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    Home»Passione architettura»Neom
    Passione architettura

    Neom

    Anna Maria ZanettinDi Anna Maria ZanettinMaggio 20, 20264 VisualizzazioniLettura 6 min.
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    Deserto arabo
    Deserto arabo

    Ricordate la città futuristica di NEOM, la città di fondazione mega project nella Provincia di Tabuk in Saudi Arabia frutto di una precisa volontà politica e di un progetto urbanistico avveniristico? Secondo i progetti presentati all’inizio del 2021 dal Principe ereditario saudita Mohammad bin Salman l’intero complesso si sarebbe dovuto sviluppare su una superficie prevista di circa 26.500 km², su un’estensione costiera di circa 468 km, con la creazione di un lunghissimo insediamento lineare,           “The Line”, di circa 170 km, largo 200 metri e alto 500 metri dal livello del mare, realizzato mediante la costruzione di due grattacieli «orizzontali» paralleli, con superfici “a specchio” per celare avanzatissimi sistemi di ventilazione. Un’immensa città lineare, progettata per una capienza di 9 milioni di abitanti, realizzata all’insegna dello sviluppo sostenibile grazie all’utilizzo di tecnologie e materiali innovativi, hub di sostenibilità urbanistica, insediamenti alimentati completamente da energie rinnovabili, un fantastico mix tra innovazione tecnologica e sostenibilità. Taxi volanti e robot-maggiordomi l’avrebbero resa sicuramente la città più vivibile del pianeta, e già entro il 2030 avrebbe dovuto ospitare almeno 1,5 milioni di persone. Erano previste anche realizzazioni straordinarie, come un edificio di trenta piani in vetro e acciaio “capovolto” e appeso sopra un porto scavato nel deserto (risultato poi impossibile da realizzare). L’ iniziativa faceva parte del piano Saudi Vision 2030, un piano strategico avviato nel 2016 dallo stesso Principe Mohammed bin Salman, anche presidente del consiglio per gli affari economici e dello sviluppo del Regno, che mira a ridurre la dipendenza dell’Arabia Saudita dall’industria petrolifera e a diversificare l’economia del Paese. Ma sul progetto NEOM hanno iniziato ad addensarsi molte ombre. Le prime resistenze significative si sono manifestate per l’opposizione delle tribù locali, in particolare dalla tribù Huwaitat, 20.000 persone in una comunità nomade che popola la regione da secoli e che si oppone agli espropri dei terreni necessari per la costruzione delle nuove infrastrutture. Le tensioni sono sfociate in gravi episodi di violenza, con denunce di uccisioni e condanne a morte tra i membri della tribù che hanno resistito agli sfratti. Ma anche per altri motivi l’enorme fantascientifico progetto si è rivelato troppo ambizioso, ed è stato comunicato che verrà ridimensionato drasticamente rendendosi necessaria una drastica contrazione dei Piani (anche le risorse dei principi del petrolio non sono illimitate). Il principe Mohammed stesso ha dichiarato di voler realizzare qualcosa di “molto più piccolo” rispetto ai progetti originari, e che non esiterà “a cancellare o apportare modifiche radicali a qualsiasi programma o obiettivo qualora l’interesse pubblico lo richiedesse”. Rivedere il tutto non è soltanto un’ammissione dell’errore di pianificazione iniziale, ma è ovvio che i conti pubblici devono quadrare. All’inizio del 2025 è entrata in funzione una nuova costosa rete metropolitana a Riad, e la città sarà chiamata a sostenere investimenti importanti per ospitare l’Expo 2030. Inoltre per la COPPA DEL MONDO FIFA 2034 sono previsti impegni di capitale tra i 26 e i 27 miliardi di dollari solo per stadi e infrastrutture.

