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    Home»Società»Giriamo pagina dopo il referendum
    Società

    Giriamo pagina dopo il referendum

    Pietro RagniDi Pietro RagniAprile 2, 202617 VisualizzazioniTempo lettura 8 min.
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    “La vittoria ha tanti padri” è una frase di sovente usata. Nel caso del Referendum sulla giustizia del 2026 vale per la sconfitta. La bella vittoria del NO ha un solo padre: il popolo italiano.

    Sondaggi, previsioni

    Mesi prima della consultazione i sondaggi davano per sicura la vincita del Sì. Il governo ha agito di conseguenza, certo non nell’interesse dei votanti. Ha convocato il voto il più presto possibile. Molti dicevano che un gran numero di votanti, non avendo quorum il referendum costituzionale, avrebbero aiutato la vittoria della legge del governo. Penso che se i votanti aumentano in genere va meno bene alle forze conservatrici, gli inattivi trovano ragioni più forti per vincere la loro pigrizia o indolenza. Mi sembra che sia andata proprio come pensavo. Sono andati a votare molti più elettori rispetto alle consultazioni recenti e, soprattutto, tanti giovani e tanti meridionali.

    Sondaggio riportato nel programma “Omnibus” di La 7 il 14 novembre 2025

    Già in gennaio i sondaggi davano il No in rimonta, molti autorevoli personaggi si sono impegnati in questo senso. La risposta dei favorevoli al Sì è stata scomposta: attacchi risentiti, a volte anche personali, contro chi si è espresso per il No e interventi iperbolici come quello della capo di gabinetto del Ministro della Giustizia Nordio.

    Mattarella: monito alla moderazione

    Il 19 febbraio il Presidente Mattarella, per la prima volta in 11 anni, ha presieduto una riunione del CSM. È stato un gesto per confermare la fiducia in una importante istituzione (più volte attaccata dal fronte del Sì). È stata l’occasione per dichiarare: “Avverto la necessità di rinnovare, con fermezza, l’esortazione al rispetto vicendevole, in qualsiasi momento.” Il monito alla moderazione è un tratto del nostro Presidente, attento all’interesse vero dell’Italia e dei suoi cittadini.

    Ritratto del Presidente Mattarella (tratto da Wikipedia)

    La moderazione, il rispetto verso chi ha idee diverse, non sono aspetti di buonismo, non sono solo indice di educazione, ma una scelta consapevole dello stile comunicativo e di confronto. Solo con un pacato e trasparente confronto si può giungere a decisioni costruttive. Chi invece ignora questa scelta e decide di trasformare le divergenze in uno scontro continuo, fa un atto politico preciso: quello di volere una contrapposizione frontale. La strategia dello scontro necessita un atteggiamento radicale e ha necessità di tifosi fanatici. Questo porta a parlare ai propri sostenitori con toni apocalittici, con linguaggio esasperato, puntando a suscitare la paura e l’ira nei propri seguaci: militi ottusi.

    Meloni: menzogne e arroganza

    Al meeting finale di FdI per invitare a votare Sì al referendum, la Meloni ha lanciato un appello assurdo e menzognero: “Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza”. Altro che abbassare i toni…

    La Meloni ha poi aggiunto: “Lo voglio dire soprattutto a chi mi detesta: non c’è alcuna possibilità che io mi dimetta, in nessun caso”. Non è una boutade, non è neanche una minaccia, è il chiaro segnale di quel che pensa la Presidente del Consiglio. Qualunque siano le indicazioni del voto, quale sia l’opinione dei cittadini e delle cittadine italiani, lei va avanti, non le interessano le scelte del popolo per il bene del quale lei dovrebbe governare.

    Particolare del bigliettino scritto dal Sen. Berlusconi ascoltando l’intervento della Meloni

    Un irritante e deprecabile comportamento di un importante leader nazionale. Un baratro aperto fra i due schieramenti. Mi ha ricordato la definizione della Meloni in un famoso bigliettino del Sen. Berlusconi: “Un comportamento supponente, prepotente, arrogante, offensivo”.

    La risposta del voto

    Nel 2006 i votanti si espressero con il No per la Riforma costituzionale promossa da Berlusconi. Bocciata anche la riforma voluta da Renzi nel 2016. Non sono superstizioso, ma c’è sempre la legge del “non c’è due senza tre” che poteva valere per il 2026!

    Scherzi a parte alcuni avvenimenti concomitanti e inattesi hanno favorito il risultato del referendum: un alto numero di votanti; un aumento dei giovani che hanno votato; un’astensione al voto di un numero di votanti a destra doppio di quelli che hanno indicato di essere di centro sinistra. Risultato: la predominanza del No in 17 regioni su 20 e nella quasi totalità delle aree urbane (anche dove governa la destra).

