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    Home»TUTTI per Roma»Roma Capitale nel tritacarne del Referendum?
    TUTTI per Roma

    Roma Capitale nel tritacarne del Referendum?

    Piero SandulliDi Piero SandulliAprile 20, 202617 VisualizzazioniLettura 2 min.
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    Dal 2001, quando con la modifica costituzionale del quinto titolo della Carta, venne inserito nell’ultimo comma dell’articolo 114 il riferimento a Roma come capitale d’Italia, si attende la chiara definizione di tale ruolo e la esatta individuazione dei suoi poteri rispetto allo Stato centrale e nei rapporti con la regione Lazio.

    Per far ciò si è scelta la via più lunga e travagliata, quella di una modifica costituzionale, con le complessità che ciò comporta, le quali a causa della recente ”battaglia” referendaria, sono sotto gli occhi di tutti.
    Autorevoli autori avevano indicato la strada della legge ordinaria, come sembra suggerire lo stesso ultimo comma dell’articolo 114, ma il Parlamento, ben prima di questa legislatura ha scelto la via della modifica costituzionale, forse più nobile, ma certamente più tortuosa.
    Invero, buona parte dei poteri alla Città di Roma potevano essere trasmessi con alcune deleghe, come previsto dal decreto legislativo n.112 del 1998.
    Ciò che è certo, fino dal periodo fascista, è che l’Urbe ha bisogno di regole specifiche e peculiari. Mussolini aveva dato a Roma un governatore (tutte le altre città avevano il podestà) ed esso era seduto al tavolo dei ministri, come accade al sindaco di Parigi.

    Dopo la buriana del referendum volgo nomato sulla giustizia, sembra che la legge costituzionale su Roma capitale abbia subito un arresto, che rischia di compromettere gravemente la sua approvazione entro la fine della legislatura, giunta al suo ultimo anno. Come è, ormai, noto la legge, in base al dettato dell’articolo 138 della Costituzione, necessità di doppio passaggio alle Camere e la approvazione, per evitare il referendum confermativo, deve ricevere una maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento.
    I rumor salenti dalle macerie del voto referendario sono assai preoccupanti. Sarebbe molto grave se i parlamentari, partendo da quelli eletti nella Capitale, non riuscissero a far approvare la legge e soprattutto non riuscissero a varare la stessa con la maggioranza qualificata, che eviti a Roma di finire nel tritacarne del referendum, che, come si è visto, non è mai un voto sul merito, ma diviene inevitabilmente un voto politico.
    Un bell’esempio di recuperata concordia e di ritorno alla centralità del Parlamento, potrebbe essere la condivisione dello status delle Capitale, possa colmare un vuoto normativo che attende da venticinque anni di essere riempito!
    Auguriamoci che questo accada per il bene di Roma e dei suoi cittadini, ma soprattutto per il bene dell’Italia!

    Autore

    • Piero Sandulli
      Piero Sandulli
    amministrazione pubblica articolo 114 articolo 138 Costituzione italiana governance urbana Istituzioni legge costituzionale Parlamento politica italiana poteri di Roma referendum Regione Lazio riforma costituzionale Roma capitale status di Roma
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