Nel nostro mondo un po’ malandato sembra siano state smarrite le chiavi di accesso ad una sua comprensione larga e condivisa. Certo, in ogni tempo ci accorgiamo che qualche cosa del presente ci sfugge, che non riusciamo più a cogliere i significati di quello che avviene, ma in questi primi venticinque anni del nuovo secolo le cose cambiano direzione ancora più velocemente di prima. Tutti gli osservatori, in questo magma, sono però propensi a ritrovarsi su alcuni aspetti che disegnano come uno sfondo comune a cui fanno riferimento i vari problemi.
Questi ultimi vanno esaminati, uno per uno a partire da questo drammatico scenario comune. Quindi prima di esaminare se l’uomo provoca i disastri ambientali (problema), bisogna capire quale sia il ruolo dell’essere umano sul pianeta (sfondo); e ancora, prima di affrontare il tema dell’A.I. (problema), occorre chiederci come governare i fenomeni di cui non conosciamo ancora gli alfabeti (sfondo); e infine, prima di porci il problema di come i social descrivono la nostra epoca, abbiamo bisogno di verificare quali siano gli strumenti più adatti a scrivere una nuova narrazione storica (sfondo).
Esplorare il pensiero umano
Per capirci qualcosa andiamo allora a esplorare i due modi di procedere alla base del pensiero umano: il primo è quello di individuare i singoli fenomeni di cambiamento, simili a frammenti incontrollabili; il secondo è quello di collocare tali frammenti in una cornice, un quadro ampio nel quale poterli interpretare e collegare fra loro. L’uno non può stare senza l’altro. Se ci fosse solo il quadro, la prospettiva, si rischierebbe di avere una specie di modello vuoto dal quale giudicare i vari temi. Dall’altra parte, se ci fosse solo l’analisi del tema, la visione del frammento, si finirebbe con lo scambiare ciò che è solo un elemento con l’insieme.
E allora? Allora la strada più interessante è quella di avanzare su un doppio binario: cercare di scoprire le cause di un fenomeno a partire dal tessuto sociale che lo genera; non farsi tentare di leggerlo come una specie di impazzimento del sistema, ma come un sintomo di esso.
Facciamo un esempio. Sentiamo spesso di femminicidi che devastano la nostra capacità di comprensione. Siamo, cioè, concentrati sul fatto; ci autoassolviamo con l’indignazione ed esprimiamo il disagio con funerali spettacolo, magliette con le scritte “rimarrai sempre nei nostri cuori”, fondiamo gruppi di discussione, ecc.
In altre parole non riusciamo a considerare quali siano le chiavi interpretative che possano aprire la nostra mente ad elaborare una prospettiva critica, in grado di darci ragione di ciò che succede.
Il rapporto uomo-donna
Pensate invece a cosa accadrebbe se riuscissimo a sviluppare una ricerca che risalga alle condizioni che rendono possibile un tale orrore. Sarebbe faticoso, ma potrebbe offrirci appigli e forse anche piste di azione, che invece per lo più deleghiamo a chi deve punire, reprimere, come se in questa maniera vendicassimo la vittima. Troppo facile: un narcotico rassicurante.
Dovremmo riconsiderare la competenza, ormai quasi completamente persa, di porci interrogativi seri e sereni, non viziati dalla rabbia o dall’emotività: quali sono, nel caso specifico, i linguaggi che usiamo per trattare il rapporto uomo-donna? Quali modalità di approccio lo caratterizzano? Quali e quanti sono gli interessi economici che tengono in piedi una certa visione della donna, ancora preda e oggetto del desiderio? Comprenderemmo così, facilmente, che siamo ancora immersi in un retaggio culturale e valoriale che delegittima la donna e il suo ruolo e che il primo passo da fare sarebbe quello di rendercene conto.
È a partire dall’elemento singolo e problematico che si procede, ma poi coraggiosamente bisogna entrare nella caverna e accendere qualche luce. In particolare, la luce della consapevolezza, il lume che ancora sta ad aspettarci.


