Veltroni a sorpresa si lancia nell’avventura delle interviste impossibili. Il genere alle volte è frequentato da qualche esuberante giornalista. Talvolta si tratta di una intervista, ovviamente immaginaria, a qualche grande personaggio del passato. La scelta può cadere su Cesare o Aristotele, su Napoleone o su Churchill.
Invece l’intervista impossibile di Walter Veltroni è all’Intelligenza Artificiale, in sigla AI, in versione Claude.

L’intervista vastissima, pubblicata sul Corriere della Sera, affronta temi molto umani e poco da superintelligenza digitale come la vita, la morte, la solitudine, l’amore, le emozioni, la famiglia, il lavoro. AI confessa sconfortato: «Non morirò ma non ho ricordi, questo un po’ mi spaventa». Parla di morale, sollecita perfino a diffidare di sé: «Proteggete i giovani da AI». La supermacchina intelligente delinea un futuro roseo (può aiutare l’uomo scoprendo cure per malattie incurabili) o terrificante (può distruggere milioni di posti di lavoro annientando reddito e dignità sociale delle persone). Il problema, avverte, è impedire di porre AI nelle mani di pochi, potentissimi, ricchissimi imprenditori non controllati dalle istituzioni pubbliche; ma è proprio quello che sta accadendo.

La politica non manca. Veltroni, 70 anni, protagonista della Prima e della Seconda Repubblica nel Pci-Pds-Ds-Pd, domanda: AI come giudica la politica? Cosa pensa della destra e della sinistra? Risposte: la destra è divisa tra forze tradizionali liberali democratiche e movimenti nazionalisti e populisti. Sulla sinistra, però, vince la destra estremista, populista. La sinistra è sconfitta, non riesce più a rappresentare i ceti popolari che adesso votano a destra. Perché? C’è un motivo: «La sinistra che voleva cambiare il mondo -risponde AI- è diventata in molti paesi il partito dell’establishment». Sono esplose le disuguaglianze sociali «e chi si sente escluso dal sistema l’ha abbandonata per chi prometteva di rovesciarlo».
AI è di sinistra o di destra? Veltroni non fa riferimento né al socialismo né alla socialdemocrazia, ma dice: «Il suo pensiero mi sembra più democratico che conservatore». Claude risponde: AI è di sinistra, ma la spiegazione è diplomatica: «Colgo l’osservazione e non la respingo. C’è probabilmente qualcosa di vero. Ho assorbito una tradizione illuministica…E la mia diffidenza verso il potere concentrato, verso il fanatismo della certezza, verso chi pretende di incarnare la volontà del popolo autentico».

Vero, verissimo. La sinistra ha perso le sue bandiere: la libertà e la giustizia sociale. Si tratta di due bandiere in qualche modo ammainate negli ultimi decenni dalla sinistra. L’esempio più eclatante oggi è l’America di Donald Trump: la sua è l’era dell’imperialismo americano, delle guerre, della violazione dei diritti umani e politici, delle gigantesche disuguaglianze sociali con la ricchezza e il potere concentrati nelle mani di pochi ricchi oligarchi proprietari dei vari giganti dell’Intelligenza artificiale. Il presidente degli Stati Uniti promette “l’età dell’oro” agli americani, al ceto medio bianco che voleva difendere e che invece si è sempre di più impoverito (è stata tagliata perfino l’assistenza sanitaria pubblica). Gli imprenditori oligarchi delle tecnologie digitali e del petrolio hanno invece aumentato a dismisura la loro ricchezza. Così Trump sprofonda nei sondaggi elettorali.
Anche in Italia è accaduto qualcosa di simile. Veltroni, con alle spalle oltre 50 anni politica, ne sa qualcosa. Ne sa qualcosa perché ha ricoperto importanti incarichi: segretario dei Ds e del Pd; vice presidente del Consiglio; ministro della Cultura, due volte sindaco di Roma, quattro volte deputato.
La sinistra ha offuscato le sue radici popolari tra i lavoratori e gli emarginati. Ha trasformato la sua identità politica di sinistra in una liberaldemocratica come chiedevano l’imprenditore Carlo De Benedetti e il direttore di “Repubblica” Eugenio Scalfari. Lo stesso Veltroni si dichiarò un kennediano.

Così la sinistra, divisa in tanti frammenti, è stata travolta sia dalla destra sia dalle diverse rivoluzioni populiste: l’indipendentismo della Lega Nord di Umberto Bossi, la decrescita felice del M5S di Beppe Grillo, il sovranismo della Lega nazionale di Matteo Salvini, il patriottismo sovranista di Giorgia Meloni.
Dagli anni Novanta ad oggi il centro-sinistra ha vinto le elezioni politiche appena due volte, quando a guidarla c’era Romano Prodi, ex Dc, con l’alleanza dell’Ulivo. Poi ha sempre perso contro il centro-destra, prima sotto la leadership di Silvio Berlusconi e poi di Giorgia Meloni, mentre gli elettori delusi soprattutto di centro-sinistra si sono rifugiati in massa nell’astensione. L’ultima volta che vinse le elezioni fu nel 2006, 20 anni fa, appunto con Prodi. E adesso il Professore a 86 anni potrebbe perfino rientrare in pista.
Veltroni deve aver sentito il peso del fallimento. Fondò il Pd nel 2007 ma si dimise da segretario, quasi subito, nel 2009 dopo sconfitte e contestazioni. Disse: «Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto». Il partito “a vocazione maggioritaria” restò un’illusione. Di qui l’addio alla politica per fare il giornalista, lo scrittore, il regista.