    Molti stanno scrivendo articoli per interpretare queste percentuali e il risultato del No. Vorrei sottolineare solo alcuni aspetti che, secondo me, hanno inciso maggiormente. Un voto referendario non è mai solo sul contenuto, ma anche sullo stile di comunicazione e sulla capacità di costituire un’ampia adesione sulle modifiche proposte. Ho già detto della comunicazione strillata e menzognera del governo e sostenitori. Sulla ricerca di un terreno comune il governo ha brillato per arroganza. Non a caso la Costituzione prevede 4 votazioni e non 2 per le leggi che modificano la Costituzione. Ebbene, dopo la prima approvazione, il governo ha “blindato” il testo per le altre tre successive: nessun confronto, nessuna condivisione.

    La Costituzione, nostra difesa e nostro propellente

    I nostri cittadini non sono una massa di ignoranti, hanno capito che si voleva contrabbandare una legge che avrebbe modificato ben 7 articoli della Costituzione, come la panacea per risolvere i problemi della giustizia, neanche sfiorati, pur essendo essi davvero importanti per la comunità. Sono aumentati i dubbi anche per chi aveva redatto questo testo e lo aveva illustrato in maniera inadeguata. Avrebbe avuto senso affidare a costoro i decreti attuativi in caso di vittoria del Sì?

    Prima pagina dell’originale della Costituzione (tratto da Wikipedia)

    Italiane e italiani hanno dimostrato che sono grati e convinti sull’impianto della nostra Costituzione e attenti che non sia stravolta. Tanti, prima indecisi, hanno capito che volevano spingerli a scegliere acriticamente un cambiamento costituzionale né essenziale, né ampiamente condiviso, Hanno temuto che davvero fosse lesa l’indipendenza della magistratura. Molti hanno temuto che se avesse vinto il Sì, il prossimo passo sarebbe potuto essere una legge Presidenziale, molto pericolosa senza un equilibrio convincente fra i vari poteri della Repubblica.

    Infine ho la sensazione che abbiano avuto un peso anche le scelte internazionali della Presidente del governo e dei suoi ministri. La posizione sempre subalterna rispetto a Trump, l’atteggiamento indulgente verso le catastrofi che sta provocando, non piacciono agli italiani e agli europei. Poi il balletto dei dazi, questa guerra sciagurata contro l’Iran, l’aumento improvviso delle fonti energetiche, i crolli delle Borse occidentali non sono fantasie, ma danni concreti sulla vita quotidiana e sulla visione del futuro. Siamo sempre stati alleati fedeli, ma l’Italia non è un servo sciocco.

    Dimissioni tardive

    Il primo e per ora unico effetto indotto dall’esito referendario è stato un fuoco d’artificio di dimissioni. Ministri, funzionari, politici che erano stati segnalati dai media per varie attività non edificanti, se non criminali. Un passo importante voluto dalla Meloni. Un passo tardivo visto che fino a due giorni prima del voto aveva difeso chi aveva effettuato “leggerezze” come Del Mastro e la Bartolozzi o “atti ancora non definitamente condannati” come quelli della Santanchè.

    Finora la Presidente del consiglio ha difeso tutti i componenti del governo, anche chi ha dimostrato incompetenza o comportamenti inaccettabili. Tranne Sangiuliano, dimessosi per una questione boccaccesca e farsesca, tutti “blindati”. D’altra parte sono stati scelti per lealtà al clan, non certo per le qualità professionali. È appena il caso di ricordare l’Art. 54 della nostra Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. A questo proposito pensa il ministro Nordio di aver rispettato questa indicazione? Egli, oltre alla legge bocciata, ha fortemente voluto depenalizzare in Italia l’abuso d’ufficio. Come commenta l’approvazione, da parte del Parlamento Europeo, della direttiva anti-corruzione, per altro con il voto favorevole anche dei deputati europei del partito FdI?

    Un anno elettorale

    Ci aspetta un anno elettorale. La Presidente ha davanti a sé due scommesse: smetterla di parlare solo come leader di partito e iniziare a parlare ed operare come Presidente di tutti gli italiani e le italiane. La seconda è quella di favorire la ricucitura di rapporti collaborativi e rispettosi con la magistratura. I prossimi mesi ci diranno se la “ragazza del popolo” tradita dal voto popolare, inizia a crescere per il bene del Paese.

    Al contempo i partiti ora all’opposizione hanno contribuito alla vittoria del No, ma devono riuscire a tramutare il voto di oggi nel voto convinto di domani, non hanno vinto nulla. Non è il tempo delle primarie interne, delle rivalità fra i leader. Invece per loro la scommessa è di riuscire ad accordarsi su un programma condiviso, senza cercare l’unanimismo, sfumando le differenze che pure esistono. Devono trovare pochi punti davvero rilevanti per il Paese sui quali chiedere il voto dei concittadini.

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    Pietro Ragni

    Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

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