Quando Andreotti  seppe che i dirottatori avevano indirizzato l’Achille Lauro verso il porto siriano di Tartus si preoccupò, Craxi invece infuriò: diversi caratteri.

Io stesso fui investito da richieste dirette per avere informazioni cui non ero in grado di dare risposta. Tranne  assicurare che la nave non aveva mai scalato in Siria, avendo ottenuto il placet di toccare in successione due città egiziane (Alessandria e Port Said) e poi il porto di Ashdod, in Israele, per visitare Gerusalemme. L’Achille Lauro era l’unica nave ad avere avuto questo privilegio in tempi, forse anche più difficili di quelli di adesso, vista la geopolitica internazionale dell’epoca.

Andreotti e soprattutto Craxi avevano chiara la situazione che avrebbe comportato l’attracco dell’Achille Lauro sotto il controllo dei terroristi palestinesi in Siria. Quel paese all’epoca capeggiava il “fronte del no” alla soluzione del Doppio Stato (Israeliano e Giordano-palestinese, col placet estorto più che concesso dall’allora sovrano di Giordania.

Craxi Andreotti sapevano che l’Achille Lauro sotto il controllo dei terroristi palestinesi, una volta in Siria, sarebbe diventata un’ arma politico-diplomatica fortissima in grado di consentire all’Unione sovietica di rafforzare il proprio ruolo nello scacchiere mediorientale. Quello che successe è immaginabile: Craxi e Andreotti, consapevoli che la richiesta dei dirottatori di attraccare in Siria era un indicazione di Abu Bass intervennero su Arafat e gli imposero di far accettare ai terroristi di dirigersi in Egitto, lasciando alla Siria il tempo di chiamarsi fuori prima della comunicazione dei terroristi al comandante dell’Achille Lauro della nuova rotta.

Non va nemmeno dimenticato che, una volta che saltata la possibilità di un attacco ad Ashdod (sul tipo di quello compiuto da Hamas in Israele l’7 ottobre 2023 (un caso che il 7 ottobre 1985 iniziò il dirottamento dell’Achille Lauro?), Abu Abbas aveva optato per una soluzione che gli assicuravano l’impunità e il grandissimo ritorno mediatico per il gesto compiuto (nonostante fosse morto un cittadino americano).

A quel punto avendo  Arafat, capo dell’OLP, coperto Abu Abbas (assicurando tramite l’Egitto, immunità diplomatica all’aereo che lo avrebbe trasportato in est Europa) Craxi fu “costretto” a coprire Arafat, suo unico riferimento a favore del doppio Stato.

Poi le cose andarono come ormai racconta la Storia, oggi con qualche dettaglio in più. Ma la verità rimane una: gli americani accertarono subito sla posizione di Abu Abass come organizzatore e comandante del gruppo dei terroristi, dell’ala oltranzista con simpatie filosiriane all’interno dell’OLP. Ma Craxi aveva dato la sua parola ad Arafat e fece buon viso a cattiva perdendo tanti crediti di fiducia degli americani, i quali tolsero l’ombrello protettivo all’intera classe politica italiana dell’epoca.

La questione del riconoscimento dello Stato palestinese lanciata dal Presidente francese, si inquadra perfettamente nella soluzione del doppio stato e rimane unica strada praticabile per pacificare quella martoriata regione e “ costringere “ israeliani e palestinesi, almeno, a una reciproca sopportazione pacifica.

Oggi la situazione del doppio Stato si ripropone in una situazione al tempo stesso migliore e peggiore: in questo momento, la Striscia di Gaza (che automaticamente verrebbe riconosciuto come elemento territoriale del nuovo Stato palestinese) è completamente nelle mani di Hamas e il riconoscimento dello Stato Palestinese finirebbe per legittimare “quel” regime terroristico su un territorio abitato da una popolazione (secondo elemento di quello Stato) che non si capisce bene se lo sostenga o meno.

Il riconoscimento, oggi e ora, dello Stato palestinese consentirebbe ad Hamas di intestarsi il merito di aver dato una patria ai palestinesi e questo non è accettabile né augurabile. Tanto più perché il regime di Hamas dichiara il sostegno (in particolare dell’UE) al riconoscimento internazionale dello Stato palestinese merito della strage perpetrata il’ 7 ottobre (il che fa sorgere il dubbio che forse Hamas il doppio stato, forse non piace come vuol far credere!)

Macron ha fatto un passo frettoloso, senza riflettere su tutte le possibili implicazioni e una buona azione non si riconosce dall’intenzione per la quale è compiuta, bensì dall’effetto che provoca. E l’iniziativa del Presidente francese (cui molti stanno dando seguito) rischia di essere catastrofica, in assenza di un intervento che chiarisca esplicitamente l’impossibilità di rendere Hamas anche solo partecipe per non dire beneficiaria del riconoscimento.

La teoria del Doppio Stato rimane l’unica soluzione praticabile. Ogni altra ipotesi troverebbe ostacoli insormontabili mentre quella del Doppio Stato trova degli ostacoli altissimi, comunque superabili.  La cosa peggiore che si può fare ora è decidere in preda alle emozioni per un problema completamente diverso, quello della politica militare di Israele nei confronti non di Hamas ma della popolazione di cui si fa scudo.