Linda Laura Sabbadini, statistica e sociologa italiana, è una pioniera della lotta alle diseguaglianze grazie anche al lungo percorso nell’Istat che ha misurato e valutato la crescita della povertà assoluta e relativa in Italia nell’ultimo decennio. Ci siamo confrontati con lei con un agile questionario per valutare lo sviluppo di questo disagio che dovrebbe essere la prima preoccupazione dei partiti di Governo e di opposizione. E invece risulta tema sfuggente e tristemente inevaso dall’agenda politica italiana. Quasi sei milioni di poveri rappresentano una percentuale che non è problema minoritario ma assoluta emergenza nazionale.
Il tema della povertà perché non è così centrale nel dibattito pubblico, nelle stanze del potere e persino nei talk show televisivi?
“Il nostro è un paese dove la povertà è raddoppiata nel 2012 ed è ulteriormente incrementata nel 2020 e nel 2022. Non siamo più riusciti a tornare ai livelli precedenti. C’è bisogno di dotarsi di misure strutturali da perseguire nel tempo. Non possono cambiare anno dopo anno. E soprattutto hanno bisogno di tempo per consolidare gli effetti positivi”.
La patrimoniale è un tema che spaventa, eppure toccherebbe solo i super ricchi che si sono accorti (vedi il multimiliardario Warren Buffett) che il divario delle diseguaglianze è insostenibile. Perché è avvertito coma uno stigma che fa solo perdere voti? E i poveri sono i più spaventati di un’ipotesi che invece riguarderebbe solo i ricchi.
“Non penso che la patrimoniale sia la panacea. Bisogna uscire dall’ottica delle ricette semplici. La povertà è multidimensionale. C’è bisogno di un insieme di misure”.
La drammatica forbice tra l’aumento dell’inflazione e la staticità degli stipendi sta facendo precipitare la classe media. Che conseguenze avrà questo scivolamento nel medio periodo?“Secondo i dati Istat l’inflazione cumulata da ottobre 2021 ha raggiunto il 24,9% per i beni alimentari e il 17,3% in totale. Gli effetti negativi non sono rientrati. In presenza di salari bassi e di bassi tassi di occupazione, seppure in crescita, la domanda interna di consumi continuerà ad essere bassa.
Un altro possibile deterrente è una nuova legge per le tasse di successione”.
Intaccare le rendite potrebbe essere una scorciatoia per tornare a far mettere al centro della vita un ascensore sociale finalmente pienamente funzionante?“I problemi relativi alla mobilità sociale devono essere affrontati in primis partendo dall’istruzione. I figli delle classi sociali più deboli non acquisiscono le competenze necessarie per avere le stesse o più chance dei loro genitori. La scuola dovrebbe permettere il riscatto sociale ma non ci riesce”.
Il trapasso dal reddito di cittadinanza alle attuali misure ha avuto il potere di attenuare l’incidenza della povertà, ha peggiorato o migliorato la situazione generale?
“No la povertà non è diminuita e non è neanche aumentata. Il dato è stabile. Ma è molto alto specie per minori e giovani. Il reddito di cittadinanza aveva limiti, ma potevano essere corretti come proposto dalla commissione Saraceno. Il nuovo sistema ha ridotto il numero di beneficiari in un momento particolarmente difficile. C’è la necessità di adottare una strategia di ampio respiro per combattere la povertà, con strumenti specifici e anche con un piano per lo sviluppo dell’occupazione femminile. Sono troppe le famiglie monoreddito soprattutto al Sud e ciò rende la caduta in povertà più probabile”.


