternano a edifici più datati. Un connubio urbanistico tra la povertà dei vecchi insediamenti e l’avanzata della nuova edilizia residenziale: scopriremo che Hanoi più di altre città rappresenta bene la transizione che investe tutto il Vietnam. L’ingresso in città evidenzia la quantità industriale di motorini che sfrecciano per le strade, fermi come in una diga ai semafori e pronti a inondare le strade con il loro frastuono e i clacson, trasportando persone e cose, anche ingombranti all’inverosimile, tra marciapiedi occupati dalle merci dei negozianti e biciclette e cyclo, le bici a tre ruote con capottina rossa. E poi donne in bici con le doppie ceste ai mercati e nei dintorni dei siti storici e turistici. Hanoi si presenta come una grande città in movimento.
La sera, usciti dall’hotel, la città si riempie di luci, i locali si illuminano di attrazioni, la gente per strada corre verso le proprie destinazioni mentre i turisti girovagano tra le strade e i punti di ritrovo, come Train Street, dove una fila di bar e locali corre lungo i binari del vecchio treno che attraversa Hanoi, in direzione della Cina. Ci sediamo ad uno di essi e assistiamo al rito del passaggio del treno a pochi centimetri dal nostro tavolino. Il treno come un vecchio tram sferraglia via e i binari si riempiono di nuovo di turisti che passeggiano e chiacchierano sotto un cielo di lanterne rosse alternate a strisce di bandierine rosse con al centro la stella gialla, bandiera del Vietnam.

L’indomani comincia la visita di Hanoi. Si attraversa la città in direzione di Piazza Ba Dinh. È una piazza immensa, dove si svolgono i più importanti eventi della città e dove sorge il Complesso Ho Ci Minh, con il mausoleo al padre della Patria, un grande edificio squadrato a balzi di marmo, in quel momento chiuso al pubblico. Poco più in là, la casa su palafitte dell’eroe dell’indipendenza che sorge su un piccolo lago circondato da un bellissimo parco. La casa è fatta da grandi finestre che guardano verso il laghetto, arredata con sobrietà, con pochi mobili, lineari ed essenziali. Lì vicino sono esposte le auto ufficiali usate dal fondatore dell’odierno Vietnam. Poco distante si presenta la pagoda su una sola colonna del 1049, unica nel suo genere, in uno stagno di fiori di loto, affollata di turisti che salgono sulla scala di pietra per accedere al piccolo tempio; vicino è il palazzo presidenziale, bella dimora coloniale in stile buaux-arts degli inizi del 900, immersa nel verde del parco circostante, con una bella facciata simmetrica, che si alza su quattro piani nei colori del giallo senape, già sede del governatore francese dell’Indocina. Da qui, nel 1945 Ho Chi Minh dichiarò l’indipendenza. Di fronte, sempre su piazza Ba Dinh, sorge un po’ in disparte il palazzo dell’assemblea nazionale del Vietnam, edificio di importante dimensioni ma dall’aspetto anonimo dei grandi uffici. Da Piazza Ba Dinh proseguiamo in direzione dell’antico tempio della letteratura del X secolo, un esempio dell’architettura vietnamita, dedicato a Confucio, già sede della prima università. Il sito ospita le stele dei più eminenti studiosi e letterati vietnamiti. Si attraversano svariati portali, con colonne e tettoie nella tipica architettura, tra vialetti con siepi ben curate, e si sviluppa su più corti con tempi, portici, giardini e laghetti, che accolgono i tanti turisti e gli studenti che qui vengono a pregare per avere buoni voti.
È una visita di assoluto interesse che mette il visitatore in contatto con la cultura antica del paese, che trasuda storia e tradizione, dove si tocca l’anima del popolo vietnamita. Si prosegue con il museo della donna, che illustra il ruolo femminile nella società vietnamita, nella famiglia e nella vita sociale con importanti testimonianza sul ruolo avuto nella guerra di liberazione. Vi si trovano oggettistica femminile, abiti tradizionali, ricostruzioni di cerimonie, attrezzi di vita quotidiana. Dopo la pausa pranzo, imperdibile è la visita alla torre della tartaruga nel mezzo del lago Hoan Kiem (Lago della spada restituita) e il ponte rosso che collega il tempio della montagna di Giada, tra le principali attrazioni della città. Un angolo affascinante e romantico immerso nel verde dei giardini assai curati. Il lago, tra il quartiere vecchio e quello francese, è uno dei punti di riferimento per gli abitanti di Hanoi che qui, lungo le sponde, svolgono attività sportive e meditative. Inoltre, offre una vista suggestiva della città. La visita prosegue verso il mercato di Dong Xuan. Questo complesso commerciale dà un’idea della vita quotidiana comune e dell’enorme varietà di merci trattate. Dagli alimentari freschi (e vivi) all’abbigliamento, ai prodotti dell’artigianato, con le bancarelle che esondano dall’edificio per allargarsi sulle strade laterali. Problematici per gli standard europei l’esposizione dei prodotti alimentari, di carni e pesci, oltre che del resto. Ad Hanoi si mangia- anche e soprattutto- per strada, agli incroci, sui marciapiedi, dove risaltano (per noi occidentali) le scarse condizioni igienico-sanitarie nei mercatini e nello street food. Concludiamo la giornata con lo spettacolo del teatro delle marionette sull’acqua, un tripudio di colori, fumi, movimenti, entrate in scena spettacolari di draghi e soldati; una sintesi antologica dello spettacolo scenico vietnamita. Si chiude a ristorante: con pho, zuppa di noodless di riso con carne di pollo con verdure fresche, germogli di soia; involtini primavera, e altre portate con frutta esotica.