    Ricordiamo che Neom è di proprietà di Public Investment Fund (Pif), il fondo sovrano presieduto sempre da Mohammed bin Salman con 925 miliardi di dollari in gestione. Il Pif è l’ente attuatore di Vision 2030,              il progetto per ridurre il peso del petrolio nell’economia saudita e stimolare la crescita dei settori dell’intrattenimento, dello sport, del turismo, dell’urbanistica e delle nuove tecnologie. Il megaprogetto NEOM era stato avviato nel 2017, ma i lavori sono entrati in una fase di stallo a seguito delle dimissioni dell’amministratore delegato Nadhmi al-Nasr nel novembre del 2024. Il suo sostituto, Aiman al-Mudaifer, ha deciso di avviare una revisione completa delle varie iniziative. Le enormi sfide tecniche e logistiche legate alla costruzione, alle infrastrutture e alla gestione, gli ingenti costi di produzione e i crescenti dubbi sulla sostenibilità finanziaria dell’intervento non solo hanno modificato i tempi di realizzazione, ma hanno imposto una correzione della natura stessa del progetto. Oltre ai ritardi sembrerebbe che i costi, già allora considerati una lucida follia, siano lievitati da 500 miliardi di dollari a oltre 9 mila miliardi. The Line, secondo le prime indiscrezioni, verrà accorciata da 170 km ad appena 2,4 km, ridimensionata e trasformata in una realizzazione ben più modesta che potrebbe riutilizzare delle infrastrutture già esistenti, e si ipotizzano utilizzi più pragmatici. Potrebbe essere destinata alla costruzione di infrastrutture digitali su larga scala, grandi data center in grado di supportare lo sviluppo di servizi cloud e applicazioni di intelligenza artificiale, puntando a diventare un polo per i centri dati, sfruttando la sua posizione geografica, considerando che i data center hanno bisogno di acqua per i sistemi di raffrescamento e Neom, sorgendo sulla costa, potrà sfruttare l’acqua del mare. Inoltre ha da offrire anche terreni molto ampi per un elevato potenziale di generazione solare ed eolica. L’Arabia Saudita conta di sfruttare queste caratteristiche per diventare una grande produttrice di idrogeno verde, un combustibile pulito ricavato dall’elettricità rinnovabile, progetto supportato anche da Air Products & Chemicals Inc, impresa statunitense che nel luglio 2020 ha annunciato che costruirà il più grande impianto al mondo di idrogeno verde in Arabia Saudita. (Secondo il Financial Times  Neom potrebbe produrre 600 tonnellate di idrogeno al giorno appoggiandosi su impianti rinnovabili da 4 gigawatt, ma nella pratica il progetto sarebbe a rischio per mancanza di acquirenti).

    Anche gli altri progetti del Saudi Vision 2030 verranno ridimensionati, in particolare TROJENA, a circa 50 km dal golfo di Aqaba, che nei miraggi arabi doveva diventare la destinazione montana progettata come hub del turismo di lusso a 1.500-2.600 metri di altitudine, un resort sciistico aperto tutto l’anno con The Bow, un complesso di hotel e ville lussuose. Avrebbe dovuto accogliere 700.000 visitatori e 7.000 residenti. Il progetto prevedeva anche la creazione di un lago d’acqua dolce, intervento dal valore commerciale di 4,7 miliardi di dollari. Ma l’ambizioso progetto è stato cancellato a gennaio 2026 dai finanziatori. Il 4 ottobre 2022 a Phnom Penh, in Cambogia, l’assemblea generale del Consiglio Olimpico d’Asia (COA) aveva deliberato all’unanimità di assegnare l’organizzazione dei X Giochi asiatici invernali del 2029  all’area di Trojena, ma nel gennaio 2026, per le incertezze sulle fasi di attuazione del progetto infrastrutturale e ritardi nella realizzazione dei lavori, i Giochi sono stati rinviati a data da destinarsi e nel frattempo si terranno ad Almaty, in Kazakistan.

    Per ora a NEOM punta a promuoversi come destinazione sportiva globale di alto livello, e ha organizzato e ospitato i Game Beach 2024, con la partecipazione di 1000 atleti che hanno disputato gare in acqua, corse ciclistiche, tornei calcistici, incontri di pallavolo e gare di arrampicata su parete, il tutto ospitato in un villaggio sportivo di enormi dimensioni.           Ma per sciare nel deserto ci vorrà ancora del tempo.

    Autore

    • Anna Maria Zanettin
      Anna Maria Zanettin

      Laureata a Roma alla Sapienza in Lettere, Specializzata in Archeologia Preistorica, Laureata in Architettura al Politecnico di Milano, lavora nella splendida cornice del Lago d’Iseo, dove da qualche anno ha avviato anche un’attività imprenditoriale nel Settore Turistico di Case Vacanza a Lovere (BG).

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