Hanoi è una città straordinaria che mostra un tratto evidente della transizione nei suoi caratteri distintivi dell’urbanistica, a cavallo tra passato con i tratti coloniali ancora presenti nella città vecchia e un futuro che corre verso la verticalità e i grandi spazi verdi ben curati. Vediamo una presenza massiccia di attività terziarie e una spinta verso l’innovazione tecnologica, sostenuta dall’iniziativa privata di un’ economia di mercato vivace, pur in uno stato comunista. Appare la ricerca del benessere, la parola luxury ripetuta su tanti veicoli commerciali e riviste. Il cambiamento dell’ evoluzione ideologica, dalla condanna della ricchezza e dei suoi protagonisti alla ricerca del profitto a tutti i livelli, il popolo vietnamita è in moto verso un’ agognata vita agiata. In questo contesto, senza ulteriori e complicati approfondimenti ci sembra che lo Stato comunista sia, di fronte al pluralismo economico e alla libera iniziativa, sempre più un regime a semplice partito unico, con un welfare assai debole sulla sanità, sulla previdenza e un cammino impervio di fronte alla complessità articolata delle società moderne.
Da Hanoi a Ninh Binh

L’indomani comincia la visita nel nord del paese. Direzione Ninh Binh, capitale dell’antico Vietnam sul delta del fiume Rosso. Si comincia con l’escursione in barca a Tam Coc, un’area caratterizzata da spettacolari scenari con faraglioni che si ergono dalle risaie verdi e gialle, a pelo sull’acqua del fiume Ngo Dong con splendide grotte naturali scavate nei secoli dalla corrente e dai venti. La gita in barca sulle acque placide e verdeggianti, tra promontori, grotte, e risaie è un’esperienza unica, riconciliante. Lungo il percorso acquatico bar e locali si affacciano ammiccanti sulle rive del fiume, sotto tante bandierine rosse con la stella gialla, invitanti a consumare uno spuntino o un drink. Poco distante c’è la pagoda del XV secolo di Bich Dong (pagoda della grotta di smeraldo). Un ampio arco, a più piani, che si riflette nel lago sottostante, incastrato nel verde della montagna funge da porta di accesso al tempio. Lì accanto, una sposa vestita di rosso con tanto di ombrellino, posa per le foto. La pagoda si erge poco più avanti in un insieme di strutture sovrapposte, con la caratteristica architettura buddista, che si fa spazio nella roccia color smeraldo, nel verde intenso della vegetazione che l’avvolge, con scalini e spazi di stazionamento da dove mirare il paesaggio circostante immersi nel silenzio.
La Baia di Halong

Si riparte per la baia di Halong, nel golfo del Tonchino, nel nord est del Vietnam. La baia è costituita da quasi duemila isolotti, faraglioni e isole che le donano un’ atmosfera magica e misteriosa, in continua mutazione, a seconda dei punti di osservazione, dando l’impressione di essere in un grande labirinto d’acqua. È un paesaggio unico, con un atmosfera rarefatta, insieme malinconica e romantica. Questo luogo, dichiarato patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel 1994, ha fatto da sfondo a innumerevoli vicende storiche e alla dura fatica dei pesatori che su queste acque hanno diversi villaggi galleggianti. La baia, alimentata dalla mitologia del luogo, continua a emanare un fascino struggente tra insenature, grotte, paesaggi marini che si aprono alla vista in splendidi orizzonti. Dalla nave si gode una spettacolare visione mentre il sole illumina i rilevi calcarei dei faraglioni e il verde intenso degli isolotti emersi dalle acque in un carosello ininterrotto. Al tramonto il paesaggio sulla baia sfuma in una tavolozza di colori mutevoli, dal grigio al turchese, lasciando lo spazio all’azzurro intenso e poi al blu scuro della sera e alle luci delle navi che stazionano cariche di turisti. Al mattino il panorama si accende nei colori dell’alba, mentre la nave solca le acque placide e sul ponte/solarium si svolgono, per i pochi mattinieri, gli esercizi di Tai Chi. La baia di Halong è certamente tra le principali attrazioni del Vietnam, luogo iconico e suggestivo, magico ed evocativo. Con essa e la sua originale bellezza si chiude il nostro tour nel Vietnam del Nord.


